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***Partito Democratico*** Un nuovo Ulivo: il sogno di unico polo riformista o un tragico ritorno al passato senza contenuti, senza programmi e senza leader?

agosto 31, 2010 di Redazione 

A pochi giorni dalla ripresa dei lavori parlamentari, con il nuovo grande enigma che pesa sul processo breve e dunque sulla tenuta del governo, in casa PD riprendono finalmente i lavori. Dopo mesi di abbandono ai flutti impetuosi generati dalle correnti secessioniste del Pdl, i Democratici tornano alla ribalta con un nuovo progetto…  Nuovo, ma non troppo. Il segretario del partito decide infatti di riprovare la strada dell’Ulivo, ed il plauso dei vecchi dirigenti è garantito. Meno entusiasta è la reazione delle giovani leve, che però devono prendere atto che attorno al progetto potrebbero stringersi nuovamente anche le ali della sinistra radicale, dando nuovamente al centrosinistra l’autorevolezza di tal denominazione. Tutto è ancora a livello embrionale, ma siamo certi che torneremo sul progetto in questo caldissimo autunno che bussa alle porte. Intanto una prima panoramica, del nostro Attilio Ievolella.

Nella foto, Pierluigi BERSANI

di Attilio IEVOLELLA

Promuovere una alleanza democratica per battere Silvio Berlusconi, coordinare le forze progressiste del Paese, realizzare una rete politica che abbia un programma non solo per vincere le elezioni ma anche, anzi soprattutto, per ridare fiato all’Italia. In poche parole, approntare un ‘nuovo Ulivo’, riproponendo l’esperienza e l’idea che nel lontano 1996 aveva portato Romano Prodi a sconfiggere il leader di Arcore.
Quasi quindici anni dopo, nell’ottica di un ‘corso e ricorso’ di vichiana memoria, Pierluigi Bersani prova a ridare dignità al Partito Democratico – ovviamente indicato come “maggiore forza dell’opposizione” – e a tutto il centro-sinistra – parola, questa, scomparsa dal vocabolario politico -, richiamando alla memoria non solo il progetto ma anche le sensibilità che avevano reso l’Ulivo capace di vincere la competizione elettorale e di conquistare gli entusiasmi delle persone.

Il progetto può sembrare affascinante, richiamando anche la cinematografia: il titolo è già bello e pronto, ‘Ulivo III… la vendetta’. Ma qualche domanda, è inevitabile, la comporta. Soprattutto perché si vuole capire quanto il ‘nuovo Ulivo’ sia fattibile, e rispetto alla platea politica attuale e rispetto alla società italiana odierna.
E le domande sono chiare, scontate: ‘nuovo Ulivo’, certo, ma con quali forze politiche? Con quale leader? Con quali programmi? Con quali obiettivi? Con quali entusiasmi? Con quale rispondenza rispetto all’Italia del 2010?
Eppoi, ultima, ma non meno importante, domanda: con quali cambiamenti rispetto all’esperienza del 1996? Perché, sempre nell’ottica del ‘corso e ricorso’, è stupido dimenticare come si concluse quell’esperienza: poco più di due anni di governo Prodi. Lavoro interrotto a metà, quindi… E, va aggiunto, la riproposizione di una coalizione ampia – questa volta, la cosiddetta ‘Unione’ -, in occasione delle elezioni politiche del 2006, ha avuto un esito ancora più infausto: esecutivo durato meno di due anni, con un’attività politico-amministrativa rallentata e frastagliata.
I precedenti sono poco favorevoli – a voler essere ottimisti -, anche perché ad animarli era stato – soprattutto in occasione della ‘Unione’ – l’obiettivo elettorale della vittoria su Berlusconi, piuttosto che la definizione di un programma di rilancio per l’Italia. Ad oggi, alla fine di agosto del 2010, pare di nuovo, e ancora, lo spauracchio di Arcore a tener insieme forze assai diverse, e spesso litigiose su argomenti di rilievo: per intenderci, se il ‘nuovo Ulivo’ ricomprenderà Partito Democratico, Unione di Centro, Alleanza per l’Italia, Italia dei Valori e Sinistra radicale, il nodo principale non sarà quello di trovare la quadratura del cerchio, ovvero l’alleanza, ma temi comuni su cui non dover poi guerreggiare come galli da combattimento…

