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PROCESSO BREVE: NUOVI ATTRITI NELLA MAGGIORANZA. Bossi: “Se mancano i voti, si va alle elezioni”

agosto 30, 2010 di Redazione 

Dopo sette mesi di fermo, il processo breve tornerà in autunno fra le cinque priorità programmatiche su cui sondare la tenuta della maggioranza, a cominciare dai finiani, che già in tempi non sospetti si erano duramente opposti alla creatura del guardasigilli Alfano. Il Pdl soffia sulla brace e non tardano a scoccare le scintille. L’Anm è durissimo, e gli uomini del presidente della Camera chiedono una pratica abortiva (noi avevamo sentito da subito Carmelo Briguglio anche a tal proposito). Italo Bocchino la voce più forte, ricorda ora le perplessità del Quirinale sul ddl. E mentre la polemica assume delle dimensioni drammatiche, la Lega fa quadrato attorno al premier, primo beneficiario del ddl, e minaccia: “Se mancano i voti, si va alle elezioni”. Noi lasciamo in sospeso l’interrogativo sui perché di questa ritrovata e rinnovata urgenza del ddl, tale da smuovere dei nuovi fondi dal ministero Giustizia. Intanto ecco le prime reazioni, dei finiani e non solo. Sentiamo.

Nella foto, Italo Bocchino

di Nicolò BAGNOLI

In un’intervista di ieri a La Repubblica, il Capogruppo alla Camera di Futuro e Libertà per l’Italia, Italo Bocchino, ha criticato l’attuale testo del processo breve: “Il processo breve? Per fare lo scudo al premier rischiamo di far venire meno qualche centinaia di migliaia di procedimenti. Come faremmo a spiegare che non si tratta di un’amnistia mascherata? E’ perplesso anche il Quirinale…Nulla in contrario sul principio dello snellimento della macchina giudiziaria ma questo tema rientra in quel 5 per cento del programma da discutere”. E le reazioni del Popolo della Libertà non si sono fatte attendere. Osvaldo Napoli, vicepresidente dei deputati del Pdl, afferma: “Non c’è spazio per ulteriori riflessioni, insistere su questo punto significa sbarrare la strada alla legislatura: ogni indugio sulla questione sembra fatto al solo scopo di danneggiare il presidente de Consiglio”. E’ chiaro che, quando fra pochi giorni ricomincerà la vita parlamentare, la tenuta del Governo si giocherà su questa partita, con i finiani che hanno già messo nero su bianco le loro perplessità, come dice Carmelo Briguglio: “Io non lo voto. In molti, tecnici del diritto, osservatori indipendenti, procure della Repubblica, concordano sul fatto che si tratterebbe di un’amnistia mascherata. Si ha motivo di dedurre che anche al Quirinale la questione sia vista in questi termini”. Ieri Bocchino ha tirato in ballo il Quirinale (dicendo che le loro perplessità erano quelle del Presidente Giorgio Napolitano), e il Capogruppo al Senato del Pdl Maurizio Gasparri ha risposto: “Il Presidente Napolitano quando non era Presidente della Repubblica faceva parte di un partito, il Pd, che propose un’ampia amnistia nel 2006. A causa della quale si rischia di celebrare molti processi che poi non porteranno a condanne visto gli effetti di quella amnistia. Quindi sicuramente il presidente Napolitano ricorderà quelle scelte e saprà valutare con equilibrio le decisioni del Parlamento di oggi”. Chiude la discussione il Capogruppo alla Camera pidiellino Fabrizio Cicchitto: “Sommare una situazione assai contraddittoria a livello di partiti e di gruppi con una linea ambigua sui 5 punti programmatici sarebbe un comportamento inaccettabile che porterebbe solo a disastri”.

E l’opposizione? L’opposizione (Partito Democratico, Italia dei Valori ed Udc) è compatta contro il processo breve. Il braccio destro di Bersani Filippo Penati dichiara: “Il paese torna dalle vacanze e trova tutte le tariffe aumentate, più precari nella scuola, più disoccupazione giovanile, crescita ferma al palo e il governo non trova di meglio che discutere di processo breve. E’ chiaro che al centrodestra interessano solo i problemi personali del presidente del Consiglio, delle sue aziende e dei suoi amici”. “A costo di occuparlo, il Parlamento impediremo l’ultimo colpo di coda del Caimano che presenterà l’ennesima legge ad personam, sul cosiddetto processo breve, che di breve ha soltanto il raggiungimento dell’impunità e non certo della verità processuale. Sarà la nostra rivoluzione d’autunno per la cacciata del Re Sola” è quanto scrive, sul proprio sito, il leader dell’Idv Antonio Di Pietro.

Nicolò BAGNOLI

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