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***L’intervento***
DALLE CARCERI SI PUO’/SI DEVE USCIRE
di FRANCO LARATTA* *

agosto 16, 2010 di Redazione 

Ad un anno di distanza, il deputato del Partito Democratico rivive l’esperienza del Ferragosto con i detenuti. E, oltre a porci delle domande sul modo in cui finora il tema della detenzione (non) è stato affrontato, ci racconta una storia. La storia di un ragazzo finito in carcere troppo presto. Ma, anche grazie alla sensibilità del direttore del penitenziario di Cosenza e alla “complicità” degli altri detenuti, quel ragazzo, seguito a distanza da Laratta, è riuscito, alla fine, a laurearsi. Sconterà ancora qualche anno di pena, ma poi potrà ricostruirsi un’esistenza. E sarà (tanto più) una risorsa per il Paese. E’ questo il senso della pena detentiva, al quale il parlamentare del Pd invita la politica italiana a tornare a fare riferimento. Laratta, dunque. Solo sul giornale della politica italiana.
Nel disegno, Franco Laratta.
di Franco LARATTA
Come lo scorso anno, anche questo week-end di ferragosto in carcere!
Il Programma `Ferragosto in carcere´ non è un gioco né una passeggiata: con i problemi dei carcerati non si fanno voti!
Ed è forse per questo che i governi del Paese non puntano mai sul superamento delle gravissimi condizioni in cui si vive nelle carceri italiane: solo quest´anno siamo a 40 suicidi!

Che fine ha fatto il `Piano carcerci del ministro Alfano? E la legge per far scontare a domicilio l´ultimo anno di pena? E quando si mette mano alle pene alternative al carcere?

E più in generale al caos giustizia in Italia che con i suoi processi lentissimi rappresenta un vero e proprio scandalo?

`Ferragosto nelle carceri´ impegna parlamentari ed istituzioni a rendersi conto di quel `girone infernale´ che è il carcere, di quanto sia brutale la permanenza in questo girone, di quanta violenza e miseria umana si consumino nelle celle. E´ un altro `pianeta´, che prende in `prestito´ per qualche tempo quei cittadini del pianeta terra che si sono macchiati di gravi reati. Per poi restituirli alla società.

Ma le domande che mi faccio sono due (sarebbero molte di più):

1)
La società ha tutto l´interesse a riavere, al termine della pena, cittadini rinati, non delinquenti incarogniti! Lo ha capito la società che non gli servono carcerati violentati dalle condizioni disumane del carcere (in aperta violazione dei principi costituzionali e del buon senso)?

2)
Perché si trova in carcere un numero enorme di cittadini in attesa di giudizio? Lo sanno gli italiani che il 40% della popolazione carceraria non è lì perché condannata a seguito di regolare e giusto processo? Detenuti senza processo, attendono in cella per mesi, di potersi difendere dalle accuse. E nel frattempo entrano in quel girone infernale che li segnerà per tutta la vita, lasciando ferite gravissime che non guariranno mai. Molti di loro risulteranno innocenti al processo, o comunque non saranno mai condannati per diverse ragioni.

Nel carcere di Cosenza, colpito da sovraffollamento, carenze di mezzi e risorse, con poco personale, pochissimi servizi, si potrebbe fare molto di più. Lo consentirebbero le condizioni del carcere,là, alcuni anni fa incontrai un ragazzo lontano dalla ressa delle accaldate celle. Era sistemato in un apposito spazio, intento a studiare, messo in condizione da potersi concentrare, sostenuto in questo dalla direzione e dal personale, all´apparenza non ostacolato dai colleghi carcerati. Un ragazzo che anni prima, giovanissimo, si era macchiato di un grave reato, ha poi accettato la pena, si è impegnato con decisione e testardaggine a non farsi inghiottire dal quel vortice di disperazione e di angoscia nel quale rapidamente si finisce in ogni carcere. Nelle nostre carceri! L´ho incoraggiato e sostenuto. Nel suo viso si leggeva la voglia di riscatto, insieme alla paura di non farcela!

Qualche giorno fa, nel mio ritorno nel carcere di Cosenza, ho chiesto al direttore dove fosse quel ragazzo conosciuto in cella anni prima. Dopo una ventina di minuti lo hanno accompagnato da me, timido e riservato come la prima volta, ma con una espressione più sicura. E´ lui stesso a darmi la bella notizia: aveva da poco conseguito la laurea in Giurisprudenza! Aveva vinto la sua sfida.

Il ragazzo dovrà scontare ancora qualche anno di carcere. In cella, mi dice, continuerà a studiare, ha altri obiettivi da raggiungere.

Abbiamo parlato qualche minuto, l´ho incoraggiato ad andare avanti, a non fermarsi mai. Lui mi ha ringraziato per l´interessamento. Nella sua cella conserva un quadretto con un mio commento apparso sul Quotidiano della Calabria, con il quale raccontavo la sua vicenda personale.

Non so se è possibile, ma per un attimo ho visto un´espressione felice nel suo sguardo. Uno sguardo dal quale traspare tutta la sua storia, il suo dramma, le sue colpe, e la durezza del carcere. Ma quel ragazzo ce la farà. L´inferno del carcere non lo ha avuto.

Tornerà presto, una volta scontata tutta la pena, ad essere un cittadino come tanti altri, proverà a far dimenticare il suo passato, tenterà con tutte le sue forze a rinascere e a rifarsi una vita.

Ecco, è questo che il carcere dovrebbe fare; è questa la sua missione fondamentale.

Ed è questo che la società civile deve pretendere.

FRANCO LARATTA*

*Deputato del Partito Democratico

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