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***Elezioni anticipate***
La posizione della Lega: dal ferreo ottimismo alla tracotanza degli allori non ancora vinti

agosto 15, 2010 di Redazione 

Il Ferragosto quest’anno sembra non aver nulla a che vedere con le Feriae Augusti (il riposo di Augusto). La politica italiana quest’estate è ben decisa a non andare in vacanza. Prendendo in prestito da Marco Maddaloni l’immagine, il ‘tormentone’ di quest’estate è infatti tutto politico: ‘Elezioni sì, elezioni no!’. Sembra girare tutto attorno a questa domanda, che fino al pronunciamento di Napolitano resta tra l’altro arbitraria e prematura. I partiti (piccoli, grandi, neonati che siano) si affrettano a prendere una posizione ‘nell’eventualità’ e fra tutte, la posizione più interessante è stata quella di Umberto Bossi. Da un iniziale incaponimento sulla tenuta della legislatura è passato all’ostinata difesa della giustezza del suffragio popolare. In questo brillante pezzo, ci racconta l’evolversi della strategia leghista Marco Maddaloni. 

Nella foto, Umberto Bossi

di Marco MADDALONI

Elezioni si, elezioni no! Se è vero che ogni estate ha i suoi tormentoni questo è senza alcun dubbio quello che risuona in questi ultimi giorni nella confusionaria vita politica del Paese.
Diversi i protagonisti che continuano a scrivere le strofe di questo motivetto e tra i tanti, gli uomini di Pontida non posso che ricoprire un ruolo di primo piano.

Contrariamente a quanto si è soliti dire, le mezze misure esistono e gli uomini della Lega Nord, con il Senatùr in testa, negli ultimi giorni le hanno attraversate tutte, ribaltando la loro posizione con le cautele del caso.

Meno di due settimane fa, il 30 Luglio, dopo l’incontro con il premier, ai giornalisti che chiedevano a Umberto Bossi notizie su possibili elezioni anticipate veniva mostrato un inequivocabile dito medio, risposta ad una domanda che non meritava spreco di parole. O almeno questo è quanto il leader del Carroccio voleva lasciar intendere, dimostrando con il dito fallico la tenace fiducia nella tenuta del governo. Sicurezza in parte smentita il giorno successivo quando erano trapelate in modo indiscreto delle confidenze fatte da Renzo Bossi (figlio di Umberto) ad un esponente leghista «Lui dice che non ce ne frega nulla se bisogna andare alle elezioni. Perché prenderemmo un sacco di voti».
Il travaso di voti verso la Lega sembrerebbe quindi un ottimo traguardo, che aprirebbe le porte a un controllo ancora più forte del partito di Bossi nel Nord Italia, ma soffermandosi un secondo di più si realizza quale sconfitta sarebbe tornare a casa senza il federalismo fiscale, il punto su cui si è snodata tutta la politica leghista degli ultimi mesi. Considerazioni già fatte dagli uomini del senatur ed è proprio per questo che, volendo credere a quanto lascia trapelare un autorevole dirigente « Tremonti e Calderoli stanno cercando di velocizzare i tempi dei decreti attuativi proprio per spianare la strada al voto».

Il 4 agosto, giorno del voto della Camera sulla mozione di sfiducia presentata dall’Idv al sottosegretario alla giustizia Giacomo Caliendo, che ha visto la mozione respinta nonostante l’astensione dei finiani, dell’Udc, Mpa e Api, Umberto Bossi è sembrato voler leggere il voto dell’aula in modo vittorioso dichiarando a caldo «E’ il segnale che resistiamo, adesso non si va al voto». Più cauto invece nell’escludere ogni possibilità di elezioni anticipate il ministro dell’interno Maroni, che in un’intervista al Corriere della Sera lo stesso giorno afferma: «Il nostro giudice sono i cittadini, non coloro che stanno nei palazzi. Io voglio continuare a essere ottimista, fiducioso che la legislatura continuerà fino alla fine. Ma se la nave va sugli scogli, si torna alle urne. Il rischio di imboscata è più che concreto, come dimostra quello che sta accadendo in questi giorni».

Passata la concitazione del momento la posizione del Senatùr sembra declinare verso una propensione sempre più forte al voto, ma l’aspetto più rilevante in un momento di incertezza nelle alleanze come quello che si sta vivendo, di difficoltà nel capire su chi veramente si può fare affidamento, sono le perentorie dichiarazioni fatte dal leader della Lega il giorno successivo. Nessuna ombra di dubbio nelle sue parole: «E’ vero, sarà molto difficile andare avanti cosi. Se si vota noi e il Pdl insieme spazziamo via tutti. Se sta con noi, Berlusconi vince».

Affermazioni inequivocabili che dovrebbero spazzare via i timori della maggioranza sull’affidabilità della Lega, mettendo finalmente da parte le paure legate al famoso passo indietro del 1994 che sancì la fine prematura del primo esecutivo Berlusconi. Proprio in quest’ottica ha destato un certo clamore il “vedremo” pronunciato dallo stesso Bossi nel pomeriggio del 5 in risposta ad una domanda sull’alleanza con il Pdl alle prossime elezioni, subito rettificata da una nota dell’ufficio stampa del Carroccio che teneva a precisare come il “vedremo” fosse ancora riferito alla possibilità di elezioni anticipate e non alla certezza di un accordo con il premier mai messa in discussione.

Al di là di fraintendimenti ed espressioni ambigue, la volontà della Lega Nord di andare al voto sembra quindi difficilmente equivocabile ed è lo stesso Bossi a confermare queste sensazioni con una serie di affermazioni perentorie nei giorni immediatamente successivi.
Il centro dei suoi discorsi si sposta dal se al quando andare al voto: “si possono fare anche a novembre” e la fiducia in un accordo tra il governo e i finiani sembra abbandonare definitivamente il roccioso leader padano, lasciando spazio a un mal celato pessimismo. La possibilità di un compromesso su un possibile programma in quattro punti da presentare al voto in parlamento «può essere un tentativo in extremis, ma le cose che ha detto e fatto Gianfranco Fini non lasciano tranquillo Silvio Berlusconi e neanche noi».

Il voto anticipato sembra quindi per Umberto Bossi l’unica alternativa per uscire dalla palude in cui sta finendo il Paese come ha affermato durante l’elezione di Miss Padania ad Alassio il 10 agosto. Benchè come tiene a sottolineare il ministro dell’interno Maroni, l’elezione «significa interrompere un percorso positivo» sembra questa la strada decisa per il prossimo futuro delle camicie verdi. Fedeli all’alleanza con il premier, legati al rispetto dei punti minimi del loro programma e decisi a rimanere al governo, che Fini lo voglia o no.

MARCO MADDALONI

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