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BERLUSCONI RILANCIA: O FIDUCIA O ELEZIONI
Documento programmatico: centrale la giustizia. E i finiani aprono al voto per il governo

agosto 21, 2010 di Redazione 

L’atteso vertice di Palazzo Grazioli è servito a confermare la linea adottata dal Popolo della Libertà: fiducia all’attuale governo o nuove elezioni. Il concetto è stato ribadito dal leader, Silvio Berlusconi, che ha anche delineato i contenuti del documento programmatico approvato dai vertici del partito, una sorta di ‘mini programma’ per i prossimi tre anni di legislatura. Su questo documento Berlusconi ha annunciato che a settembre verrà presentata una mozione alle Camere: obiettivo è ottenere la fiducia e una maggioranza consistente. In caso contrario, la strada, sempre secondo Berlusconi, è solo quella delle elezioni. Ma ad ascoltare le reazioni di alcuni fedelissimi di Fini, esponenti di spicco di Futuro e Libertà per l’Italia, l’impressione è che a settembre il governo Berlusconi possa reggere. Unico nodo, pare, quello del processo breve. Dall’opposizione, comunque, arrivano considerazioni durissime: sia Bersani che Di Pietro attaccano in maniera diretta l’attuale presidente del Consiglio.

Nella foto, Silvio Berlusconi

 

di Attilio IEVOLELLA

Diverse ore di confronto a Palazzo Grazioli per arrivare alla chiusura del cerchio: la richiesta di fiducia – sui punti programmatici delineati in un documento ad hoc – da presentare alle Camere alla ripresa della regolare attività parlamentare. A dirlo è Silvio Berlusconi, in qualità di leader del Popolo della Libertà e di presidente del Consiglio, nella conferenza stampa – circa trenta minuti in tutto – tenuta a conclusione del vertice. E sempre Berlusconi conferma, ancora una volta, la linea tracciata nelle ultime settimane: se arriva la fiducia in Parlamento, l’attività governativa dovrà proseguire senza rallentamenti; se non arriva la fiducia in Parlamento, l’unica soluzione è il ritorno alle urne. Tutto ciò, ovviamente, secondo il ‘Berlusconi pensiero’, fondato anche sulla convinzione successo elettorale, tanto da affermare che “Pdl e Lega, assieme ad altre formazioni politiche, supererebbero la soglia del 50 per cento”.
Resta da capire se davvero in Parlamento il governo Berlusconi avrà la maggioranza numerica. Per ora, le parole, in serata, di alcuni esponenti di Futuro e Libertà per l’Italia lasciano trasparire l’eventualità che la fiducia possa essere confermata. Almeno sui punti programmatici indicati proprio dal leader del Pdl.

Palazzo Grazioli – Allora, diamo un’occhiata a quella sorta di ‘mini programma’ per i prossimi tre anni di legislatura tracciato da Berlusconi, che ha presentato il documento come uno strumento per “far conoscere ai cittadini la volontà del Pdl per il futuro”. In ballo, tra l’altro, “federalismo fiscale, riduzione della pressione fiscale, piano per il Sud, sicurezza e lotta alla criminalità organizzata e alla criminalità comune, immigrazione clandestina, piano carceri” e last but not least “riforma della giustizia”, con riferimento specifico a “giusto processo, doppio organismo per i magistrati e separazione delle carriere, legge a tutela delle alte cariche dello Stato, legge sulle intercettazioni”.
A questo ‘mini programma’, poi, Berlusconi ha aggiunto anche una sintesi delle azioni portate a termine, ovvero “ricostruzione in Abruzzo, risoluzione dell’emergenza rifiuti in Campania, questione Alitalia; riforma della scuola e dell’Università; successo sul piano economico-finanziario con la politica del rigore; miliardi di euro incassati con la lotta all’evasione fiscale”.

“Il governo ha ben operato. E ciò risulta anche dall’apprezzamento manifestato dagli italiani”, ha chiosato Berlusconi, richiamando il consenso ottenuto nelle ultime elezioni politiche. Anche per questo, ora, “sui punti programmatici indicati in questo documento, che ripercorrono in sostanza i punti del programma di legislatura, il Pdl intende chiedere un rinnovato impegno da parte del Parlamento, perché il cammino, per le riforme che il Paese ha chiesto, sia rapido e senza intralci”. Logica conseguenza la decisione di “preparare una mozione da presentare alle Camere”.

