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***Il ricordo***
UNA VENA DI GOLIARDIA NELL’ANIMO DEL NOTABILE DEMOCRISTIANO COSSIGA
di GAD LERNER

agosto 20, 2010 di Redazione 

Aneddotica personale e considerazioni legate all’uomo politico e al rappresentante istituzionale. Questo il ricordo di Francesco Cossiga, tracciato da Gad Lerner, con un pezzo, sul giornale della politica italiana, che prova a evidenziare le caratteristiche di un personaggio che ha segnato decenni della storia italiana. Caratteristiche politiche, come quelle legate alla triste vicenda del rapimento e dell’uccisione di Aldo Moro, e caratteristiche umane, ovvero una vena di goliardia che è esplosa nella vecchiaia di Cossiga, trasformandola in una giovinezza sfrontata. E anche la decisione di lasciare, come testamento politico, quattro lettere alle più alte cariche dello Stato potrebber essere stato, secondo Lerner, un modo per disseminare qualche petardo ‘a scoppio ritardato’ per ridersela dall’aldilà. Leggiamo.

Nella foto, Gad Lerner

 

di Gad LERNER

Una sottile vena di goliardia ha pulsato per decenni nell’anima del notabile democristiano Francesco Cossiga, di precoce e solida carriera, fino a esplodere trasformando la sua vecchiaia in una giovinezza sfrontata, che non si era permesso di vivere e perciò rimpiangeva.

Viveva drammaticamente e allegramente – non c’è contraddizione fra questi due stadi emotivi – la vicenda storica di cui si ritrovò protagonista, a partire dalla guida del ministero dell’Interno nei giorni in cui le Brigate Rosse sequestrarono e poi assassinarono il suo maestro Aldo Moro. Lui si compiacque di vedere il suo nome deformato nelle scritte murali con la sigla delle SS, a conferma di un’intransigenza repressiva non priva di eccessi e spregiudicatezza; ma nello stesso tempo cercò una relazione curiosa con gli avversari di allora, talvolta ammirandone la coerenza e infine riconoscendo di avere sbagliato quando rifiutò la trattativa con i terroristi.

Si è diffusa la voce che Cossiga avrebbe patito il senso di colpa per la morte di Moro fino a perdere la lucidità mentale. Vera la sofferenza, ma falso l’esito. Rimase astuto e, nell’ultimo tratto del suo settennato al Quirinale, liberò irresponsabilmente la sua goliardia, convinto che ciò giovasse a sbloccare le riforme istituzionali in cui credeva.
Da allora è stato una specie di oracolo, simpaticissimo e greve, che le sparava grosse. Senza seguito politico rilevante, ma popolare anche nella sua verbosa rissosità espletata sempre con rara eleganza sintattica.

Non mi sorprenderebbe che Cossiga abbia disseminato tra le sue carte testamentarie qualche petardo a scoppio ritardato, per ridersela dall’aldilà.

Tra i molti ricordi personali, contraddistinti da affetto e ilarità, citerò solo la volta che ci abbracciammo a Gerusalemme, di fronte al Muro del Pianto. Poco dopo lo rividi mentre attendevo il mio turno per entrare insieme ai figli nel Santo Sepolcro. Lui si alzò dalla sedia a rotelle e, passandomi davanti mi diede di gomito: “Ehilà gadlerner! Prima diventi presidente della Repubblica e poi salti anche tu la fila…”.

 

GAD LERNER

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