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***L’editoriale*** LA SINISTRA, COSTOLA DELLA LEGA di ALDO TORCHIARO

agosto 26, 2010 di Redazione 

Dopo avervi accennato alla posizione assunta mercoledì sera dalla Lega e dal Pdl, entriamo nel vivo della logica dei ‘Lumbard’. Il Carroccio infatti prosegue spavaldo. Non teme le urne, ma non insiste nell’invocare il suffragio popolare, e si dimostra fedele al premier, in modo quanto mai sospetto. D’altra parte perché mai dovrebbe dimenarsi in atteggiamenti di falsa modestia? Alleato fondamentale del centrodestra, si dimostra appetibile anche per il Pd, che già in tempi non sospetti palesava un occhio di riguardo per i fazzoletti verdi. La nostra grande firma Aldo Torchiaro, con tono ironico e pungente a tratti, ci racconta tutto in questa fotografia ai raggi X della nostra complessa politica italiana, in un articolo che potrete trovare anche in edicola su L’Opinione di Diaconale. Nelle ore in cui le certezze sugli equilibri delle varie compagini istituzionali sembrano cedere il passo ad un nuovo insospettabile scenario, il Poitico.it vi parla di Politica, quella vera, quella che trovate qui, sulle nostre colonne, con questa splendida analisi. All’interno, Torchiaro.

Nella foto, Aldo Torchiaro

di Aldo TORCHIARO

Il profumo di elezioni si fiuta nell’aria. Umberto Bossi, che non ne ha affatto paura, cavalca l’onda del consenso che porta il Carroccio ad alta quota elettorale. Consapevole di un trend che non conosce arresto, è tra i pochi leader che affrontano con il sorriso sulle labbra la strettoia cui Fini costringe i suoi alleati. E l’appeal della Lega, rimarcano i politologi, riguarda sempre più una fascia elettorale che proviene da sinistra. Lo sa bene il Pd di Piacenza, la città del segretario Pierluigi Bersani: sgonfiato il consenso dell’erede legittimo del Pci che fu, ecco la Lega che supera il 22%. A Parma, dove il Pd locale si è scisso in due, la Lega vola sopra il 18%. Nella cinta rossa fiorentina, e in particolare in quel serbatoio storico di voti operai che è la città di Prato, il Carroccio alle ultime regionali è volato oltre il 10% e persino nel cuore delle rosse Marche, nel feudo di Urbino, la Lega Nord ha conquistato percentuali sorprendenti. I Democratici del nord, che provano a far capire ai dirigenti a Roma quale sia l’entità del sisma in atto, si esprimono attraverso la voce di Sergio Chiamparino, che protesta per la distanza del suo partito dalle questioni a cuore della gente. I mal di pancia sono tanti e l’Anci sta diventando un’arena in più per lavare i panni sporchi del Pd. La tentazione di stringere la mano alla Lega c’è, ed è sempre più forte. Ma rispetto al ricordo della “Lega, costola della sinistra”, avventurosa (e sventurata) espressione di Massimo D’Alema di quindici anni fa, oggi siamo al rovesciamento delle parti.

E allora se i Democratici organizzano la festa nazionale del loro partito a Torino senza invitare Roberto Cota, è Chiamparino a indignarsi. E a bollare come “Un’ombra sulla credibilità del partito” l’imbarazzante ineleganza. Al romano Nicola Zingaretti l’onere di una stizzita risposta: “Qualcuno nel partito sembra succube della destra”. Andrebbe avvisato: il Carroccio, con i suoi elettori tradizionalmente di sinistra, è un’altra cosa. Lo hanno capito in Sardegna, dove la Lega è sbarcata in forze, ed è Arturo Parisi a far cadere per primo il veto sulla volontà di tanti sardi di impegnarsi per l’autonomia dell’isola.

L’apice di questo innamoramento progressivo si poteva leggere però ieri, a tutto tondo, nella missiva che un prodiano Doc come Angelo Rovati, pretoriano dell’Ulivo sin dai suoi albori, ha indirizzato al Corriere della Sera. Una lettera alla Lega Nord che suonava come una dichiarazione d’amore.

Rivendica l’atteggiamento morbido di socialisti e democristiani verso il Carroccio, ai suoi esordi. E incensa il partito di Bossi. “Possiamo contare ora su una forza democratica, popolare e liberale come la Lega, e grazie alla sua forza propulsiva sperare che si riescano a modernizzare le istituzioni”. Un peana persino smodato, che poi affina rivolgendo un monito, nella speranza che “La Lega non commetta lo stesso errore della Dc e cioè abbandonare la forza propulsiva delle idee e dei progetti, vedi federalismo, per impaludarsi in mere questioni di potere e di clientelismo”. E conclude: “Sarebbe un vero peccato che gli sforzi democristiani per mantenere la massima libertà di espressione in questo Paese non venissero premiati dall’affermazione di forze politiche, sociali e me lo conceda anche culturali, che invece saranno protagoniste del nostro riscatto”. La Lega Nord “protagonista del nostro riscatto”, sottoscritto da un democristiano di sinistra, non può essere solo una voce dal sen fuggita. Romano Prodi non commenta, ed è indicativo. La sua indicazione di dare forza al Pd del Nord, incaricando della ricostruzione il piemontese Chiamparino, è rimasta agli atti.

Impossibile dunque non leggere in controluce un altro fendente menato a Roma, in quel Largo del Nazareno dove i dalemiani vivono asserragliati, mentre ogni giorno di più il partito gli sfugge dalle mani.

ALDO TORCHIARO

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