E su quest’ultimo passaggio si è accentrata l’attenzione, anche considerando che la rottura con i finiani potrebbe – o avrebbe potuto – comportare difficoltà nella tenuta della maggioranza. Berlusconi ha preferito non affrontare in maniera diretta la questione, sottolineando, piuttosto, che “in Parlamento servirà una maggioranza non piccola, non risicata”. E di fronte alle voci di una ‘campagna acquisti’ per ottenere l’appoggio di alcuni finiani moderati: “Gli esponenti del Pdl che hanno aderito al nuovo gruppo sono comunque rimasti nel Pdl… E io non ho fatto alcuna telefonata a nessuno di questi parlamentari…”.

Assolutamente netta anche la presa di posizione rispetto a una eventuale mancata fiducia. “Siamo pronti alle elezioni, se in Parlamento non dovesse esserci la maggioranza necessaria per un’azione di governo efficace. Comunque, secondo i nostri focus, otterremmo un grande risultato elettorale e l’attuale maggioranza, ovvero il Pdl e la Lega, e altre forze politiche, arriveremmo a un consenso superiore al 50 per cento. Però io mi attendo una maggioranza non risicata, e, sia chiaro, sui punti del programma non accetteremo l’idea di una trattativa”. E l’ipotesi di un governo tecnico? “Se non ricevessimo dal Parlamento un rinnovato impegno, non ci sarebbe alternativa… la soluzione sarebbe quella di rivolgersi ai cittadini”, ha concluso Berlusconi, a fine conferenza stampa.

Le reazioni – Il vertice di Palazzo Grazioli era attesissimo, anche per le potenziali ripercussioni sui rapporti con i finiani. Da questi ultimi sono arrivati commenti pacati, che hanno sottolineato come “il documento chiede cose che sono in gran parte già nel programma – parola di Italo Bocchino -, quindi non ci saranno difficoltà a votare la fiducia”. Per Carmelo Briguglio “la montagna ha partorito il topolino: il documento presentato da Berlusconi è la sintesi del programma elettorale”.
Unico capitolo aperto, invece, quello relativo al processo breve. Su quest’ultimo aspetto i componenti del gruppo Futuro e Libertà per l’Italia pongono diversi distinguo: “Rimane aperta solo la questione del processo breve”, ammette Bocchino, spiegando poi che “se il premier ce lo chiede, ci spiega, ed è chiaro quanti processi potrebbero saltare, noi siamo disposti a votarlo. Comunque siamo pronti a confrontarci su questo tema”; per Fabio Granata “ci sono due elementi sui quali abbiamo forti perplessità, processo breve e doppio Csm”; secondo Carmelo Briguglio, infine, “diamo una valutazione sostanzialmente positiva del documento che rispecchia in tutto e per tutto il programma sul quale abbiamo avuto il mandato popolare. Ma c’è qualche punto, come il processo breve che non è nel programma elettorale, vedremo il testo, lo valuteremo, ci confronteremo”.
Resta poi il nodo del minacciato ricorso al voto e di una possibile ‘campagna acquisti’ da parte del Pdl: questi ultimi due temi potrebbero avvelenare il clima…
Dalle opposizioni, invece, arrivano durissime critiche. “Berlusconi racconta favole”, afferma Pierluigi Bersani, che considera il documento presentato a chiusura del vertice di Palazzo Grazioli come l’attestazione del “fallimento di questi due anni di governo e non offre alcuna base per affrontare i problemi reali del Paese, dei quali non si mostra la minima consapevolezza. Adesso la parola è al Parlamento. Noi apriremo il confronto tra tutte le forze di opposizione e apriremo la nostra mobilitazione nel paese. Certamente, con un governo così non si può andare avanti”. E toni ancora più netti utilizza il leader dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro: “Berlusconi dice in realtà cosa vuole: una giustizia a suo uso e consumo, un fisco che assicura impunità agli evasori e una politica economica solo a favore della cricca piduista di cui fa parte”.

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