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***Cossiga e la morte di Moro***
HA TRATTATO CON I VERI RAPITORI. E QUEL FATTO FU LA MADRE DI TUTTI I MISTERI
di PAOLO GUZZANTI

agosto 19, 2010 di Redazione 

Con la scomparsa di Francesco Cossiga molti misteri italiani restano con numerosi interrogativi senza risposte. Quali verità nascoste ha portato con sé colui che è stato, tra l’altro, ministro dell’Interno all’epoca del sequestro Moro? Una chiave di lettura, assolutamente meritevole di attenzione e di riflessione, ce la fornisce Paolo Guzzanti, con un pezzo di grande lucidità che richiama alla mente elementi importanti e li mette insieme, gli fornisce un ordine logico e una luce più chiara. Il risultato? “Cossiga ha trattato con i veri rapitori di Moro, che tentò di salvare andando molto oltre il lecito”, sostiene Guzzanti. Leggiamo e proviamo a capire.

Nella foto, Paolo Guzzanti

  

di PAOLO GUZZANTI

Io ho sempre pensato che Cossiga abbia trattato con i veri rapitori di Moro per far loro avere ciò che cercavano, che non era soltanto Moro, ma segreti militari pesantissimi e che poi sia stato beffato dai rapitori veri (che non erano quei quattro straccioni invasati delle sedicenti brigate rosse) i quali si presero i documenti e anche la vita di Aldo Moro che Cossiga (credo non da solo) tentò di salvare andando molto oltre il lecito.
Come faccio a sostenere una tale tesi? Grazie a tre elementi.

Il primo: durante il rapimento Moro sparirono dalla cassaforte del ministro della Difesa tutti i documenti militari più segreti, compresa la famosa Gladio, ovvero l’Operazione Stay Behind. Quei documenti riapparvero poi come per miracolo qualche tempo dopo la morte di Moro.

Secondo: la rogatoria internazionale che nel dicembre 2005 la Commissione Mitrokhin, di cui ero presidente, compì a Budapest su invito della locale Procura Generale portò alla nostra conoscenza il fatto che una parte dei cosiddetti brigatisti rossi era certamente al servizio del KGB attraverso una catena di comando che partiva dall’Organizzazione Separat del terrorista Carlos, che viveva a Budapest ai tempi del caso Moro, la quale organizzazione era diretta e monitorata dalla Stasi della DDR che rispondeva all’ufficio di collegamento con il KGB a Dresda, nella Germania Orientale. Uno dei nomi di brigatisti-KGB è quello di Antonio Savasta il quale, che io sappia, è svanito nel nulla. Il referente della Stasi era l’ufficiale del KGB Vladimir Vladimirovic Putin.

Terzo: Cossiga quando seppe dell’uccisione di Moro ebbe una reazione da shock del tutto ingiustificata: chiunque abbia una persona cara in mano ai terroristi, o una persona amatissima che sta per morire, soffrirà le pene del dolore quando il fatto si verifica, ma non avrà un trauma da sorpresa, come l’improvviso incanutimento e la comparsa di una malattia somatica della pelle che si chiama vitiligine, che coprì gran parte del corpo di Cossiga e lì rimase fino alla fine. Poi Cossiga andò in peregrinazione in tutte le carceri a parlare con i brigatisti arrestati, vietò con alte grida che si parlasse di collegamenti internazionali, impose che si dicesse che le BR erano sole e formate da sanguinari boy scouts della rivoluzione, e infatti tutta quella masnada fu poi liberata in fretta e oggi siede su varie cattedre e ricopre uffici dettando le memorie e facendo persino lezioni all’università.

Questi fatti mi hanno sempre fatto ritenere che Cossiga sapesse quel che aveva combinato e che avesse coperto le sue proprie tracce, esponendosi però a ritorsioni e ricatti interni ed esterni di cui il caso Gladio fu una prima avvisaglia. Quel grave fatto fu la madre di tutti i misteri e di tutte le coperture.

 

PAOLO GUZZANTI

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