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DIARIO POLITICO
Bocchino: “allargare la coalizione, escludere la Lega”. Pioggia di no. E lo spettro delle elezioni è sempre più concreto

agosto 24, 2010 di Redazione 

Ancora una giornata di ordinaria politica all’italiana. Sul tappeto, come oramai da qualche giorno, il balletto sull’ipotesi di un ritorno al voto. Nello stagno è arrivato il sasso lanciato da Italo Bocchino, capogruppo alla Camera per ‘Futuro e Libertà per l’Italia’: una proposta provocatoria rivolta a Berlusconi, ovvero allargare il fronte del governo, escludendo la Lega, per assicurarsi una maggioranza consolidata a settembre. Credibile o meno? Certo è che le reazioni sono state numerose, e tutte improntate, fatta eccezione per l’Udc, a una chiusura netta. Intanto, sempre nello stesso balletto, va segnalata l’attivismo della Lega: scontro verbale con l’Udc e richiesta chiara a Berlusconi di essere più deciso.

Nella foto, Italo Bocchino

 

di Attilio IEVOLELLA

 

A tirare le somme, a tarda ora, la si potrebbe definire un’altra esemplare giornata di politica italiana. Giocata sulle schermaglie e sulle provocazioni – e sin qui nulla di male -, sulle inevitabili reazioni, ma, purtroppo, anche sulla oramai pessima abitudine all’offesa. A prescindere dalla parte da cui proviene e dalla parte a cui è diretta…

A provare a sparigliare ancora le carte, rispetto all’attuale stallo, è stato Italo Bocchino, finiano doc ed esponente di Futuro e Libertà per l’Italia: in ballo, ovviamente, i rapporti con il Pdl, e, inoltre, il ruolo della Lega, soprattutto nell’ipotesi di nuove elezioni. Secondo Bocchino “oggi il ricorso al voto lo vogliono davvero soltanto Bossi e Tremonti, il primo per prendersi i voti di Berlusconi e il secondo per prendere il suo posto a Palazzo Chigi. Non le vuole il Paese, non le gradirebbe il Quirinale, non le vuole l’opposizione, non le vuole Fini e non le vogliono quei parlamentari del Pdl che dovrebbero lasciare il posto ai leghisti al Nord, a “Futuro e libertà” al Sud e al centrosinistra nelle regioni dove senza il presidente della Camera è impossibile conquistare il premio di maggioranza. E sotto sotto il voto non lo vuole neanche Berlusconi, consapevole ormai che ha solo da perderci”, perché “se davvero si andasse a elezioni anticipate le uniche due certezze sarebbero il travaso di voti dal Pdl alla Lega e una maggioranza al Senato diversa da quella della Camera. In uno scenario del genere Bossi avrebbe gioco facile a chiedere un passo indietro al Cavaliere, che verrebbe pensionato da quello che ritiene l’alleato più fedele, aprendo così la strada a un governo Tremonti che sarebbe a propulsione leghista e otterrebbe il voto di una maggioranza larghissima che si formerebbe con l’obiettivo reale di mandare definitivamente a casa Berlusconi. È questa la trappola che sta scattando ed è molto difficile per Berlusconi sottrarsi, avendo rotto con i moderati Fini e Casini e avendo affidato la golden share del governo a Bossi e Tremonti”. E in questa ottica “le truppe di Futuro e libertà diventano paradossalmente lo scudo del Cavaliere rispetto alla trappola, ma il presidente del consiglio deve decidere che atteggiamento avere verso Fini e i finiani. La conta sui numeri l’ha sonoramente persa, la campagna acquisti è velleitaria e i tentativi di divisione inutili. Così com’è dannoso pensare di poter negoziare con i finiani senza parlare con Fini. Il primo comandamento di Futuro e libertà è la volontà di non far precipitare l’Italia verso un voto che danneggerebbe il Paese e consegnerebbe il governo all’asse Bossi-Tremonti. Il secondo comandamento garantisce il nostro ancoraggio politico e culturale al centrodestra e quindi l’impossibilità in questo sistema bipolare a valutare alleanze diverse e non omogenee politicamente e culturalmente. Il nostro terzo comandamento prevede che garantiremo la fiducia al governo fino all’ultimo giorno della legislatura e che voteremo tutti i provvedimenti contenuti nel programma perché ci vedono vincolati con gli elettori. Va infine detto che pur allertando Berlusconi rispetto ai rischi che corre non saremo noi a generare contrasti con la Lega, che fa solo il suo mestiere di competitor elettorale del Pdl, o con Tremonti, che fa benissimo il ministro dell’economia anche se rappresenta un equivoco politico per il Popolo delle libertà”.

A questo punto, secondo Bocchino, l’unica soluzione, per Berlusconi, è “varare un nuovo governo con un profilo alto e riformatore e una maggioranza più ampia, costruendo una nuova coalizione che comprenda i partiti di Fini, Casini e Rutelli e i moderati del Pd ormai delusi”. Ma “per Berlusconi – attacca Bocchino – questa strada è quasi impossibile da intraprendere perché dovrebbe sostituire la logica della monarchia aziendale con quella della democrazia repubblicana, condividere scelte con logiche politiche e dar vita a un esecutivo fatto di ministri politici che darebbero un’altra fisionomia al governo che oggi è semplicemente un governo del Presidente. Sappiamo che questa ipotesi gli fa accapponare la pelle, ma è l’unica che ha per sopravvivere alla crisi implosiva che ha aperto da solo”.

