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SUMMIT A PALAZZO GRAZIOLI
Berlusconi e i vertici del Pdl a confronto. ‘Mini programma’ per settembre. E resta l’obiettivo di conquistare i finiani moderati

agosto 20, 2010 di Redazione 

Palazzo Grazioli la cornice. Lì si sono riuniti i vertici del Popolo della Libertà, convocati dal leader Silvio Berlusconi. Presenti, tra gli altri, il sottosegretario Gianni Letta, i capigruppo, il ministro Alfano, Niccolò Ghedini. Obiettivo è prepararsi al decisivo mese di settembre. In questa ottica, l’intenzione è quella di approntare una sorta di ‘mini programma’ da proporre ai finiani, per garantirsi la maggioranza in Parlamento. Si potrebbe anche optare per la fiducia, chiedendo una presa di posizione esplicita, per capire se è possibile portare avanti la legislatura o se è più logico chiedere il voto anticipato. Anche per questo, ovvero la delicatezza degli argomenti e l’importanza per il futuro politico del governo Berlusconi, è difficile prevedere una chiusura in tempi rapidi del vertice. Per ora, con un ottimo pezzo di Marco Maddaloni, delineiamo le prospettive possibili.

Nella foto, Palazzo Grazioli

 

di Marco MADDALONI

Dopo il susseguirsi, nelle ultime settimane, di dichiarazioni e previsioni, di attacchi e concessioni è giunto per il Pdl il momento di un incontro al vertice per analizzare compiutamente i programmi dell’immediato futuro dell’esecutivo.
Il Premier ha quindi convocato per oggi un vertice a Roma, attualmente in corso, a cui partecipano capigruppo e coordinatori del partito e che vedrà come tema principale dell’incontro la definizione del piano in quattro punti che servirà a per saggiare in settembre la tenuta della maggioranza. Ancora prima di avere luogo il vertice ha già dato modo di far parlare di sé nei modi beceri a cui purtroppo la politica italiana ci sta abituando negli ultimi tempi. In un articolo su Il Fatto Quotidiano venivano presentate pesanti illazioni sulla possibilità che il vertice si tenesse a Villa Certosa in Sardegna, con la partecipazione di Ministri e sottosegretari accompagnati da voli di stato, «una serie di clamorose menzogne» come le ha definite la nota prontamente diffusa da palazzo Chigi. Un avvenimento di per sé insignificante ma che rende l’idea di come, anche questa volta, più che preoccuparsi della situazione del Paese e criticare gli errori politici della maggioranza, si scelga un giornalismo urlato e populista.

Meritano quindi più attenzione i quattro punti, fondamentali per l’attività dell’esecutivo, che sembrano già da adesso covare in latere una potenza disgregante per la maggioranza da non sottovalutare. Tra federalismo, questione del sud, fisco e giustizia, proprio quest’ultimo è il punto che potenzialmente arrecherà il maggior numero di problemi alla maggioranza e al suo rapporto con i “finiani”. Una riforma radicale della giustizia che preveda uno scudo per le alte cariche sembra essere, nelle parole del Premier ai suoi, quanto meno necessaria. Ma sia il Lodo il Alfano che il processo breve comportano dei problemi che non possono essere ignorati. Mentre il primo, data la sua natura costituzionale prevede dei tempi molto lunghi, il secondo è fortemente osteggiato dagli uomini che si sono stretti attorno al presidente della camera, proprio quei “finiani” a cui il Premier sta strizzando l’occhio negli ultimi giorni e che vorrebbe veder tornare prontamente tra le sue fila.
Se infatti è vivida l’attesa per il risultato del vertice, che dovrebbe delineare le linee guida del partito di maggioranza da qui a settembre in vista di probabili elezioni anticipate, molto più interessante e rilevante è stato l’incarico dato da Berlusconi, che avrebbe invitato i dirigenti e gli uomini di peso del partito a riportare nelle fila del Pdl almeno un “finiano moderato” ciascuno.
Una missione dovuta, o forse un tentativo in extremis per salvare il governo. Se infatti non sembrano esserci possibilità di ricucire lo strappo creatosi con il presidente della camera Fini ed i suoi fedelissimi, i “falchi” (Bocchino in primis), l’intenzione sembra quella di convincere i numerosi “moderati” a tornare nel partito e scongiurare in questo modo la necessità di un ritorno anticipato alle urne. Il discorso fatto dal Premier ai suoi collaboratori sembra quindi essersi sviluppato, con un certo acume politico, proprio lungo la questione della fedeltà. Addirittura comprensibile secondo Berlusconi quella dei “finiani” verso il loro leader, ma altrettanto necessaria quella verso gli elettori che li hanno portati in parlamento e quindi al governo.

La parola d’ordine sembra pertanto evitare la rottura con la parte più moderata di Fli, cercando in quest’ottica di smussare alcuni punti del programma che verrà discusso domani nel vertice del Pdl, iniziando magari da quello sulla giustizia, tema che interessa e allo stesso tempo preoccupa i “finiani” la cui risposta non si è per altro lasciata attendere: «Siamo tutti moderati ma non smemorati: vi è stata una espulsione politica del Presidente Fini dal Pdl. Se Berlusconi vuol far prevalere la moderazione bisogna ripartire dal giorno prima dell’Ufficio di Presidenza e recuperare quella compatibilità che lui stesso ha messo in discussione» sottolineano in una nota Bocchino e Viespoli, concludendo «È indubbio che i gruppi parlamentari di Futuro e Libertà confermano la loro lealtà al governo e sosterranno l’esecutivo con l’approvazione di tutti i provvedimenti contenuti nel programma elettorale fino all’ultimo giorno di Legislatura»

Il valzer estivo della maggioranza non sembra quindi essere diretto verso una conclusione prossima, attribuendo cosi ancora più interesse all’esito del vertice, in attesa che Fini palesi le sue vere intenzioni e Berlusconi la tenuta reale della maggioranza.

 

MARCO MADDALONI

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