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RIFLETTORI SULLA CRISI DI GOVERNO
Grilli di Cortona: “La situazione attuale è la conseguenza della fusione Fi-An. Ma è tutto il sistema a evidenziare problemi”

agosto 24, 2010 di Redazione 

A confronto con Pietro Grilli di Cortona, docente dell’Università ‘Roma Tre’, dove insegna Scienza politica e Sistema politico italiano, come dire “la teoria e la pratica”. E proprio di questo si parla di teoria e di pratica, almeno secondo quanto visto in queste ultime settimane nell’agone politico italiano. Per Grilli il dato evidente è la crisi del principale partito della maggioranza di governo, ma ciò che merita altrettanta attenzione è il sistema nel suo complesso, sistema che pare dover affrontare diversi problemi, tutti di rilievo. Perché se si parla di mancanza di progettualità e di classe dirigente, a pagarne le conseguenze è il Paese, non solo un singolo partito. Leggiamo l’ottimo pezzo di Pietro Salvatori, grande firma anche di ‘Liberal’, per il giornale della politica italiana.

di Pietro SALVATORI

«Di crisi estive ce ne sono state tante. Non è la prima e, temo, non sarà l’ultima». Sono parole di uno che di politica italiana, trame di partito e dinamiche istituzionali se ne intende, e non poco. Pietro Grilli di Cortona è professore ordinario a Roma Tre, dove insegna la teoria, Scienza politica, e la pratica, Sistema politico italiano. L’interlocutore perfetto per fare il punto della situazione sulla complicata matassa che i partiti stanno approntandosi a dipanare, con esiti tutt’altro che certi.

«C’è un problema di sistema – secondo il professore – ed è evidente e innegabile. Ma questo non può nascondere il fatto che il principale partito della maggioranza di governo stia attraversando una crisi». Il Pdl ha radunato il proprio stato maggiore, nel bel mezzo del guado. Qualche mese fa la fusione tra Forza Italia e Alleanza Nazionale sembrava un esperimento perfettamente riuscito, Oggi un pezzo si è perso per strada. Domani, chissà. «Occorre interrogarsi sulle motivazioni che hanno condotto ad una simile situazione – osserva Grilli – e le risposte non sono di certo semplici ed univoche». Ma se dovesse isolare un singolo errore, sarebbe quello dell’intempestiva fusione tra i due partiti originari. «Non so se si può parlare proprio di errore, ma di certo quello che accade oggi è anche e soprattutto conseguenza di quella fusione. Con il trasferimento del carisma di Berlusconi a un soggetto che non era più solamente la sua creatura ma qualcosa di diverso, ha fatto venire i nodi al pettine».

Furono in pochi che allora giudicarono negativamente, e a ragione, la mossa del premier. Tra questi c’era Grilli, che, proprio dinanzi a quelli che oggi vengono identificati come i finiani, provò a mettere in guardia sui rischi di un’operazione del genere: «Fui invitato a un convegno di Fare Futuro, non ricordo se nel novembre o nel dicembre del 2007. Eravamo a poche settimane dall’exploit del predellino, ma già si parlava di questa possibilità». Il professore osservò che il processo di unificazione avrebbe presentato una serie di problematiche di non poco conto. «In primo luogo – fa notare – fu un processo di unificazione interamente gestito dall’alto. Sono stati coinvolti solo i dirigenti, la base è stata tagliata fuori. In secondo luogo bisogna considerare che i due movimenti che si andavano a unire erano profondamente eterogenei. Forza Italia un partito carismatico, dove esisteva, e esiste tutt’oggi nel Pdl, un leader che ha un rapporto diretto con le masse. La classe dirigente era così del tutto ancillare, funzionale al raccordo del capo con la sua gente. Al contrario Alleanza Nazionale era un movimento più organizzato, con una propria struttura, una certa selezione per elezioni della propria classe dirigente. Inglobarla in un movimento carismatico era naturale che avrebbe dato dei problemi». Anche se oggi, più che Alleanza Nazionale, i problemi li ha dati Fini. «È evidente la caratura della leadership di Fini. È uno che non si sarebbe fatto inglobare facilmente e in modo acritico, nemmeno ricoprendo una carica istituzionale, e questo Berlusconi avrebbe dovuto saperlo».

Come fare ad uscire da questa impasse? Grilli è pessimista: «Credo che ormai il solco sia troppo profondo, che ci sia poco da fare. Bisogna capire bene questa cosa: i finiani non accettano più la logica del Pdl, quella per la quale quel che dice Berlusconi va tutto bene. O dalle parti di palazzo Graziali si accetta un dialogo minimo, o il governo cade». Tra l’altro, i punti di contatto, sui quali sarebbe possibile trovare un’intesa, sono numerosi: «Penso al fisco, all’economia, all’università. Persino la giustizia potrebbe essere argomento di compromesso». Tutto a posto dunque? «No – taglia corto Grilli – c’è il federalismo. Per la Lega è determinante, mentre i finiani hanno posto moltissime obiezioni. Anche se quelle di Bossi mi sembrano più sparate estive, per mettere Berlusconi davanti alle proprie responsabilità, il Carroccio è disponibile a far crollare il governo se non ottenesse il federalismo. E poi non dobbiamo scordare i diversi personali che ormai si sono accavallati senza sosta».
L’unica cosa che potrebbe ritardare il voto è la paura dei finiani: «Il loro consenso – spiega il professore – è tutt’altro che ampio, almeno a leggere i sondaggi. Per questo Futuro e Libertà proverà a non andare al voto, almeno non subito».

Il consiglio di Grilli è comune per entrambe le parti in causa: «Per quanto riguarda il Pdl, dovrebbe essere pronto ad accettare un dialogo, non porre aut aut. Fini, da parte sua, non deve alzare troppo l’asticella delle proprie richieste».
Forse, però, è troppo tardi. «Sono d’accordo con Albertini quando su queste pagine osserva che questa è una crisi che potrebbe portare il Pdl a una completa dissoluzione. Un movimento carismatico dipende dal suo leader. Ma se non si fa nulla per istituzionalizzare questo carisma, quando il leader muore o si ritira, si smonta tutto». E dunque? «Dunque c’è un problema evidente di selezione della classe dirigente. Oggi il Pdl è composto solo da yes men, non si punta a far maturare dei leader che raccolgano l’eredità di berlusconi da qui a qualche anno».
Una mancanza di progettualità che, secondo Grilli, fa male a tutto il Paese. «Chi è che oggi avrebbe interesse a che al posto del Pdl nascesse una galassia di partiti e partitini? Nemmeno la sinistra penso. Il bene di tutto il sistema sarebbe quello di riuscire a consolidare una volta per tutte il nostro bipolarismo malato».

PIETRO SALVATORI

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