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DIARIO POLITICO
Pdl-Fli: querelle infinita. Apertura sul lodo Alfano, ma i finiani chiedono un cambio di strategia a Berlusconi. E Bossi anticipa i tempi: “Elezioni tra novembre e dicembre”

agosto 20, 2010 di Redazione 

L’ennesima giornata trascorsa all’ombra della querelle Pdl-Fli. Almeno fino a settembre, fino alla ripresa dell’attività parlamentare, la politica italiana pare continuare a vivere solo in funzione del complicato (non) rapporto Berlusconi-Fini, che si alterna tra aperture possibili su temi delicati (leggi, lodo Alfano) a chiusure secche di fronte all’ipotesi di una campagna acquisti di finiani moderati. Una presa di posizione netta, poi, è arrivata, alla fine, da Umberto Bossi. Il leader leghista si è addirittura spinto a indicare anche il periodo temporale in cui collocare le prossime elezioni politiche, ovvero tra fine novembre e inizio dicembre. Per Bossi la corsa verso le elezioni anticipate, con relativa crisi di governo, è inarrestabile. A meno che… Leggiamo

Nella foto, Umberto Bossi, Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini

 

di Attilio IEVOLELLA

L’ombelico del mondo, per la politica italiana – almeno quella attuale -, è racchiuso nella querelle-telenovela che tiene banco già da diversi giorni: lui (Berlusconi), lui (Fini) e l’altro (Bossi). Lì sembrano giocarsi i destini del Paese, se per destini si intendono quelli rinchiusi nei Palazzi del potere.
E la telenovela anche oggi ha fornito una puntata di aggiornamento.

L’unico spauracchio per l’attuale precaria – almeno a livello di numeri – maggioranza di governo è quello del governo tecnico. A testimoniarlo anche l’ultima uscita di Umberto Bossi, il leader della Lega, secondo il quale è possibile addirittura già prevedere una collocazione temporale per le prossime elezioni: “novembre o dicembre”, ha spiegato. Unica via d’uscita, sempre secondo Bossi, un passo indietro di Gianfranco Fini, ovvero le dimissioni da presidente della Camera: “Sarebbero il gesto fondamentale per fermare questa corsa”. Verso le elezioni, ovviamente.
Mentre la Lega continua a tenere una posizione ‘smarcata’ rispetto al Popolo della Libertà, quest’ultima compagine politica ha da fare i conti, letteralmente, con i finiani: alla ripresa della regolare attività parlamentare il governo Berlusconi rischia di ritrovarsi in minoranza su provvedimenti di rilievo. Ecco perché sembra che si possa ipotizzare, nelle prossime ore, il tentativo di provare a raggiungere almeno una tregua.

In questa ottica, il Pdl si riunirà in un vertice ad hoc convocato personalmente da Berlusconi. Obiettivo: fissare alcuni punti programmatici fondamentali, in materia, tra l’altro, di riforma della giustizia e federalismo. Ed è plausibile ipotizzare anche una discussione sui termini dei rapporti con i finiani e sulla eventualità di riuscire a recuperarne almeno alcuni, i più moderati, all’interno delle file del Pdl.
Intanto, va registrata anche la presa di posizione di Futuro e Libertà per l’Italia, che, attraverso le parole di Italo Bocchino e Pasquale Viespoli, ha preso le distanze dal durissimo attacco mosso dalla Fondazione ‘Farefuturo’ all’indirizzo del presidente del Consiglio. ‘Farefuturo’, attraverso il proprio magazine, ha parlato di “killeraggi mediatici” e di berlusconismo come coincidente con “dossieraggio e ricatti”, sostenendo che “la menzogna diventa strumento per attaccare l’avversario e distruggerlo”, e gli esponenti di Fli hanno preso le distanze in maniera netta, sostenendo che “è fuorviante e strumentale alimentare la polemica a partire da editoriali sicuramente fuori misura e che non impegnano i gruppi parlamentari e che in ogni caso non rappresentano né dettano la linea politica che intendiamo seguire”.
E ancora più di rilievo, soprattutto in vista della ripresa dell’attività a settembre, è la presa di posizione di Adolfo Urso, attuale viceministro allo Sviluppo economico e vicino al presidente della Camera. Per Urso “deve esserci anche la giustizia nel programma per rilanciare l’attività del governo” e all’interno di questo discorso potrebbe trovare spazio anche “un capitolo che tuteli le più alte cariche dello Stato. Siamo favorevoli ad un lodo per il presidente della Repubblica e per il presidente del Consiglio, ma non pensiamo sia necessario per i ministri”. E il deputato Carmelo Briguglio, anch’egli vicino a Fini, ricorda le posizioni assunte: “Da tempo abbiamo dato il nostro consenso al lodo Alfano”.

Ma da Fli arriva anche il bastone, dopo la carota (dell’apertura sulla giustizia). Nel mirino è l’eventualità che Berlusconi ricorra a una campagna acquisti ad hoc per garantirsi ancora numeri certi, seppur esigui, per conservare la maggioranza in Parlamento. Ad affrontare la questione è direttamente il vicepresidente dei deputati di Fli, Benedetto Della Vedova, spiegando che “Se Berlusconi pensa di affrontare la questione a settembre con una campagna acquisti ad personam tra i finiani ha sbagliato analisi e strategia”, perché “c’è un gruppo compatto di parlamentari che insieme hanno reagito a ciò che è all’origine di tutta questa vicenda, l’espulsione di Fini e dei finiani”. Secondo Della Vedova l’unica possibile soluzione è “un patto tra ex amici, che possa garantire qualche semestre di riforme all’Italia. Bisogna sedersi al tavolo, oggi, con un attore in più, che è Futuro e Libertà”.

Sull’altro fronte dell’agone politico, quello delle opposizioni, il movimento è relativo.
Da Pierferdinando Casini arriva, ancora una volta, la proposta di un “governo di responsabilità nazionale”, rifiutando l’ipotesi del ricorso alle urne. Secondo Casini “neanche Berlusconi vuole il voto”.
Per il Partito Democratico, invece, si segnala la polemica relativa alla festa nazionale in programma a Torino. Il mancato invito al governatore del Piemonte, il leghista Roberto Cota, ha provocato la reazione dei ministri Giulio Tremonti, Roberto Maroni e Roberto Calderoli, i quali hanno annunciato la loro assenza. Per gli esponenti del Pd “è solo un pretesto per sottrarsi al confronto”.

 

ATTILIO IEVOLELLA

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