Top

DIARIO POLITICO
Famiglia Cristiana attacca Berlusconi. Il Pdl si sente accerchiato. E anche con Bossi i rapporti si fanno tesi

agosto 25, 2010 di Redazione 

La riflessione sulla situazione politica italiana riceve oggi anche lo spunto di Famiglia Cristiana. Il settimanale dei paolini attacca duramente Berlusconi, il berlusconismo e il Popolo della Libertà. Durissime le parole utilizzate dal direttore don Sciortino nell’editoriale del prossimo numero, parole che hanno provocato una reazione assai scomposta di diversi esponenti del Pdl. La sensazione è che il gruppo dei berlusconiani si senta accerchiato. E ciò anche a causa dei rapporti complicati con l’alleato più fedele, almeno all’apparenza: la Lega. Oggi è previsto un vertice tra Berlusconi e Bossi, in ballo le elezioni eventuali e le alleanze da definire, e, forse, anche la valutazione del ‘fortino’ pidiellino-leghista.

Nella foto, don Antonio Sciortino

di Attilio IEVOLELLA

Anche Famiglia Cristiana decide di dare il proprio contributo all’agone politico italiano. E a finire nel mirino, questa volta, è Berlusconi e il berlusconismo, ovvero “il metodo Boffo: chi dissente, va distrutto”. E con parole di fuoco, nell’editoriale del prossimo numero del settimanale dei paolini, intitolato ‘Il Cavaliere rampante e la Costituzione dimezzata – Verso le elezioni. La sfida del premier’, viene censurata non solo l’attuale situazione politica, ma anche, addirittura, gli ultimi sedici anni, quelli cominciati con la discesa in campo del leader di Arcore. Logica la ridda di reazioni. Anche se manca, forse, un’ulteriore domanda, rispetto al ragionamento portato avanti da Famiglia Cristiana…

La scottatura del ‘caso Boffo’ ha lasciato segni ancora non cicatrizzati. Difatti, proprio da lì parte Famiglia Cristiana per individuare la regola del berlusconismo: “Chi dissente, va distrutto”. In questa ottica, il ragionamento viene approfondito, sostenendo che nell’Italia del 2010 “comanda solo lui”, ovvero Berlusconi, mentre in altri Paesi “nessun potere può arrogarsi il diritto di fare ciò che vuole”. E, proseguendo, Famiglia Cristiana ricorda che “Berlusconi ha detto chiaro e tondo che nel cammino verso le elezioni anticipate – qualora il piano dei ‘cinque punti’ non riceva rapidamente la fiducia del Parlamento – non si farà incantare da nessuno, tantomeno dai ‘formalismi costituzionali’. Così lo sappiamo dalla sua viva voce: in Italia comanda solo lui, grazie alla sovranità popolare che finora lo ha votato. La Costituzione in realtà dice: ‘La sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione’. Berlusconi si ferma a metà della frase, il resto non gli interessa, è puro ‘formalismo’”.

Di fronte a questo stato di cose, il timore è legato al ruolo dei cattolici in politica. Così, rispondendo alla provocazione lanciata da Gian Enrico Rusconi su La Stampa ai cattolici, chiedendo loro di “fare autocritica”, per Famiglia Cristiana bisogna capire “su che cosa, in particolare” si deve fare autocritica. Perché “la discesa in campo di Berlusconi ha avuto come risultato quello che nessun politico nel mezzo secolo precedente aveva mai sperato: di spaccare in due il voto cattolico (o, per meglio dire, il voto democristiano). Quale delle due metà deve fare “autocritica”: quella che ha scelto il Cavaliere, o quella che si è divisa fra il Centro e la Sinistra, piena di magoni sui temi ‘non negoziabili’ sui quali la Chiesa insiste in questi anni?”. E, poi, citando Ivan Illich, famoso sacerdote, teologo e sociologo critico della modernità, che distingueva fra difesa della vita dal concepimento alla morte naturale e ogni altro aspetto della vita personale o comunitaria, a cui un sistema sociale e politico deve provvedere, il settimanale dei paolini afferma che “Il berlusconismo sembra averne fatto una regola: se promette alla Chiesa di appassionarsi (soprattutto con i suoi atei-devoti) all’embrione e a tutto il resto, con la vita quotidiana degli altri non ha esitazioni: il ‘metodo Boffo’ (chi dissente va distrutto) è fatto apposta”.

