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I novant’anni di Giorgio Bocca: una vita da ‘antitaliano’ fatta di politica e giornalismo

agosto 28, 2010 di Redazione 

Novant’anni compiuti sul finire di una delle più calde estati politiche. Noi del giornale della politica italiana cogliamo l’occasione dei festeggiamenti per raccontare una delle figure più influenti e rappresentative della nostra storia politica: Giorgio Bocca. Il giornalista scomodo e senza peli sulla lingua che negli anni ha descritto l’Italia, nella sua vita politica e sociale, con un’ironia ed un acume talvolta doloroso e fin troppo violento, non ha mai però tradito la ‘fede’ giornalistica, quella che no ci fa demordere nella disperata ricerca della verità. Un omaggio al giornalismo ed al nostro controverso passato, firmato Attilio Ievolella. Buona lettura.

Nella foto, Giorgio Bocca

di Attilio IEVOLELLA

Oltre 3mila e 400 fan su Facebook. La definizione ‘fan’ non gli piacerà, probabilmente… E una lunga sfilza di auguri on line, cominciati addirittura il 16 agosto. Questi saranno, invece, ben accetti. Faranno parte dei ‘regali’ che Giorgio Bocca idealmente aprirà oggi per festeggiare i 90 anni. Anche se bisogna sciogliere un dubbio: 18 agosto o 28 agosto, come data di nascita.

Ma questo è, probabilmente, il dubbio meno rilevante che accompagna la figura di Giorgio Bocca, cuneese doc, decano dei giornalisti italiani, memoria storica del Paese – nel bene come nel male -, capace di rappresentare, assieme a Indro Montanelli e a Enzo Biagi, seppur in modo completamente diverso, il Paese, riportandone, con onestà, sia i pregi che i difetti, e capace anche di prendere posizione, in maniera politica, certo. E qui si instilla il dubbio più rilevante, almeno secondo alcuni punti di vista: Giorgio Bocca è stato fascista, da giovane? La prova, inappellabile sempre secondo alcuni, è la firma da parte di un giovane Bocca a sostegno delle leggi razziali. L’elemento da tener presente è che, in quel contesto e in quell’epoca – parliamo del 1938 – a molti documenti di matrice fascista l’adesione veniva data per scontata dagli stessi promotori: la firma non era neanche necessaria.
Cosa cambia tutto ciò? Molto o poco, sempre a seconda dei punti di vista. Anche perché il passaggio da fascista ad antifascista è stato, all’epoca, abbastanza diffuso. E peraltro per gli italiani è un’attività usuale, congeniale quasi, quella di cambiar casacca a seconda delle situazioni. Molto più rara è invece la capacità di credere in un’idea, di scoprirla sbagliata, di ammettere il proprio errore e di cambiarla.

Da quell’epoca, però, Giorgio Bocca ha avuto la forza di attraversare non solo il giornalismo italiano, divenendone un esponente di spicco, ma anche la storia del Paese. E anche la politica certo.
La storia, e anche il giornalismo, partecipando alla fondazione de ‘La Repubblica’, e partecipando, con la propria firma, alle avventure editoriali più importanti, come quelle del ‘Giorno’, de ‘L’Europeo’, de ‘L’Espresso’. Sempre con uno stile inconfondibile, sia che si dovesse raccontare la realtà socio-economico-politica del Paese, sia che si dovessero commentare gli avvenimenti più importanti e più significativi, e, talvolta, più drammatici. Tutto con una penna sempre pungente.
La politica, poi, attraverso prese di posizione a volte criticate, a volte ritrattate, ma comunque assunte con coerenza. Pensiamo, ad esempio, alle impressioni positive suscitate in lui dal Berlusconi imprenditore – subito mutate in impressioni negative legate al Berlusconi politico… Proprio come Montanelli, non a caso -, oppure agli apprezzamenti mossi ai primi passi della Lega Nord, apprezzamenti riveduti e corretti…

Alla base di ogni articolo, di ogni commento, di ogni pagina – dei numerosi libri dello scrittore Bocca -, però, soprattutto il desiderio di raccontare l’Italia per ciò che è stata, è o sarà… fascista, antifascista, democristiana, postdemocristiana, comunista, anticomunista, tangentista, giustizialista. Senza sconti.
Esemplare, a questo proposito, il suo ultimo, in ordine di tempo, libro: Annus horribilis. Tra l’altro, la sottolineatura che gli italiani sono fascisti nel Dna, quasi a voler ribadire che l’anomalia, oggi, non è la presenza di Berlusconi in politica, il suo immenso potere… meglio non solo. L’anomalia altrettanto importante è la tendenza degli italiani ad accondiscendere il potere, a seguirlo passo passo, a farne parte sempre più, ad assumere il ruolo di ‘realisti più del re’. Una bacchettata in piena regola sulle mani degli italiani. Un’osservazione caustica da ‘Antitaliano’ – parafrasando la rubrica settimanale che tiene su ‘L’Espresso’ -, o, piuttosto, da italiano che conosce appieno i difetti cronici, quasi genetici, degli italiani. Difetti che, nonostante gli anni che passano, restano lì, impietosi. E che impietosamente Bocca evidenzia, guardando gli altri e se stesso… con l‘augurio che gli anni a venire ridurranno almeno la quantità e la qualità di quei difetti.
Sarebbe un passo avanti per l’Italia e per gli italiani. E Bocca ne sarebbe sicuramente contento…

ATTILIO IEVOLELLA

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