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***Diario Politico*** Cicchitto: “Di qui al mese di settembre i finiani ci devono dire sì o no sui 5 punti proposti da Berlusconi” Bocchino: “Noi non accettiamo un aut-aut”

agosto 27, 2010 di Redazione 

La nota quotidiana del Politico.it, stasera è di Carmine Finelli. Nuove tensioni agitano la maggioranza dove una nuova e  potenzialmente drammatica pagina sulla querelle interna fra finiani e berlusconiani viene scritta al termine della valutazione della compatibilità degli uomini del presidente della Camera con gli incarichi nel partito. Sul piatto le scommesse settembrine: dunque, il programma in 5 punti su cui Berlusconi chiederà la fiducia e quindi l’appoggio degli allora epurati dal partito, ora traditori scismatici del Fli. Le risposte caustiche di Bocchino e Granata promettono delle belle per i prossimi giorni e per il caldissimo settembre che bussa ormai prepotente alle porte. Intanto a ‘sinistra’ è il mondo alla rovescia: si elogia Farefuturo, fondazione di Gianfranco Fini, ed il Pd, promessa progressista italiana, sembra alle prese con un triste deja vu, su cui pesa l’eredità dell’Ulivo, di nome e di fatto. Il racconto all’interno.

Nella foto, Fabio Granata e Italo Bocchino

di Carmine FINELLI

L’estate volge al termine, ma non si placa lo scontro intestino al Popolo della Libertà. Tra finiani e berluscones torna a salire la tensione e la tregua sembra ormai non reggere più.
Nuove scintille sono state provocate dalla convocazione degli esponenti di Fli da parte dei coordinatori del Pdl per valutarne la compatibilità con gli incarichi nel partito. Atteggiamento che non è piaciuto agli uomini del presidente della Camera. E lo scontro non si placa nemmeno quando Fabrizio Cicchitto e Denis Verdini si dicono disponibili a rinviare la questione a patto di ottenere l’appoggio dei finiani sui cinque punti di governo. La condizione posta dai vertici del partito berlusconiano non è piaciuta agli esponenti di “Futuro e Libertà”. La risposta di Italo Bocchino non lascia spazio a fraintendimenti: il gruppo di “Futuro e Libertà” non accetterà alcun aut-aut.
Secondo i vertici di Via dell’Umiltà, un partito con due gruppi non può esistere. La questione va risolta tutelando la priorità della governabilità del paese. Ed i coordinatori del Pdl intendono valutare il modo di comportarsi dei finiani sui cinque punti programmatici proposti da Berlusconi. Così Fabrizio Cicchitto aveva provato a congelare la questione degli incarichi nel Pdl. “Nella storia politica del Paese – avverte Cicchitto -, non è mai esistito un partito con due gruppi parlamentari. Se si vuole che, in attesa di un chiarimento globale, venga per tutta una fase in un certo senso sospeso lo statuto, la risposta non può non essere affidata alla politica”. Cicchitto ha poi continuato: “Di qui al mese di settembre i finiani ci devono dire se sui 5 punti proposti da Berlusconi, fra i quali c’è anche la riforma della giustizia, c’è il loro impegno positivo ai vari livelli politico-parlamentari su cui si svolgerà il confronto (mozione complessiva, singoli disegni di legge, conseguenti voti di fiducia), oppure se essi si attesteranno su formule negative o ambigue volte rispettivamente alla caduta o al logoramento del governo Berlusconi”.
Anche il ministro della Difesa e coordinatore del partito Ignazio La Russa è deciso a risolvere la questione “incompatibilità”. La Russa aveva lasciato intuire un passo indietro. “Cicchitto ha perfettamente ragione, sottolineando che la permanenza degli aderenti a Fli nel Pdl sarà affrontata con calma. Detto ciò – aggiunge – il problema dei finiani che hanno incarichi da dirigenti nel Pdl non è procrastinabile, e su questo Cicchitto è d’accordo con me, visto che ne abbiamo parlato e anche lui la pensa così”.
Più esplicito coordinatori Denis Verdini. “Nessuno nasconde il fatto che il problema legato alle eventuali incompatibilità di chi ha lasciato il gruppo del Pdl vada prima o poi affrontato. Anche se ora come ora- aveva sostenuto Verdini – devono prevalere senso di responsabilità e interesse per il Paese. Tutto ciò si ottiene – ha spiegato il coordinatore del Pdl – realizzando prima di tutto il programma di governo, quindi anche attraverso il voto favorevole e incondizionato alla mozione che presenteranno i capigruppo di Camera e Senato”.
Le parole di Verdini non sono piaciute al presidente dei deputati di Fli, Italo Bocchino. “Noi non accettiamo aut aut, il nostro voto sulla mozione è annunciato e scontato e nessun aut aut può impedirci di condividerla nel merito al 95% e di poter esprimere i nostri sè e i nostri ma sul restante 5%. Il nostro rapporto con il Pdl – aggiunge il capogruppo di Fli a Montecitorio – , dipende esclusivamente dalla validità o meno del documento che ha sancito in maniera illiberale l’incompatibilità politica di Fini con il partito che ha cofondato. Finché vige quel documento – conclude – , c’è una incompatibilità irrazionale e unilaterale voluta dai vertici del Pdl. Se invece si tornasse alla logica della compatibilità potremmo essere tutti compatibili anche se c’è oggettivamente poco da sperare”.
Un altro finiano di ferro, Fabio Granata, ha commentato le ultime tensioni con il Pdl. “Vorrei, pacatamente e moderatamente, replicare che non siamo stati noi ad espellere dal Pdl il suo cofondatore nè io, Bocchino e Briguglio ad aver chiesto di essere cacciati per eccesso di legalità e antimafia”.