Inevitabile che dal Popolo della Libertà arrivasse una pioggia di reazioni, tutte al vetriolo, rispetto all’attacco di Famiglia Cristiana. Così, Sandro Bondi afferma di provare “soprattutto come cattolico, sentimenti di sconcerto e di disgusto”, e arriva a parlare di “crisi della società italiana giunta a livelli di allarme, e la Chiesa stessa non ne è affatto immune, se perfino un settimanale cattolico giunge a tale accenti di unilateralità politica, di assenza di stile e di rinuncia alla moderazione”. Stessa falsariga per Francesco Giro, che, sempre “da cattolico” spiega di considerare “l’editoriale di Famiglia Cristiana una dimostrazione di pornografia politica per la scarsa decenza degli argomenti che vengono proposti”. Da Maurizio Lupi, invece, arriva la considerazione che “ormai Famiglia cristiana sembra diventata la fotocopia de ‘Il Fatto’ e de ‘L’Unita’, e non mi pare che questa sia la caratteristica di un settimanale cattolico”. Sempre secondo il ‘Lupi pensiero’, “la sfida che abbiamo come cattolici è dimostrare la nostra diversità: che si esplica non nel criticare soltanto, cosa che ciascuno è comunque legittimato a fare, ma eventualmente anche nell’indicare una strada positiva e di dire i segnali positivi che ci sono nella società. Invece a Famiglia cristiana non interessa entrare nel merito delle cose ma solo descrivere Berlusconi come il male assoluto, il che non è nella tradizione cattolica ma al massimo in quella di sinistra e dipietrista. E io da cattolico – sottolinea anche Lupi – che vendeva Famiglia Cristiana davanti alle parrocchie più vado avanti e meno mi ritrovo in quella testata che ha fatto tanto onore alla stampa e all’editoria cattolica”. Per concludere, Maurizio Sacconi definisce don Sciortino, direttore di Famiglia Cristiana, “accecato dalla sua personale faziosità politica al punto tale da non riconoscere il valore pubblico che meritano i fondamentali principi cristiani, discrimine inesorabile dello stesso consenso elettorale. Forse non ci sarà un partito unico dei cattolici ma certamente larga parte di essi tenderanno a convergere con i non credenti che accettano i principi cristiani in quanto elementi costitutivi della nostra tradizione”.

