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L’ULTIMO SALUTO A COSSIGA
Da stamane omaggio bipartisan al ‘picconatore’. E come addio quattro lettere alle massime cariche dello Stato

agosto 18, 2010 di Redazione 

Dalle 9.20 di questa mattina è costante e continuo il flusso di rappresentanti istituzionali, personaggi politici e semplici cittadini verso la chiesa centrale dell’Università Cattolica di Roma per rendere l’ultimo saluto a Francesco Cossiga. La camera ardente è stata aperta in anticipo rispetto a quanto programmato: il primo a rendere omaggio a Cossiga è stato il segretario di Stato del Vaticano, Tarcisio Bertone. Presenti, tra gli altri, il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, i presidenti di Camera e Senato, Gianfranco Fini e Renato Schifani, gli ex presidenti della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro e Carlo Azeglio Ciampi, il senatore a vita Giulio Andreotti. Quello odierno sarà l’ultimo saluto pubblico. Domani, in forma privata, i funeralil si terranno a Sassari, alle 10.30, nella chiesa di San Giuseppe. E ora il giornale della politica italiana, con un ottimo pezzo di Pietro Salvatori, grande firma anche di ‘Liberal’, prova a tracciare un ritratto di Cossiga, una figura imponente (e discussa) della storia italiana, anche attraverso le parole di coloro che lo hanno conosciuto e che lo hanno talora stimato talora contestato. Leggiamo

Nella foto, Francesco Cossiga

 

di Pietro SALVATORI

«Invano cerco, con passo malfermo, di evitare la fossa che mi attende». Così Francesco Cossiga soleva apostrofare chi gli capitava di incontrare negli ultimi tormentati mesi. Il presidente emerito della Repubblica ha tenuto duro fino alle 13.18 di ieri, quando si è spento nel suo letto d’ospedale, stroncato dall’ennesima crisi cardiocircolatoria.
Il picconatore, che aveva da poco meno di un mese compiuto 82 anni, era ricoverato da lunedì 9 agosto nel reparto di rianimazione all’ospedale Policlinico Gemelli di Roma per un’insufficienza cardio-respiratoria. La salma del presidente sarà oggi esposta presso la chiesa centrale dell’ospedale romano fino alle sei del pomeriggio.
A stringersi negli ultimi giorni intorno alla stanza nella quale il picconatore ha trascorso i suoi ultimi istanti di vita, seguito costantemente dal primario Massimo Antonelli coadiuvato dal suo staff, i figli Giuseppe e Anna Maria, i parenti, gli amici più stretti e gli uomini della scorta, che il presidente chiamava i suoi «angeli custodi».

Già nella notte le condizioni di Cossiga si erano notevolmente aggravate. Dopo un lieve miglioramento nei giorni scorsi, si era reso necessario nel corso della notte il ripristino di tutti i supporti vitali. Fino all’ultima, fatale crisi, preannunciata in qualche modo dall’andirivieni nervoso e preoccupato della figlia Anna Maria nei corridoi dell’ospedale, gli occhi cerchiati, lo sguardo stanco e addolorato.

Da quanto trapela da fonti vicine alla famiglia, Cossiga ha lasciato precise istruzioni sulle proprie esequie. Nessun funerale di Stato, solo il picchetto dei bersaglieri della brigata Sassari dovrà essere presente per l’ultimo saluto all’uomo che ha contraddistinto un cinquantennio della vita politica del nostro Paese. Inoltre avrebbe indicato proprio in Sassari il luogo di sepoltura, accanto alle tombe nelle quali riposano il padre e la sorella.

Ma un politico che ha fatto della provocazione e del mistero la cifra semi-seria della propria carriera nelle istituzioni non se ne poteva andare senza clamore, senza provare ad eternarsi attraverso l’ennesimo, postumo, mistero. Al segretario generale del Senato, infatti, il presidente ha lasciato quattro lettere, perfettamente sigillate, da consegnare alle cariche più alte dello Stato solo dopo la sua morte. Solamente Napolitano, Schifani, che ha interrotto le proprie vacanze per rientrare in tutta fretta a Roma, Fini e Berlusconi, i destinatari delle missive, se lo riterranno opportuno, potranno dunque rivelare quelle che potrebbero essere le ultime picconate di Cossiga. Il primo a riceverla, nel pomeriggio di ieri, è stato Fini, mentre a Schifani è stata consegnata in serata al suo rientro nella Capitale. Se contengono semplicemente una sorta di testamento politico, o siano latrici di segreti della storia della Repubblica dei quali solo le più alte personalità istituzionali e politiche possono essere depositarie, non è ancora dato saperlo. L’unica certezza è che la morte del picconatore lascerà, come forse egli stesso sperava, un alone di mistero destinato a perpetrarsi chissà quanto a lungo nel tempo.