Logico considerare le parole di Bocchino come una provocazione ad hoc rispetto all’attuale compagine governativa, rispetto al premier Berlusconi e al leader leghista Bossi, ma è doveroso anche valutare la proposta di un nuovo governo come la tratteggiatura di nuovi possibili equilibri in Parlamento, in vista di un eventuale governo tecnico. Mettere insieme Fli, Udc, Api e gli scontenti centristi del Pd e del Pdl significa, almeno in potenza, contare su numeri importanti. Sempre che ci sia almeno un dialogo…

Quest’ultima ipotesi pare smentita dalla ridda di reazioni arrivate dopo il sasso lanciato da Bocchino nello stagno della politica italiana. E così come è apparsa scontata la reazione di Fabrizio Cicchitto, che ha definito la proposta “un film, non una seria ipotesi politica”, non altrettanto chiare sono sembrate arrivate da destra e da sinistra. Ad esempio, Francesco Rutelli ha confermato la posizione attuale dell’Api: “Noi siamo all’opposizione e lì rimarremo, ma lo faremo con uno spirito di impegno per il bene comune”, ha affermato a margine del Meeting di Comunione e Liberazione, mentre Lorenzo Cesa, per l’Udc, ha spiegato che “il giorno in cui Berlusconi aprisse la crisi, dimettendosi, valuteremo i nuovi scenari”, mentre per ora “il problema dei rapporti tra la maggioranza e l’Udc, per quanto ci riguarda, è chiaro da tempo, almeno da quando due anni fa abbiamo iniziato la nostra opposizione repubblicana in Parlamento”.
Dalla sede del Partito Democratico, infine, è Filippo Penati, capo della segreteria politica di Bersani, a parlare, confermando ciò che era stato detto nei giorni scorsi: “Le parole di Bocchino confermano che Berlusconi non è più in grado di governare. Il presidente del Consiglio ne prenda atto e si presenti alle camere ed apra ufficialmente la crisi”. Altre eventualità, secondo Penati, non sono neanche ipotizzabili: “Il Pd ha saputo essere unito nei momenti più difficili e ancor di più lo sarà di fronte alla fine del governo Berlusconi. Il nostro progetto è alternativo e nessuno di noi vuol rompere le righe, meno che mai fare da stampella a Berlusconi. Per Berlusconi si tratta di una sconfitta personale e di un modo distorto di interpretare il suo ruolo nelle istituzioni. Il sistema padronale si è rivelato incapace nel tenere la maggioranza e nel governare il paese vista l’inconcludenza di questi due anni. Oramai non si può più parlare di Pdl ma di un gruppo di yes man unito dal porcellum nel culto del capo, e lontanissimo dai problemi reali del paese “.

Dalla coalizione di governo, è stato Cicchitto, come detto, a rispondere a Bocchino, parlando di “film” e spiegando che “è in ballo il mantenimento del patto fatto con gli elettori che nel 2008 votarono una precisa maggioranza della quale facevano parte anche i finiani di oggi. Questa ipotesi di una sorta di auto-ribaltone e di composizione e scomposizione di tutti gli schieramenti francamente sembra più un film che una seria ipotesi politica”.
E una sortita non è mancata neanche dalla Lega, attraverso le parole del proprio leader, Umberto Bossi, che ha ribadito la necessità di andare subito alle urne, escludendo la possibilità di un’alleanza con l’Udc, e attaccando Berlusconi: “Tentenna troppo… Lo incontrerò per dirgli che bisogna essere più decisi”.

A margine di questa ordinaria giornata di politica all’italiana, la simbolica querelle Bossi-Casini merita un capitolo a parte. Prima gli attacchi del leader leghista all’Udc, di fronte a un ingresso nel governo, definendo Casini “un trafficone”, poi la replica dello stesso Casini, che, parlando di Bossi come “trafficante in banche e quote latte”, ha affermato che gli insulti all’Udc sono utili “per far capire agli italiani chi ostacola davvero i suoi progetti di occupazione del potere. Si svegli chi ha votato questa legge sul federalismo, che è solo uno spot per la Lega, e chi nel governo viene messo sempre più ai margini dal Carroccio”. Controreplica di Bossi: “Casini è uno st… Casini è come quelli che non potendo avere meriti e qualità insultano gli altri. Casini è quel che rimane dei democristiani, di quei furfanti e farabutti che tradivano il nord”. Infine, ultima battuta, per ora, a Casini: “Gli insulti che questa sera Bossi mi ha gentilmente rinnovato dimostrano in modo chiaro quale errore è stato affidare il Paese in queste mani. I suoi alleati dovrebbero svegliarsi prima che sia troppo tardi”.

 

ATTILIO IEVOLELLA

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