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Dibattito su legge elettorale, l’Italia ha il suo sistema: è il Mattarellum

settembre 1, 2010 di Redazione 

Quello spagnolo, doppio turno alla francese… Il nostro Paese ha una soluzione in casa, originale, adatta alle sue peculiarità, che ha già dimostrato di funzionare, sulla quale hanno avuto modo di esprimersi a favore un po’ tutti, a parte i due estremismi (in tema di riforma elettorale) della politica italiana: i sostenitori del Porcellum, che lo vogliono mantenere perché favorisce il loro rendimento elettorale e consente loro di detenere un controllo sui parlamentari eletti; i sostenitori del proporzionale puro, i quali subordinano la loro preferenza ad una ricomposizione dell’arco costituzionale che li vedrebbe più o meno protagonisti. Invece la legge elettorale deve servire all’Italia, e ha già dimostrato di sapere assolvere a questa funzione il meccanismo che mette a sistema un 75% di uninominale e un 25% di proporzionale. Una legge per tornare alla quale basterebbe l’abrogazione dell’attuale. Una legge italiana, uno dei pochi frutti della visione politica del nostro Paese degli ultimi quindici anni, che nessuno riesce a “vedere” allo stesso modo in cui nessuno – a parte questo giornale – sembra riuscire a vedere soluzioni efficaci per il futuro. Nello specifico, il maggioritario restituirebbe ai cittadini la possibilità di scegliere parlamentari e governi, come chiede l’appello del Corriere, garantendo contemporaneamente la rappresentanza territoriale del collegio; mentre la quota proporzionale assicurerebbe l’esistenza di quelle forze non allineate che, nondimeno, hanno una ragion d’essere per la nostra politica. Non una forzatura in senso maggioritario, non un ritorno al passato come vorrebbe D’Alema. Ed è proprio di quest’ultimo e della sua vocazione minoritaria che ci parla la nostra Giulia Innocenzi.

Nella foto, Giulia Innocenzi

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di GIULIA INNOCENZI

Eh no, questa volta mi girano. Essere costretta a dare ragione a Capezzone, quando dice che “è surreale lo spettacolo del Pd, che appena comincia a discutere di un argomento è già lacerato”, è troppo. E anche questa volta è colpa di D’Alema.

Dopo mesi di dibattito politico attorno alle elezioni anticipate, con una foto di una Ferrari qui e un dito medio lì, finalmente si vede una luce all’orizzonte: il cambiamento della legge elettorale. Che sorpresa quando il Corriere della Sera ha preso un po’ di coraggio e ha pubblicato l’Appello per l’Uninominale, redatto dai coraggiosi 42, sia di destra che di sinistra, in salsa efficacemente bipartisan. Da subito le adesioni hanno cominciato a fioccare. Chi può dirsi contrario, infatti, a “dare agli elettori la piena libertà, l’effettivo pieno potere e la piena responsabilità di scegliere il Governo e gli eletti”? Chi, se non lui, quello che a detta di Veltroni “usa sempre lo stesso schema: Dc e Pci”?

Come nei più classici film dell’orrore, ecco che da dietro la doccia è spuntato D’Alema:

Con il sistema tedesco noi potremmo convogliare un campo vasto di forze, dall’Udc alla Lega – già che ci siamo, perché non anche Minnie e Topolino? - e creare un assetto tendenzialmente bipolare, [...] con un centro forte che si allea con la sinistra – per carità, non sia mai viceversa, ossia che una sinistra forte si allei con il centro - non riesco a immaginare uno schema migliore, per un Paese come il nostro” – dove ai cittadini glielo mettiamo in quel posto.

Ma dico, non poteva limitarsi a dire che “quello della legge elettorale è davvero il nodo di fondo”? Perché è dovuto andare oltre, e come sempre imporre il suo diktat, che tradotto in tattica politica significherà che anche questa volta il Pd non sarà in grado di portare a casa un risultato che sia uno, neanche su una questione talmente condivisibile come l’affossamento della “porcata”?

Santo Bersani, sollecitato dagli sbadigli di Renzi, ha risposto così all’imposizione del suo lìder: “Non voglio rimanere impiccato ad una formula, a dei modelli. Prima vediamo in quanti siamo d’accordo nel dire che questa legge è un abominio. [...] Bisogna discutere anche con chi la pensa diversamente da noi”.

Che dite, si rivolgeva a D’Alema?

GIULIA INNOCENZI

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