Top

***L’analisi***
Le due destre, il Pdl e il progetto dei finiani

agosto 24, 2010 di Redazione 

A quasi tre anni di distanza dalla ‘scenda madre’ del predellino, che sancì la nascita del Popolo della Libertà, l’intero progetto sembra a un punto morto. All’epoca Casini si tirò subito fuori, mentre Fini aderì, dopo alcuni tentennamenti. Oggi è proprio l’ex leader di Alleanza Nazionale a rompere i ponti con Berlusconi. E la realtà attuale parla di una destra divisa in almeno due parti. Quali e quante prospettive ha il cammino intrapreso da Fini e dai suoi uomini, e di cui la Fondazione ‘Farefuturo’ è stato lo strumento di comunicazione più significativo? Proviamo a rispondere con un’approfondita analisi di Marco Maddaloni per il giornale della politica italiana.

Nella foto, il logo della Fondazione ‘Farefuturo’

 

di Marco MADDALONI

 

Se una rivoluzione ha inizio da un predellino, sapere dove si arriverà richiede una certa dose di approssimazione, fantasia e chiaroveggenza e anche sapendo dove si sta andando il difficile è sapere come.
Dopo poco meno di tre anni da quel gesto ci troviamo di fronte a un centro destra spaccato, orfano di quell’unità che lo aveva reso forte e “superiore” a un’opposizione frammentaria e inconcludente. L’unione artificiosa conosciuta con il nome di Pdl non ha retto alle sue spinte interne, fino al punto di avere, almeno per ora, ben due destre, diverse e in parte incompatibili.
Questa per lo meno sembra essere l’intenzione dei finiani e del loro mezzo comunicativo che tanta parte sta avendo in questo scontro estivo: Fare Futuro e il suo periodico Ff web magazine.
Per il direttore Filippo Rossi e la sua redazione la costruzione e la presentazione di una nuova destra, protetta e stimolata dalla lunga ombra dello scranno più alto di Montecitorio, è un’impresa di non poco conto, ma necessaria e doverosa. Sicuramente difficile ma, leggendo i numerosi interventi della fondazione, il momento per ricostruire il paese, il momento in cui ripartire è adesso, senza possibilità di attendere oltre.

Ricostruire, ripartire, queste le imprescindibili parole chiave che animano e alimentano il lavoro di ricerca e di ricostruzione dell’universo valoriale della nuova destra finiana.
Studiando l’aspetto che Ff vuole dare alla nuova creatura del presidente della Camera, si capisce immediatamente quanto lavoro ci sia dietro, quanto impegno venga profuso nella ricerca della nuova identità della neonata creatura. Se ben identificabile è questo intenso lavorio, più arduo è decifrarne la metodologia. Nelle ultime settimane tutti i dissidenti fuoriusciti dal partito sembrano quasi voler rinnegare il loro più recente passato come risvegliandosi da un prolungato torpore. Accanto a ciò, che non rende in effetti onore a chi fa della coerenza un valore imprescindibile, Ff si affaccia e si avvicina ad argomenti e realtà sensibili ma lontane dal suo bagaglio culturale. L’interesse lodevole per le fonti di energia rinnovabili e per la loro decisiva utilità, l’attenzione alla valenza etica del lavoro, la sostenibilità economica di possibili nuove elezioni, tutti temi meritevoli.

Il dubbio che colpisce l’osservatore più attento e smaliziato è se l’avvicinarsi a questi temi non sia per caso un’azione artificiosa di raccolta di tutte le tematiche, per vari motivi lontane dalla visione del Pdl, che possono creare una quantomeno resistente base ideologica su cui muoversi in futuro.
Al di là dei dubbi e delle insinuazioni più velenose, lampante sembra la volontà di presentarsi come un qualcosa di innovativo, di diverso, arrivando ad assumere come personaggio di riferimento quel Barak Obama, già “proprietà” di una certa sinistra progressista e ora assorto a nuovo simbolo di chi vuole salvare e migliorare il proprio paese anche con scelte impopolari.

Numerosi i punti di riferimento del nuovo centro destra finiano anche nel vecchio continente, dall’Inghilterra di David Cameron con il suo eccellente sistema elettorale, alla nuova destra svedese di Fredrik Reinfeldt, leader di una coalizione moderata con solide fondamenta che non ha disdegnato di adottare politiche economiche vicine al modello sociale svedese.

Un progetto lungo e accidentato, di cui sarà difficile intuire la portata nel brevissimo periodo, fino a quando non sarà per lo meno possibile analizzare dei risultati elettorali. Sicuramente uno stimolo per il centro destra italiano, ma iniziato in un momento e con delle modalità che potrebbero rivelarsi dannose o addirittura letali per il Pdl e per la tenuta di tutta la maggioranza.

 

MARCO MADDALONI

Commenti

Commenti chiusi.

Bottom