Nel frattempo un inaspettato elogio della sinistra arriva dalla fondazione Farefuturo. “La percezione che si respira all’interno del Pd e tra i suoi elettori – scrive Antonio Rapisarda – è quella comunque di un soggetto politico che non separa con la mannaia della superficialità gli ortodossi dagli eretici, i puri dai presunti traditori”.
Secondo l’autore, l’ambiente politico della sinistra è diverso da quello della maggioranza. “Di sicuro – si legge nell’editoriale – all’interno del Pd vi è un approccio meno tragicomico: nessuna epurazione, nessuna cacciata, nessuna accusa di lesa maestà. Ma congressi, mozioni, votazioni e avanti il prossimo.  Insomma – conclude Rapisarda – dal Pd il centrodestra avrebbe pur sempre qualcosa da imparare. Chiamiamola, per utilizzare un eufemismo e per iniziare, una piccola lezione di dialettica democratica”.

Bersani e il Nuovo Ulivo. Sulle tensioni all’interno della maggioranza, interviene anche Per Pier Luigi Bersani. Secondo il segretario del partito democratico, il governo non arriverà a fine legislatura. Bersani, giunto al Meeting di Cl, ha detto che il governo “non ce la può fare. Non saprei quando ma il disfacimento è profondo”. Per Bersani, “le favole e le promesse hanno mostrato la corda sui temi sociali, tanto che la deformazione della democrazia preoccupa anche le forze conservatrici. Questi due sono elementi di fondo della crisi di questa maggioranza. Possono vivacchiare ma non è rimontabile. Io voglio francamente un’altra Italia” ha sottolineato il capo dei democratici. “Vorrei un’Italia che riprendesse la spinta e la fiducia di poter crescere con uno spirito civico – ha aggiunto -. E per arrivare a quello, temo per lui, che il passaggio inevitabile sia lasciarsi alle spalle Berlusconi”.
Sulla possibilità di alleanze, Bersani ha detto di non avere notizia di veti da parte dell’Italia dei Valori ed è tornato a proporre il “doppio cerchio”, uno programmatico-elettorale ed uno costituzionale. “C’è un equilibrio giusto – ha sottolineato Bersani – e credo che Di Pietro possa stare a suo agio in questo discorso”.

CARMINE FINELLI

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