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Intervista a Ermete Realacci: «È interesse di tutti prima ancora che sbloccare l’impasse politica, quello di riformare il sistema elettorale»

agosto 29, 2010 di Redazione 

Il giornale della politica italiana dopo avervi raccontato gli umori nel centrodestra in materia di riforme elettorali gira la domanda a sinistra e lo fa con questa nuova intervista del nostro Pietro Salvatori. La voce è quella di Ermete Realacci e la risposta… sorprende, ma non troppo. Dal PD si volge uno sguardo nostalgico al Matterellum, certo, «con la variabile del doppio turno- aggiunge il deputato Democratico-. Un po’ come si è soliti in Francia, per intenderci». Dunque la vecchia legge elettorale riemerge dal capiente baule legislativo, e nel tentativo di scuotere via la naftalina, ci si ispira alla Francia. I distinguo ed i punti di convergenza li lasciamo a voi, cari lettori, nel frattempo l’intervista di Salvatori, che troverete anche su ‘Liberal’, all’interno.

Nella foto, Ermete Realacci

di Pietro SALVATORI

Dal 2001 siede in Parlamento. Un passato da pubblicista e da attivista di Legambiente, associazione della quale è stato presidente dal 1987 al 2003. Ermete Realacci ha seguito per lungo tempo le orme di Francesco Rutelli, prima alla Margherita e poi al Partito Democratico. Nel quale, a differenza del suo mentore, è rimasto.

Dai banchi dei democratici, Realacci porta avanti una linea ben precisa: «È interesse di tutti prima ancora che sbloccare l’impasse politica, quello di riformare il sistema elettorale». Una riforma che non parte innanzitutto dalle esigenze della classe politica, bensì dalla gente comune. «Io vivo come la gente normale, sa. Prendo il treno, faccio queste cose qui. Se voi andate in giro a chiedere ai cittadini quali sono le cose che vorrebbero, non ne trovereste uno che vi dice che non vorrebbe cambiare il modo di votare».

D’altronde, quello del porcellum è un sistema che nessuno ha mai chiesto né tantomeno del quale si sentiva l’esigenza. «Al contrario – spiega Realacci – è stato il frutto della volontà dei partiti di mettersi al sicuro scegliendo senza nessun disturbo le pattuglie parlamentari». Operazione che sembra non dare più di tante garanzie, in particolar modo dopo che quasi cinquanta presunti fedelissimi hanno abbandonato il gruppo del Pdl per passare con Fini. «Ma non lo dite troppo forte – ci scherza Realacci – che se fosse Berlusconi avocherebbe a sé il diritto di revocare, oltre che di nominare i parlamentari». D’accordo cambiare, ma come? Il deputato del Partito Democratico si appella alla propria storia personale: «Nel 2001 sono stato eletto per la prima volta in Parlamento. All’epoca c’era ancora il Mattarellum. Un sistema non perfetto, per carità, ma molto interessante, perché ti obbligava ad avere un rapporto costante con il territorio. I cittadini sapevano chi eri, e rispondevi di tutto quello che succedeva, sia a chi ti aveva votato che a tutti quelli che avevano scelto un altro». Una legge da riproporre? «Direi di sì, anche se lo modificherei con la variabile del doppio turno. Un po’ come si è soliti in Francia, per intenderci». Una riforma ambiziosa, quella proposta da Realacci, che ricorda che «in ogni caso dare più libertà di scelta alla gente è la vera cosa fondamentale, indipendentemente da quale sia poi il modello adottato». Questo nell’ottica che «è il cittadino che deve scegliere chi lo governa».

E questo è realizzabile con il Mattarellum? «La cosa fondamentale è evitare grandi ritorni al passato – spiega Realacci – Credo nella Costituzione, ma che il cittadino, al momento del voto, non si esprima anche chiaramente in favore di chi lo governa lo considererei un grande passo indietro. E sarebbe preferibile evitarlo». Ma ci sono anche problemi di altra natura: «Se l’Italia votasse con questa legge oggi incorrerebbe in seri rischi. Noi ci preoccupiamo sempre troppo del nostro ombelico, senza avere la lungimiranza di guardare l’orizzonte. Bisogna capire tante cose, quale sarà lo scenario politico futuro, quali i rischi finanziari. Andare a votare nel brevissimo periodo, per quanto politicamente non mi dispiacerebbe, sarebbe un’ipotesi preoccupante. Almeno prima di aver messo in sicurezza le finanze pubbliche».
PIETRO SALVATORI

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