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***L’intervento***
Il 2 ottobre non sia No B-Day, ma sia il Sì all’Italia che vogliamo di CRISTIANA ALICATA

agosto 25, 2010 di Redazione 

Il grande fermento nell’arena politica che vi abbiamo descritto in questa rovente estate di politica italiana, ha senz’altro segnato il punto di rottura: la crisi del attuale assetto istituzionale, offrendo a chi contrastava in tempi non sospetti il disegno berlusconiano una grande opportunità per conquistare la ribalta. Opportunità che sembra non essere colta dal principale concorrente al gioco politico italiano: il Pd. Giunti al dunque agostano osserviamo il primo partito all’opposizione in preda ad una paralisi. Inerme segue il flusso dell’agire altrui, pavidamente abdica a nuove compagini il vascello italiano in preda ai furiosi flutti del potere. Riflette? Temporeggia? Sì. E questa non piace a molti. Non piace ad esempio alla nostra Cristiana Alicata, che tenta di erodere questa coltre di arrendevolezza dall’interno del partito. ‘E’ giunto il momento dell’azione, dunque agiamo’ è l’invito di Alicata. Ma, ‘facciamolo in senso propositivo’, si affretta ad aggiungere. Un articolo, una riflessione, ma soprattutto un progetto e un’idea di partito, che vi invitiamo a leggere con attenzione. Buona lettura e buona Politica, sul Politico.it.

Nella foto, Cristiana alicata

di Cristiana ALICATA

Lo avevo scritto paro paro anche un anno fa, quando si parlò del primo No B-Day.

A distanza di un anno mi ripeto di nuovo e farlo mi mette tristezza.

Abbiamo portato in piazza quel 5 dicembre 1 milione di persone. Un palco eccezionale, una partecipazione straordinaria che solo chi ha seguito il dietro le quinte del prima, anche solo da semplice osservatore, sa cosa ha significato quella manifestazione in termini di speranza, di partecipazione, anche di rivendicazione generazionale ed anche di critica forte ai partiti, primo fra tutti il nostro Partito, quello Democratico.

Cosa è cambiato? Nulla.

Di nuovo, siamo stati in piazza per la libertà di stampa e a piazza del Popolo non si riusciva a passare.

Cosa è cambiato in questi 16 anni di manifestazioni oceaniche alle quali ho partecipato, a tutte. Quanti voti abbiamo spostato da destra a sinistra o dall’astensionismo a qui? Nulla. Tanti giovani che hanno creduto nel No B-Day, poi non hanno votato. Esiste una militanza consapevole nel partito dell’astensione. Una militanza che ci guarda, ci legge, gli facciamo schifo e non ci vota.

Chi si astiene consapevolmente sa bene che mandare via Berlusconi non è la soluzione al berlusconismo. Un governo di coalizione, di unità nazionale contro l’eversione di questo governo ormai leghista-commerciale, è la soluzione? Chiedere a quella generazione di accettare un Rutelli o un Casini ministro o magari premier per non farlo andare a destra è superare l’idea che la politica sia interesse, poltrone, corruzione, compromesso continuo? E’ così che salveremo il paese dal berlusconismo? Cuffaro, portatore sano della maggior parte dei consensi del sud, non è forse un’altra faccia del berlusconismo? Il berlusconismo ce lo abbiamo persino nel PD, persino in SeL, persino nell’IDV. Superare il berlusconismo significa stare insieme su un progetto di Paese. Dire dei sì e dei no. Secchi, convinti e che rilancino l’idea che una democrazia può essere forte.

Facciamola una manifestazione nazionale. Ma facciamola pro. Chiediamo di aderire ad una piattaforma, chiediamolo al Paese, ai movimenti, ai partiti. Si faccia un’alleanza contro la mafia, contro l’evasione fiscale, per uno stato fortemente laico, per la scuola pubblica, per un piano industriale, per il lavoro. Solo così ci potremo contare e dire: ecco noi ci candidiamo a governare, non ad abbattere un governo. Chi c’è qui? Scommettiamo che l’UDC non ci viene in piazza? Scommettiamo che Rutelli non ci viene in piazza? Facciamolo partire dal basso questo benedetto desiderio di stare insieme intorno ad un’idea e non intorno ad una contro idea. I nostri leader sono colti da malore compulsivo da 16 anni, tra bicamerali, inciuci, accordi, spartizione della Rai e delle aziende di Stato. Togliamoglielo noi l’ingombro di fare delle scelte. Facciamole noi.

Allora sì che il 2 ottobre sarò in piazza. Sarò in piazza per il Paese che voglio… per quello che non voglio sono 16 anni che manifesto. E non ne posso più di questo sfogatoio popolare che poi viene usato male, malissimo, proprio perché veniamo portati in massa a dire dei no, e poi si abusa dei nostri sì.

CRISTIANA ALICATA

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