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L’AGENDA POLITICA E IL PAESE REALE
Tiene banco solo l’ipotesi elettorale. Berlusconi si scontra ancora coi finiani, e apre a Casini. Ma Bossi detta la linea sul voto e sulle alleanze

agosto 22, 2010 di Redazione 

L’agenda politica lontana dai temi più rilevanti per il Paese. Anche in questi ultimi giorni di agosto. E questo week end è servito solo a confermare questa impressione. Perché neanche la presentazione del ‘mini programma’ approntato dal Pdl è servito a calmare le acque. La querelle tra berlusconiani e finiani prosegue, l’ipotesi delle elezioni rischia di farsi sempre più concreta, e anche in questo caso Berlusconi avrà il suo da fare. Soprattutto perché Bossi ha già chiuso le porte, almeno a parole, all’ipotesi di un ingresso dell’Udc (o Partito della Nazione) nella coalizione di centrodestra. Tutto ciò mentre le opposizioni viaggiano su binari separati, e, addirittura, come nel caso del Pd, il leader è costretto a ricomporre beghe anche per l’organizzazione della festa nazionale. In sintesi, una politica sempre più distaccata rispetto ai problemi reali.

di Attilio IEVOLELLA

La penultima domenica agostana, prima della ripresa delle attività parlamentari a settembre, porta con sé, ancora una volta, la necessità di aggiornare l’agenda della politica italiana. In ballo, almeno per ora, nessun argomento di rilievo per il Paese. Tutta l’attenzione è ancora centrata sull’ipotesi elettorale e sui rapporti di forza all’interno della coalizione di centrodestra che sostiene l’attuale governo Berlusconi.

Il ‘mini programma’ scaturito dalla riunione a Palazzo Grazioli dei vertici del Popolo della Libertà sembrava avere portato almeno una tregua nei rapporti tra berlusconiani e finiani. Da Futuro e Libertà per l’Italia erano arrivate parole rassicuranti: voto garantito – anche sul lodo Alfano – in occasione della verifica sulla fiducia in programma a settembre (secondo quanto annunciato da Berlusconi in persona). La tregua, però, è durata poche ore: è bastata l’espressione di una certa perplessità sull’ipotesi del processo breve – secondo gli esponenti finiani, non inserito nel programma originario della coalizione – per riaccendere il fuoco della polemica. Di fronte a questa ipotesi – che in realtà pareva sottintendere una discussione ampia sul fronte della giustizia – il leader del Pdl ha tracciato un solco preciso: “prendere o lasciare”, ribadendo il concetto del “nessuna trattativa sul programma” delineato dopo Palazzo Grazioli. E la successiva presa di posizione di Italo Bocchino, come esponente di Fli, ha cancellato definitivamente la tregua: “Quella del ‘prendere o lasciare’ è una logica commerciale, non politica”. Per poi confermare la oramai probabile nascita di un nuovo soggetto politico, conseguenza, secondo Bocchino, dell’esclusione dal Pdl, e invece, secondo Berlusconi, atto di slealtà nei confronti degli elettori.

A rendere ancora più precari i rapporti c’è anche la possibile campagna acquisti settembrina del Pdl rispetto ai finiani moderati. Nessuna novità clamorosa, si intende, ma l’intenzione di chiedere il voto di fiducia a ogni singolo esponente di Fli, sperando in una risposta positiva ad personam.
Se, nonostante tutto, il voto di fiducia sarà risicato, o addirittura non sufficiente, l’unica soluzione per Berlusconi sembra essere quella del voto. Con la prospettiva, oramai neanche più velata, di un ampliamento della coalizione Pdl-Lega: l’auspicio del leader di Arcore è il ritorno di Pierferdinando Casini. Sempre che quest’ultimo non scelga il ‘terzo polo’, con Fini e Rutelli. E sempre che l’ingresso dell’ex Udc, ora Partito della Nazione, non comporti l’uscita della Lega, che nel Nord Italia pesa e anche tanto.
A quest’ultimo proposito, è stato Umberto Bossi a dettare la linea a Berlusconi: “Così non si può andare avanti”, ha chiosato, facendo riferimento al ‘mini programma’ presentato dal Pdl, “bisogna andare comunque alle elezioni”. E in questa ottica “che Berlusconi cerchi Casini prima del voto, mi sembra ridicolo”, ha affermato il leader della Lega. Pronta anche la replica di Casini: “Non corriamo il rischio di trovarci assieme. Bossi eviti preoccupanti allucinazioni. Berlusconi dice che bisogna essere fedeli agli elettori? Questo vale anche per me”.

Anche questa perenne ricerca dell’equilibrio nella coalizione (anche futura) rischia di spingere Berlusconi ad ammorbidire i toni nei confronti dei finiani per trovare un’adeguata fiducia a settembre. Soprattutto perché le alternative non appaiono graditissime al leader di Arcore: governo tecnico, da un lato, e confronto elettorale con la sola accoppiata Pdl-Lega, dall’altro.

All’interno di questa situazione di precarietà, che si ripercuote non solo sul dibattito politico – e fin qui nulla di male – ma anche sulla condizione socio-economica del Paese, a risaltare è anche l’incertezza delle opposizioni.
L’Italia dei Valori tiene sempre ferma la linea: antiberlusconismo spinto. Come ha confermato l’adesione, nei giorni scorsi, alla seconda edizione del ‘No Berlusconi Day’, in programma il 2 ottobre prossimo. A questa linea, però, si aggiunge l’idea di “rilanciare, insieme a tutte le forze della società civile, la corsa alla riconquista democratica del Paese, fondata su coraggiosi progetti riformisti (che in Italia paradossalmente significa perseguire l’attuazione della Costituzione!)”.
Resta, come sempre, il fronte assai variegato del Partito Democratico. E lì, mentre Bersani annuncia una mobilitazione sul territorio dell’intero partito, a settembre, per “informare gli italiani dei danni che il governo Berlusconi ha prodotto in questi anni e per lanciare la nostra proposta di governo”, allo stesso tempo deve fare i conti con le divisioni interne che si manifestano finanche sull’organizzazione (e sugli inviti) della Festa nazionale a Torino.

 

ATTILIO IEVOLELLA

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