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L’INTERVENTO
I primi passi del ‘Tea party’ italiano
di SABA GIULIA ZECCHI

agosto 18, 2010 di Redazione 

Attualità, certo, ma anche riflessioni e approfondimenti in un’ottica che guarda non solo all’oggi ma anche al domani. Questo è il giornale della politica italiana. Così, dopo aver seguito la nascita del ‘Tea Party’ italiano, che invoca più mercato e meno Stato, ora ne registriamo i primi passi compiuti, con un intervento di una delle fondatrici, Saba Giulia Zecchi. Leggiamo

di SABA GIULIA ZECCHI

Dopo le tappe di giugno il movimento ha proseguito la sua marcia, si è dotato di un sito ufficiale, di merchandising per il finanziamento, e altri strumenti di comunicazione. Dopo il confronto di giugno con la cofondatrice del Tea Party California – Southern tax revolt coalition, è proseguito il dialogo con i TP americani, i Tea Party Patriot hanno dimostrato interessamento e sono entusiasti di poter contribuire alla “fight for freedom” anche in Italia. A luglio sono state numerose le richieste per fare tappa in città italiane, tanto al nord quanto al sud (Catania, Brescia, Torino, Bari, Napoli, Pordenone, Verona e altre) e si è parlato del movimento di rivolta fiscale anche in occasione della tre giorni di formazione politica di Azione Universitaria in Versilia, con uno spazio all’interno della commissione di lavoro su cultura, stimoli e approfondimenti. In quella occasione si è potuto creare un confronto schietto con i militanti di AU grazie alla partecipazione di Piercamillo Falasca che ha stimolato la partecipazione dei ragazzi – e talora la contestazione – sui temi economici affrontati dai Tea Party, quali l’abbattimento del fisco, le liberalizzazioni, il malfunzionamento dello Stato assistenziale e l’idea di uno Stato leggero.

In occasioni come questa, di confronto diretto e di scambio di idee, si è constatato che vi è un grande interesse e una partecipazione viva quando si entra nel merito delle policy liberali, quando si racconta, dati alla mano, quanto lo Stato incide sul lavoro dei singoli individui. E a dimostrazione di ciò vi è il fatto che ad affacciarsi ai Tea Party siano cittadini di ogni provenienza sociale, professionisti di diversi ambiti, giovani e adulti in uguale misura. È quello che gli americani chiamano ‘grassroots movement’, il movimento della base: i contenuti di policy promossi a livello più accademico dal principale thinktank liberale italiano, l’Istituto Bruno Leoni, sono gli stessi che i cittadini, tanto gli imprenditori, quanto i lavoratori dipendenti e liberi professionisti, sperimentano nel quotidiano e che chiedono ostinatamente di portare avanti.

Sempre a luglio, sabato 31, si è tenuta la tappa di Forte dei Marmi alla presenza di più di un centinaio di persone. Ospiti dell’evento Leonardo Facco e Giorgio Fidenato del Movimento Libertario, Francesco Carbone di Usemlab, e Daniele Capezzone. Anche Oscar Giannino, entusiasta del movimento, è potuto intervenire telefonicamente, sottolineando i motivi per cui una battaglia per l’alleggerimento fiscale si rende indispensabile.

Il confronto con la classe politica proseguirà anche in futuro con esponenti di entrambe le coalizioni e a maggior ragione ora che la maggioranza attraversa un periodo turbolento, il coordinamento del Tea Party farà attenzione ai contenuti, senza farsi tirare per la giacca da nessun politico e senza costituire un trampolino per qualche area politica in via di rilanciarsi.

È di Ferragosto l’intervista del viceministro Urso che prende i Tea Party americani a esempio di come vorrebbe strutturare il partito di Fini, senza però affrontare i contenuti del movimento, e senza rilevare che il Tea Party nasce con una presa di distanza netta dalla classe politica.
Il punto è sempre lo stesso: non può venire dalla politica la cura per se stessa, ovvero, non basta a un partito assumere una forma diversa per eliminare i difetti di forma di un sistema che ha per natura la scadenza elettorale sulla confezione. Non si tratta di essere ‘anti-politici’, bensì di conoscere i limiti di un sistema basato sul consenso elettorale, per poi costituire un servizio efficace alla politica e quindi al Paese, in modo propositivo e non contestatario. Inoltre, se è vero che il confronto su temi liberali avviene in modo naturale con politici del PdL (come Antonio Martino, che non ha partecipato alla tappa di Forte dei Marmi a causa di imprevisti), si cercherà di interagire anche con le anime liberali di altri schieramenti politici (pensiamo a Morando o Rossi del PD) o a partiti non di maggioranza come Rete Liberal di Riccardo Lucarelli.

L’obiettivo è di introdurre in Italia il semplice meccanismo di endorsement esterno, che permette di premiare chi nei fatti opera sulla base del buon senso, per ridurre l’insensata autocelebrazione della classe politica.

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