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E’ MORTO FRANCESCO COSSIGA
Il più giovane presidente della Repubblica

agosto 17, 2010 di Redazione 

Il Politico.it si unisce al dolore dei familiari del presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga, che si è spento quest’oggi alle 13.18 al Policlinico Gemelli di Roma, dove era ricoverato dal 9 agosto scorso. Nella notte appena passata c’è stato un improvviso peggioramento delle condizioni dell’ex Capo dello Stato, che ha cancellato i lenti miglioramenti registrati negli ultimi giorni e che non ha più consentito a Cossiga di continuare nella battaglia per la vita. La camera ardente sarà allestita domani, dalle 10 alle 18 nella chiesa Madre del Policlinico Gemelli. Secondo quanto si apprende i funerali dovrebbero svolgersi in Sardegna in forma privata, a Cagliari o più probabilmente a Sassari. L’ex presidente muore a Roma, dopo il ricovero, nella tarda mattinata di lunedì, al Policlinico Agostino Gemelli per problemi di insufficienza cardiorespiratoria. Passata la notte in terapia intensiva nel reparto rianimazione, in seguito ad un repentino peggioramento, si è spento infine stamani all’età di 82 anni. L’intero mondo politico si stringe in queste ore a lutto, spendendosi in un doloroso susseguirsi di messaggi di cordoglio alla famiglia. E’ una mesta giornata questa, in cui perdiamo uno personaggio emblematico della nostra storia repubblicana. Francesco Cossiga conclude così una carriera politica segnata da un climax sempre ascendente: enfant prodige del diritto, giovanissima guida dei ‘Giovani Turchi’, illustre esponente della DC, capo del Viminale negli anni di piombo, presidente del Consiglio dal 1979-80 e presidente dei Senatori nella IX legislatura, carica prematuramente abbandonata per salire al Quirinale. Una vita passata sempre in prima fila, sotto le luci della ribalta politica. Luci che per loro stessa natura rendono ancor più evidenti i punti d’ombra: ancora indelebili, segnano il nostro difficile passato. Noi del giornale della politica italiana vogliamo, con questo spazio, ricordare l’uomo politico ed il contributo, nei pro e contro, che ha apportato alla storia del nostro Paese. Lasciamo dunque la parola a Stefano Catone ed al racconto della vita del Presidente.

Nella foto, il presidente emerito Francesco Cossiga (1928-2010.)

di Stefano CATONE

Ci ha lasciato, all’età di 82 anni, Francesco Cossiga, personaggio politico che ha segnato, nel bene e nel male, la storia della Repubblica italiana, cavalcando la scena sin da quando, nel 1956, guidò i Giovani Turchi alla vittoria della dirigenza sassarese della Democrazia Cristiana. Nella sua città conobbe Rumor, che nel 1954 era diventato vicesegretario della DC, il quale esortò i Giovani Turchi a “resistere”, mentre questi erano “in rotta di collisione con i vecchi personaggi che non concedevano alcuna libertà”.

Due anni dopo, nel 1958, entra per la prima volta in Parlamento, eletto alla Camera dei Deputati. Già sottosegretario alla Difesa, assume la guida del Ministero dell’Interno nel 1976, a soli 48 anni, per poi essere eletto, sette anni dopo, alla Presidenza del Senato.

Infine, nel 1985, diventa il più giovane Presidente della Repubblica, guidando il Paese nella difficile fase di transizione segnata dal collasso del sistema partitico.

L’elezione alla massima carica repubblicana avvenne a larghissima maggioranza (752 voti su 977 votanti), al primo scrutinio, e con il consenso, oltre che della DC, di PSI, PCI, PRI, PLI, PSDI e Sinistra indipendente.

Una carriera assolutamente straordinaria, ma segnata da una serie di polemiche, sospetti e fatti che hanno contribuito a creare ombre e luoghi di strisciante.
Nel 1966, assunto l’incarico di sottosegretario alla Difesa, fu incaricato di sovraintendere la Gladio, un’organizzazione clandestina, sorta all’interno del contesto NATO, che, da dietro le quinte, operava per prevenire ed eventualmente contrastare possibili attacchi da parte delle forze comuniste. Solamente nel 1990 fu scoperta l’esistenza dell’organizzazione: Cossiga parlò, in diverse occasioni, del valore storico della Gladio, paragonabile a quello dei partigiani, nonostante il presidente della Commissione Stragi, Giovanni Pellegrino, rilevò che “non sono state affatto escluse possibili distorsioni dalle finalità istituzionali dichiarate della struttura, che ben possono essere andate al di là della sua già evidenziata utilizzazione a fini informativi”.

