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BERLUSCONI AL PDL: TENIAMOCI PRONTI AL VOTO
La richiesta di mobilitazione sul territorio come avvio anticipato della campagna elettorale

agosto 22, 2010 di Redazione 

Proviamo a dare uno sguardo oltre la strettissima quotidianità della politica italiana. E il messaggio lanciato, on line, da Silvio Berlusconi agli uomini e alle donne del Popolo della Libertà è un segnale preciso, se letto con attenzione: la campagna elettorale, innanzitutto sul territorio, è già cominciata. Per diverse ragioni: perché, secondo il ‘Berlusconi pensiero’, se cade il governo attuale, c’è solo il ricorso al voto; perché i rapporti coi finiani paiono irrecuperabili, e quindi la maggioranza sembra sempre più a rischio; perché anche Bossi ha dato la sua indicazione, ovvero “meglio votare”. Di fronte a questo stato di cose, Berlusconi ha deciso di lanciare la sua campagna (di mobilitazione, afferma), chiamando a raccolta tutto il Pdl e chiedendo a ogni singolo componente di convincere amici, parenti, conoscenti a schierarsi. Ovviamente con il centrodestra.

Nella foto, Silvio Berlusconi

 

di Attilio IEVOLELLA

 

Alea iacta est. Il ricorso alla competizione elettorale, in autunno, sembra sempre più probabile. Almeno nella visione di Silvio Berlusconi, che, questo pomeriggio, ha lanciato, sul web, un messaggio agli uomini e alle donne del Popolo della Libertà. Diversi gli argomenti affrontati, tutti legati all’attualità strettissima dell’ultima settimana.

Centrale è il passaggio in cui il leader di Arcore afferma che “sarebbe un atto fortemente antidemocratico, addirittura offensivo della sovranità popolare, partecipare a dei nuovi giochi di palazzo per tentare di cambiare, di sovvertire il risultato elettorale e portare al governo chi le elezioni invece le ha perse. Noi siamo per il rispetto totale, per il rispetto assoluto della sovranità popolare. Quindi, se il governo eletto dal popolo non avesse più dietro di sé una maggioranza coesa e compatta, che gli consentisse di realizzare quello che il governo stesso ha promesso ai suoi elettori durante la campagna elettorale, la strada maestra non può essere che quella di ritornare davanti al giudizio del popolo che è sovrano. Chi dice il contrario, invocando magari dei formalismi costituzionali sa bene, benissimo, di dire una falsità”. Logica conseguenza è “essere pronti a qualsiasi evenienza, come quella, ad esempio, di elezioni entro poco tempo”.

E in questa ottica anche l’idea di una campagna elettorale, innanzitutto sul territorio, è già concreta. Così si può leggere l’appello di Berlusconi a “una nuova grande mobilitazione” per settembre, la sottolineatura della necessità di “riorganizzare sul territorio la presenza del Popolo della Libertà”, l’invito a “convincere amici e conoscenti della correttezza delle nostre posizioni” e a “informare tutti quanti di tutto ciò che è riuscito a realizzate il nostro governo in questi due anni. Voi dovete portare a schierarsi al nostro fianco tutti coloro che sono in buona fede, tutte le persone di buona volontà che amano l’Italia e che la vogliono più libera, la vogliono più giusta e la vogliono più moderna, come la vogliamo noi”.

Proprio questo è il nucleo del messaggio lanciato da Berlusconi: fare nuovi proseliti, anche, è evidente, in vista delle eventuali prossime elezioni. Perché l’appuntamento elettorale – già invocato da Bossi – traspare dalle parole del leader del Pdl come un passaggio quasi inevitabile, sia per il “rispetto della sovranità popolare”, sia per la sensazione che il rapporto coi finiani sia ormai irrecuperabile (con una conseguente messa in minoranza del governo, come testimoniano i numeri della votazione sulla sfiducia a Caliendo).

Su questa particolare questione, ovvero la rottura con Fini, Berlusconi attacca a testa bassa: “Alcuni nostri parlamentari, i cosiddetti finiani, hanno deciso di costituire un gruppo autonomo in Parlamento, un’iniziativa paradossale se si considera che sono stati tutti eletti sotto il simbolo del Popolo della libertà (con la scritta “Berlusconi presidente”). Ora è diventato necessario verificare la coesione e la tenuta della maggioranza che sostiene il nostro governo prima di poter procedere al varo di provvedimenti molto importanti di realizzazione del programma. Questa verifica sarà centrata su cinque grandi riforme (la giustizia, il federalismo fiscale, la riforma tributaria, il Sud e la sicurezza. È ovvio che qualora la coesione della maggioranza venisse meno anche su uno solo di questi cinque punti, che sono parte integrante del programma di governo, non accetteremmo mai di farci logorare in un tirare a campare in discussioni continuative che erano tipiche di molti governi della prima repubblica, così come rifiuteremmo anche la prospettiva di dover negoziare al ribasso, direi, quell’azione riformatrice su cui noi ci siamo impegnati e su cui vogliamo essere assolutamente coerenti, mentre altri pensano di farne oggetto di un mercato politico che per noi è avvilente ed hanno l’obiettivo fin troppo scoperto di ribaltare il risultato del voto popolare”. Tasto, questo, su cui Berlusconi batte ancora e batterà anche nelle prossime settimane, in una sorta di campagna elettorale anticipata: “In democrazia ciò che conta è il mandato popolare, e governa chi ha ricevuto i voti per farlo”.

 

ATTILIO IEVOLELLA

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