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Gli appelli di Gheddafi che non piacciono alla CEI… ed ancor meno alla Lega: “Si preoccupi di garantire in Libia i diritti che gode nel nostro Paese”

agosto 31, 2010 di Redazione 

Conclusi i festeggiamenti per il trattato di amicizia tra Italia e Libia, non tardano a sopraggiungere le polemiche. In particolar modo, a manifestare disagio sono gli esponenti della Curia romana, che non hanno gradito gli appelli alla conversione islamica, lanciati dal rais libico dalla capitale del Cattolicesimo. Ed anche i leghisti, a tal proposito, hanno dimostrato coerenza con quello che è sempre stato il loro cartello elettorale. La prima pagina di ‘La Padania’ sintetizza la linea politica del Carroccio, e rassicura gli elettori: «l’Europa sia cristiana». Mentre i porporati sulle colonne di ‘Avvenire’, non si trattengono dal definire la visita e le celebrazioni «uno show che diventa un boomerang». Vedremo nelle prossime ore, se la nostra classe politica avrà la prontezza di riflessi per prenderlo al volo questo boomerang, o se dovrà piuttosto accusare il colpo sotto lo sguardo inquisitore dei cattolici italiani e non solo. Intanto le prime reazioni.

Nella foto, Il premier italiano Silvio Berlusconi ed il rais libico Muammar Gheddafi


di Nicolò BAGNOLI

Sicuramente, l’accoglienza riservata a Gheddafi in questo mini-soggiorno romano non è andata giù a molti esponenti politici. Stamani “La Padania” titolava “L’Europa sia cristiana”. Sottotitolo: “Gheddafi sogna il vecchio Continente convertito a Maometto”. L’onorevole leghista Massimo Polledri attacca: “Si preoccupi di garantire in Libia i diritti di cui gode ogni volta che viene nel nostro Paese”. Mentre il Sindaco di Treviso, Giancarlo Gobbo, afferma: “Noi siamo la Padania e cercheremo di mantenerla cristiana. Lui cerca di fare la sua parte ma noi non siamo islamici e non lo saremo mai. La cosa grave è che ci siano state delle nostre ragazze che per 70 euro hanno accettato di fare le comparse. E che addirittura tre si siano convertite. Cose che possono accadere solo in Italia. Ma del resto se l’unità d’Italia è stata fatta dai Mille di Garibaldi – segue con scherno il primo cittadino trevisano- può succedere anche questo. Però gli affari con Gheddafi li hanno fatti tutti i governi. Ora, almeno sull’immigrazione, c’è una reale collaborazione”. Il Sindaco di Verona Flavio Tosi è invece più morbido sull’argomento: “Gheddafi è un animale politico eccezionale. Ha i soldi, ha il petrolio e fa splendidamente l’interesse della sua nazione. Tocca a noi fare il nostro interesse. Il punto è questo”.

L’accoglienza tributata dal premier al rais libico, provoca una crepa nella saldissima alleanza con la Lega. Non nel merito politico, ma sul fronte culturale e religioso, su cui il Carroccio ha tanto investito. I ‘Lumbard’ non sono di certo favorevoli a manifestazioni quali le lezioni di Corano, le conversioni di giovani italiche ragazze, quanto poi all’invito ad abbracciare la religione di Maometto i fazzoletti verdi sollevano un severo ‘è inaccettabile’ che provoca una cupa eco nelle stanze di Palazzo Chigi.
Inseguendo questa tendenza che gli è valsa lo scranno più alto di Palazzo Balbi, il Presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, in un’intervista all’Avvenire, non ha risparmiato dure critiche: “Gheddafi, i suoi inviti all’islamizzazione, li vada a fare a casa sua. Se potessi incontrarlo gli farei osservare che come ospite non ha un gran senso dell’educazione, che i suoi strali evangelizzanti, anzi islamizzanti, non mi piacciono. Direi che farebbe meglio ad attenersi ai temi dell’accordo economico commerciale sottoscritto tra Italia e Libia”. Zaia però elogia lo scambio economico tra i due paesi: “un buon accordo vantaggioso e il Governo ha lavorato bene, basti pensare che Maroni ha convinto Tripoli a fermare gli sbarchi clandestini”. E poi con una chiosa sul suo incontro con Gheddafi, cambia decisamente il tono: “una persona di straordinario acume. Saranno quegli occhi da beduino, ma esercita un carisma eccezionale”.

Sul quotidiano dei Vescovi, oltre all’intervista a Zaia, sono riportate altre critiche sull’evento. Il direttore Marco Tarqunio, nel suo editoriale, scrive: “Forse è solo un boomerang”. “Certamente è stata una lezione, magari pure per i suonatori professionisti di allarmi sulla laicità insidiata. Incontrarsi serve comunque e sempre, però non si possono sottacere “aspetti sostanziali e circostanze volutamente folkloristiche” della visita così come “momenti incresciosi e urtanti” quali l’incontro per “una sessione di propaganda islamica (a sfondo addirittura europeo) tra il leader libico e hostess appositamente reclutate”. Quindi il quotidiano della Cei si domanda come Gheddafi “nella tollerante e pluralista Italia dalle profonde e vive radici cristiane e al tempo stesso capace di una positiva laicità abbia potuto fare deliberato spettacolo di proselitismo (anche grazie a un Tg pubblico incredibilmente servizievole…). Non sapremmo dire in quanti altri paesi tutto questo avrebbe avuto luogo o, in ogni caso,avrebbe avuto spropositata (e stolida) eco”.
“Probabilmente è stato un boomerang- conclude il direttore-, una dimostrazione di quanto possano confondersi persino in certo islam giudicato non (più) estremista piano politico e piano religioso”.

Nicolò Bagnoli

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