Il ricordo di Cossiga alla guida del Viminale è invece perlopiù legato agli scontri tra forze dell’ordine e studenti, a Bologna, nel marzo del 1977: morirono due studenti, e la protesta studentesca additò le responsabilità al Ministro, storpiando il suo nome, con una kappa iniziale ed usando la doppiaesse delle SS naziste. Nell’ottobre 2008, nel pieno di una nuova contestazione studentesca, Cossiga, intervistato dal Resto del Carlino, suggerì al premier Berlusconi di comportarsi come fece lui nei confronti degli universitari: “Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine emettano a ferro e fuoco la città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri, nel senso che le forze dell’ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano”. Nel pensiero del Ministro, i legami tra movimento terroristico è mondo universitario erano solidi.

Sempre in questo periodo, l’attività di Cossiga fu rivolta alla riforma dei servizi segreti, e alla preparazione di un piano antiterroristico, in stile anglosassone, con una direzione centrale e diverse strutture specializzate, il cosiddetto “Piano Paters”, che successivamente sembra sia stato bocciato da Andreotti.

Gli sforzi in questa direzione non riuscirono però ad evitare il sequestro Moro, nella gestione del quale Cossiga ebbe un ruolo di primo piano: creò rapidamente due comitati di crisi, dei quali, alcuni componenti risultarono poi iscritti alla P2. Lo stesso Licio Gelli ne faceva parte, seppur con lo pseudonimo “ingegner Luciani”.

Con i rapitori non si aprì mai alcuna trattativa, e una sospetta fuga di notizie sull’operato dei comitati contibuì alla soluzione drammatica della crisi. Moro, sotto sequestro, scrisse a Cossiga parole di grande dolore e disperazione: “esiste un problema, postosi in molti e civili paesi, di pagare un prezzo per la vita e la libertà di alcune persone estranee, prelevate come mezzo di scambio. Nella grande maggioranza dei casi la risposta è stata positiva ed è stata approvata dall’opinione pubblica”. A seguito del ritrovamento del cadavere di Moro, Cossiga rassegnò le dimissioni.

Nell’agosto 1979 Cossiga assume la carica di Presidente del Consiglio, che ricoprirà per oltre un anno. Anche questo periodo fu turbolento, segnato dalle accuse di rivelazione di segreto d’ufficio e di favoreggiamento personale, a vantaggio del figlio del senatore democristiano Carlo Donat Cattin, componente di Prima Linea. Le accuse furono dichiarate “manifestamente infondate”.

A seguito di un periodo di allentamento dalla scena politica, Cossiga torna nel 1983, da presidente del Senato, e nel 1985, come raccontato, sale al Quirinale. La presidenza di Cossiga è divisibile in due fasi: una prima, da presidente notaio, un “signor nessuno” che si aggira per il Quirinale, e una seconda, da “picconatore” del sistema. La caduta del muro di Berlino segna il passaggio alla seconda fase.

Il 23 marzo 1990, alla Fiera di Roma, Cossiga si lancia nella prima picconata contro il sistema politico e istituzionale, sollecitando la nascita della Seconda Repubblica. Nello stesso periodo scoppia il citato caso Gladio, e la tensione tra Cossiga e Craxi raggiunge livelli altissimi. Siamo in un momento confuso – durante il quale le accuse al Presidente della Repubblica si fanno sempre più pressanti e frequenti – che si risolve con lo scioglimento delle Camere e l’arresto di Mario Chiesa, nel febbraio 1992. Il 23 aprile comincia la nuova legislatura, e Cossiga decide di annunciare le dimissioni, con un messaggio televisivo, solo due giorni dopo. Tangentopoli scoppia, e Cossiga, smarcatosi, dichiara sul Secolo XIX del primo maggio che “I dirigenti DC la gente li prenderà a sassate per la strada. Io non li ho buttati giù dalle scale, ma la gente non avrà i miei scrupoli”.

Abbandonata per un periodo l’attività politica, Cossiga nel 1998 cerca di andare oltre il bipolarismo, fondando l’Unione Democratica per la Repubblica, alla quale aderiranno Rocco Buttiglione e Clemente Mastella: svolgerà un ruolo fondamentale nella creazione del governo D’Alema.
Dopo aver votato la fiducia al Prodi II, nel 2006, voterà la fiducia al Berlusconi IV nel 2008.

Si conclude così la storia di Francesco Cossiga, lasciando aperti una serie di interrogativi riguardanti la storia della Repubblica ai quali difficilmente sapremo rispondere.

STEFANO CATONE

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