Questa è la sfida più gravosa per Pierluigi Bersani – che, lo ricordiamo, nel primo governo Prodi (1996) era ministro per l’Industria, il Commercio e l’Artigianato, e nel secondo governo Prodi (2006) era ministro per lo Sviluppo economico -, e le ragioni sono diverse, perché le forze politiche da mettere in rete sono assai eterogenee (come in passato), certo, ma anche perché è proprio il motore del progetto a dover funzionare in maniera lineare, senza intoppi.
Il Partito Democratico continua, invece, a sembrare un raggruppamento di clan – più che di correnti -, perennemente impegnato in lotte intestine, perennemente diviso, perennemente in cerca di un punto di equilibrio. Con queste premesse, davvero il partito guidato da Bersani può promuovere un ‘nuovo Ulivo’?

Le prime risposte le hanno date, non a caso, proprio alcuni esponenti del Pd. Perché, come immaginabile, la proposta lanciata dal leader emiliano ha ottenuto una ridda di reazioni. Dall’interno del partito, innanzitutto.
L’elenco è corposo. E non lo si può considerare un coro di peana. Perché da un lato è Matteo Renzi, giovane piddino rampante e sindaco di Firenze, a contestare la nuova linea, parlando di “rottamazione per i dirigenti: basta con D’Alema, Veltroni, Bersani…”, e dall’altro è anche un vecchio lupo di mare come Giuliano Amato – senza dimenticare i dubbi di Arturo Parisi – a manifestare perplessità, spiegando che il rischio è di “vivere le difficoltà passate, se si forma un cartello elettorale più che politico”. Su quest’ultima falsariga ha insistito anche Dario Franceschini, esponente di spicco del partito, con una valutazione però positiva: “Il Pd non vuole tornare alla stagione dell’unione fatta di troppe sigle, ma recuperare il disegno di incontro tra culture riformiste”. Positiva anche la valutazione di Piero Fassino: “Bersani ha avanzato la proposta giusta per il nuovo Ulivo”. Con l’aggiunta del placet di Romano Prodi… E finanche dalla sinistra radicale, ovvero dal Partito della Rifondazione Comunista e dal Partito dei Comunisti Italiani, è arrivata una replica, con tanto di apertura: “Sono positive le parole di Bersani sul superamento dell’Unione”, ha affermato Paolo Ferrero; “Apprezzo molto lo sforzo di sintesi di Bersani”, ha sostenuto Oliviero Dilibero. Così come anche dall’Unione di Centro, da Pierferdinando Casini, è stato lanciato un ponte: è stato proprio il leader dell’Udc a definire Bersani “un interlocutore affidabile”.
Proprio il coinvolgimento dell’Udc rappresenta una stonatura secondo l’Italia dei Valori e secondo Sinistra e Libertà: con la presenza di Casini, secondo gli esponenti di queste forze politiche, il ‘nuovo Ulivo’ nascerebbe male…
Resta da capire, infine, la posizione di Walter Veltroni, che si è scambiato parole di stima con Bersani e, come sempre, parole di fiele con Massimo D’Alema…

Da questo quadro arriva la conferma sul lavoro di più stretta attualità per Bersani: la compattezza del Partito Democratico. Da lì si dovrà – se ci si riesce – partire per costruire una alleanza politica, anche con toni forti, allargando il fronte del centro-sinistra. Solo così, con un Pd unito – o, almeno, non spaccato -, l’Ulivo avrà qualche possibilità di esistere. Altrimenti, sarà stata l’ennesima boutade di un’estate politica fatta di tanto, tanto fumo…
ATTILIO IEVOLELLA

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