Dal Partito Democratico, dall’Italia dei Valori e da Futuro e Libertà per l’Italia arrivano commenti diametralmente opposti, ovviamente. Così, per Di Giovan Paolo, senatore del Pd, “Famiglia Cristiana coglie il senso di un partito mai nato, mentre per Donadi, capogruppo dell’IdV, “Famiglia Cristiana centra perfettamente il problema. Il berlusconismo ha avvelenato le istituzioni italiane ed ha portato alla fascistizzazione mediatica del Paese”. E anche i finiani hanno difeso Famiglia Cristiana, sottolineando la reazione scomposta di diversi esponenti del Pdl, parlando di “toni pesanti. Questa è la politica dell’insulto”.
Senza dimenticare di aggiungere anche l’editoriale on line, a firma di Federico Brusadelli, della Fondazione ‘Farefuturo’, una sorta di appello ai berlusconiani moderati – quasi una replica all’idea di una campagna acquisti del Pdl rispetto ai finiani moderati -, ovvero ai berlusconiani “molto semplicemente, non custodi del culto berlusconiano, non addetti al massacro del dissidente”, per richiamare alla mente “la Rivoluzione liberale. Bei tempi. C’era il sogno di cambiare l’Italia. C’era il sogno di svecchiare un paese, di iniettare energie fresche in un tessuto morente. C’era il progetto – ambizioso se non folle – di trasformare tutto e tutti in qualcosa di nuovo, di diverso, di “moderno”. C’era una “casta” da sostituire, c’era una politica da rigenerare. E le armi erano efficaci: meno tasse, più libertà, la promessa di un’etica pubblica migliore e di un pragmatismo dai toni anglosassoni. Liberalismo e laicità. Si guardava alla Gran Bretagna e agli Stati Uniti, ci si rifaceva a De Gasperi e magari pure a Cavour. E adesso? Siete così convinti, cari pidiellini moderati, che la Rivoluzione liberale (quella che guardava alla signora Thatcher e al presidente Reagan con ammirazione e con invidia) possa avere il volto di Vladimir Putin, e possa davvero consumarsi sotto il tendone di Gheddafi? Davvero credete che la Rivoluzione liberale possa essere cantata da Vittorio Feltri e dal suo Giornale? Davvero pensate che la Rivoluzione liberale possa affidarsi alle mani di Cosentino e di Verdini? E possa rispecchiarsi nel senatore Quagliariello che grida “assassino” a Beppino Englaro e a chi ha mostrato solidarietà a un padre travolto da diciassette anni di dolore? Siete sicuri che la Rivoluzione liberale abbia poi tutto questo bisogno di chiamate alle armi, di incitamenti alla fedeltà al capo, di squadre della libertà e di autodafé contro i traditori? La Rivoluzione liberale è quella racchiusa nel documento del 29 luglio, con cui il Pdl espelle uno dei fondatori? E poi, davvero pensate che la Rivoluzione liberale possa essere appaltata alla Lega Nord? A Umberto Bossi, Roberto Cota, Roberto Calderoli? Siete sicuri che la rivoluzione liberale sia fatta di medici e presidi spia, di respingimenti in mare? E poi di culattoni e di maiali al guinzaglio? Davvero volete che le vostre idee e i vostri progetti (ma anche, soprattutto, i vostri seggi, parliamoci chiaro…) si tingano di verde padano?”. Per Farefuturo “la strada che doveva trasformare l’Italia è cambiata, passo dopo passo, sotto i nostri occhi. Si è snaturata. E da liberale è diventata populista (e leghista). Non c’è niente di male ad ammetterlo. E non c’è niente di male a provare a cambiare strada, per provare a ricominciare, per non tradire se stessi, quello in cui si è creduto. Ci sono nuovi percorsi possibili. Vale la pena di provare, almeno”.

Il clima è sempre più arroventato. L’editoriale di Famiglia Cristiana ha toccato tanti nervi scoperti. Anche se, è il caso di aggiungere, bisogna capire quanto questa presa di posizione sia tardiva: in questi sedici anni la Chiesa ha spesso, forse troppo, concesso appoggio e tolleranza a Berlusconi… Troppi ‘Family day’, forse, e poche riflessioni sulla politica e sul coinvolgimento dei cattolici non solo come appartenenza partitica ma anche come valori. E anche le parole di Farefuturo rischiano di smuovere il malcontento possibile rispetto alla direzione imposta al Pdl da Berlusconi e dai suoi più stretti collaboratori.
E questa tensione rischia di esplodere e di avvelenare finanche i rapporti tra Pdl e Lega, ovvero l’asse portante dell’attuale maggioranza. Nella giornata di mercoledì è previsto un incontro tra Berlusconi e Bossi: in ballo non solo l’ipotesi delle elezioni anticipate ma anche l’apertura a nuovi soggetti politici, come l’Udc di Casini che appare quanto mai indigesto al leader leghista…

ATTILIO IEVOLELLA

Commenti

Commenti chiusi.

Bottom