Intanto, nella giornata di ieri, le agenzie hanno subito dato notizia del cordoglio del Vaticano. Una forte stima reciproca legava infatti da anni Cossiga a Benedetto XVI. La segreteria di Stato ha subito reso noto che il Papa è stato informato tempestivamente del precipitare della situazione. «Il pontefice è profondamente addolorato – si leggeva in una nota – e assicura preghiere per il defunto e vicinanza alla famiglia». Il cardinal Bagnasco, segretario della Conferenza episcopale italiana, si è aggiunto al pensiero del Papa, ricordando la figura di un politico che «ha servito il Paese in momenti delicati». Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi ha detto di piangere «un amico carissimo, affettuoso, generoso». «Mi mancheranno – ha aggiunto Berlusconi – il suo affetto, la sua intelligenza, la sua ironia, il suo sostegno». Il primo a porgere le proprie condoglianze al presidente emerito è stato il ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli «Sono davvero rattristato per la morte del presidente Francesco Cossiga – ha commentato la triste notizia – uomo politico di grande spessore che seppe anticipare il cambiamento». Insieme a Matteoli, tutto il centrodestra ha speso parole di stima profonda per il presidente scomparso. Il ministro degli Esteri Franco Frattini lo ha definito «un insostituibile punto di riferimento, che ha illuminato con il suo cattolicesimo liberale gli anni tormentati e bui della storia della Repubblica». «Una voce libera e anticonformista» secondo le parole di Fabrizio Cicchitto, un «inestimabile patrimonio politico» per il vicepresidente della Camera Maurizio Lupi. «Con la scomparsa di Cossiga, l’Italia perde non solo un protagonista di un cinquantennio di storia politica, ma una voce libera, mai conformista, mai omologata alla banalità o al politically correct», ha commentato il portavoce del Popolo della Libertà, Daniele Capezzone. Angelino Alfano, ministro della Giustizia, ha sottolineato che il Paese perde «un uomo delle istituzioni prima ancora che un politico di riferimento per i cattolici italiani». Maurizio Sacconi, suo collega in Consiglio dei ministri, ha ricordato un «leader coraggioso», riservando una stoccata a «coloro che farisaicamente lo celebreranno dopo aver promosso contro di lui una procedura di impeachment».
«Personalità anticonformista, coraggiosa e anticipatrice, un amico scomodo, ma affettuoso e leale» lo ha definito il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini, che ha condiviso un lungo pezzo della propria strada politica al fianco di Cossiga. «La sua scomodità è stata coerentemente preservata in tutto il corso della sua vita – ha continuato Casini – È stato un grande democratico cristiano e ha picconato come pochi altri la Democrazia cristiana, di cui percepiva l’afasia degli ultimi anni; nella fase del bipolarismo ha cercato generosamente e senza successo di limitarne le degenerazioni che tutti constatiamo». Angelo Sanza, esponente dell’Unione di Centro, rimpiange «la sua intelligenza e la sua profonda ironia». L’onorevole Adornato lo ha definito «l’ultimo maestro del cattolicesimo liberale in quella che fu la grande storia della Democrazia cristiana. Cossiga insegnò a molti i principi della filosofia politica liberale, che purtroppo ancora stentano ad affermarsi davvero nel nostro Paese».

Profondi attestati di rispetto e vicinanza umana sono arrivati anche da avversari che nell’agone politico hanno sempre avversato tenacemente l’ex presidente. «È stato un grande protagonista della vita democratica del nostro paese – ha affermato Massimo D’Alema – Con lui abbiamo avuto momenti di incontro così come di aspro conflitto, vissuti sempre con rispetto reciproco e lealtà. In questi ultimi anni ci ha unito un’intensa amicizia, della quale gli resterò grato». «Una notizia molto triste» per il segretario del Pd Bersani, «se ne va una persona singolare e straordinaria e una parte della nostra storia», mentre a Anna Finocchiaro, capogruppo dei democratici al Senato, «mancheranno i suoi pensieri attenti, ricercati, a volte volutamente provocatori, ma sempre di grande lucidità politica e permeati dal profondo senso dello Stato». Una voce fuori dal coro è quella di Gianni De Michelis, che ricoprì importanti incarichi ministeriali nel periodo della presidenza Cossiga, si dice convinto che Cossiga non fosse depositario di tutti i misteri la cui conoscenza gli veniva attribuita. Parole di encomio anche dalle ali estreme dell’arco politico. «Anticomunista convinto, ha però sempre sinceramente rispettato i comunisti». Così Oliviero Diliberto, segretario dei Comunisti italiani, mentre Francesco Storace, leader de La Destra gli ha riconosciuto di essere stato il «primo sdoganatore del Movimento Sociale Italiano».

Particolare, fra i tanti, il ricordo commosso di padre Giuseppe Piemontese, custode del sacro convento francescano di Assisi: «Lo ricordiamo nelle numerose visite alla nostra basilica – ha detto padre Piemontese – come uomo di cultura, lungimiranza politica e profonda fede. Lo raccomandiamo al Signore con la nostra preghiera».

 

PIETRO SALVATORI

 

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