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L’IPOTESI DEL RITORNO AL VOTO
E se si andasse alle urne oggi? I sondaggisti ci dicono chi vincerebbe

agosto 17, 2010 di Redazione 

Il Popolo della Libertà è intransigente, anche a costo di uno scontro con il Quirinale: l’unica alternativa al governo Berlusconi è il voto. Ma se si votasse oggi, come andrebbe? La risposta dei sondaggisti è chiara: Pdl-Lega sarebbe di nuovo l’accoppiata vincente. Almeno stando così le cose, soprattutto a livello di alleanze. A raccontarci tutto è il nostro Pietro Salvatori, grande firma anche di ‘Liberal’, che mette insieme i pezzi di un puzzle complicato, dando a noi l’opportunità di una visione più ampia sull’oggi e sul domani (possibile) del Paese.

Nella foto, Silvio Berlusconi e Umberto Bossi, i leader dell’accoppiata Pdl-Lega 

 

di Pietro SALVATORI 

A domanda secca la risposta è unanime: se si dovesse votare oggi, l’alleanza tra il Popolo della Libertà e la Lega Nord si confermerebbe solidamente alla guida del Paese.

«La lotta è aperta – spiega il professor Mannheimer – ma sono convinto che si riaffermerebbe nuovamente l’alleanza oggi al governo».
«Ma l’opinione in questo momento è mobile, estremamente volubile», afferma Nicola Piepoli, direttore dell’omonimo istituto, che però conferma la tendenza: «La maggior parte dei voti in movimento, degli indecisi per capirci, si aggrega oggi intorno ai partiti della maggioranza di governo».
Stessa opinione per Simone Bressan, tra i responsabili dell’agenzia Spincom. «A mio avviso, in questo momento, la compagine governativa avrebbe i numeri per confermarsi anche al Senato, oltre che alla Camera». Il tutto ipotizzando uno scenario che veda il Partito Democratico alleato con Di Pietro e Vendola. «Al Pd, in termini assoluti di voti – ci spiega Bressan – converrebbe allearsi ad un’ipotetica area terzista. Ma probabilmente subirebbe un travaso deciso di voti verso un’aggregazione a sinistra, magari guidata da Vendola, che farebbe rimpiangere una scelta di questo tipo».

Musica per le orecchie del Cavaliere. Uno scenario di questo tipo costringerebbe Fini a navigare sul filo dell’irrilevanza politica. I dati di Spincom mostrano come l’«effetto Montecarlo» abbia fatto precipitare di oltre due punti in meno di una settimana le intenzioni di voto nei confronti di Futuro e Libertà: dal 6,6% al 4,2%. Una valutazione coincidente con quella di Piepoli: «Sì, direi che Fini oscilla intorno al 5%. Bisogna però considerare che il suo elettorato si colloca sul centro-destra dell’elettorato. Il dato è più o meno quello se si dovesse presentare con il Pdl, se andasse da solo una stima è del tutto imprevedibile».

Ma, di sicuro, la formazione politica che più ha mostrato negli ultimi giorni, almeno apparentemente, di voler andare alle urne è la Lega, che, è opinione diffusa, uscirebbe sicuramente rafforzata dalla prova elettorale.

È il parere anche di Piepoli: «Alla Lega conviene sempre andare a votare, perché è un partito che lavora sul territorio, e ci lavora bene. Gli altri dovrebbero imparare dai politici leghisti». I quali veleggiano verso percentuali importanti, dunque. «Sì – conferma il sondaggista – il dato è sicuramente elevato. Essendo un partito legato al territorio dipende certo molto anche dall’affluenza complessiva. Ma direi che ci aggiriamo intorno al 10, 12% dell’elettorato del Paese».
Conferma questo tipo di lettura Mannheimer: «A via Bellerio non sono preoccupati di andare al voto, anzi. La Lega è oggi un movimento di grande forza, coeso, che attrae nuove fasce di elettorato di ogni estrazione, e che può fare leva su un programma chiaro e preciso, cosa che in pochi oggi possono offrire».
Bressan fa inoltre osservare che è in atto in queste ultime settimane un travaso di voti, lento ma costante, che dal Pdl si spostano proprio verso il partito delle camicie verdi «quantificabile, per ora, in un paio di punti percentuali». Non tantissimi, forse, nel quadro nazionale, ma sufficienti per provocare il sorpasso sul partito di Berlusconi in tutto il nord. «In Veneto è cosa fatta – dà per scontato Bressan – ed il rischio c’è anche in Lombardia». «Siamo in presenza di un partito che pesca voti ovunque, anche a sinistra, ma che in particolar modo li toglie al Pdl – spiega Mannheimer – Per questo il partito del premier non può dormire sonni tranquilli nemmeno in Lombardia».

 

PIETRO SALVATORI

 

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