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Il centrodestra italiano ed il centrodestra francese a confronto Ecco una nuova grande inchiesta in tre puntate 3- La comunicazione e l’estetica

agosto 13, 2010 di Redazione 

Capitolo conclusivo della speciale inchiesta del Politico.it. Il confronto fra il centrodestra italiano e quello d’oltralpe, si concentra ora sul fenomeno che accomuna le due compagini europee in maniera esclusiva: il sarkoberlusconismo. Fenomeno unico nel panorama politico del vecchio continente dal punto di vista estetico e comunicativo, come è evidente, ma non solo. Il nostro Gabriele Federici ci accompagna a scoprirne gli aspetti più profondi, in questo imperdibile pezzo conclusivo. Buona lettura e buona politica!

Nella foto, Nicolas Sarkozy e Silvio Berlusconi

di Gabriele FEDERICI

Alexis De Tocqueville può essere ritenuto il primo pensatore che si sia posto il problema della “comunicazione” nei termini che ci sono oggi familiari. Egli attribuiva all’importanza politica ed anche conoscitiva della stampa una specifica attenzione al modo in cui le forme e gli strumenti del comunicare influenzano e definiscono i rapporti sociali.

Nel primo libro della “Democrazia in America” (1835), egli assegnava alla stampa, e al giornale in particolare, “istinti e passioni suoi propri”, stabilendo così per la prima volta uno scarto fra il puro contenuto e il medium che lo veicola. Nel secondo libro (1840), enunciava una tesi all’epoca relativamente isolata, quella secondo cui “i giornalisti si fanno sempre più necessari a mano a mano che gli uomini diventano più uguali e l’individualismo più temibile”, in quanto costituiscono una sorta di essenziale tessuto connettivo della società democratica, la cui coesione non può essere più affidata né ai vincoli ereditari, né alle istituzioni statuali, né allo scambio linguistico tête-à-tête.

E’ passato oltre un secolo e mezzo dalla scomparsa di Alexis Tocqueville e le tecniche comunicative del potere sono mutate, ovvero hanno sviluppato una loro specificità all’interno della dimensione epocale che stiamo vivendo. Pierre Musso, professore francese già menzionato, afferma che il sarkoberlusconismo, mentre vuole rinnovare la politica o presentarsi come antipolitica, non per questo evita di usare gli strumenti tradizionali per la conquista e l’esercizio del potere. Anzitutto mette in scena un simbolismo, perchè la politica si definisce come la « teatralizzazione di un riferimento simbolico ». Questa, secondo Musso, non è affatto una novità, anche se i mezzi televisivi mettono a disposizione strumenti potenti di diffusione e di rappresentanzione per immagini. Nella famosa teoria dei « due corpi del re », lo storico Ernst Kantorowicz ha evidenziato come il re sia dotato di un corpo naturale, o fisico, e di un corpo politico, o mistico. Il riferimento simbolico fondante (sia esso Dio, il contratto sociale, la nazione, la Repubblica) è la forza che legittima l’uomo politico. Il rappresentante, continua Musso, è sempre doppio: così il sarkoberlusconismo « rappresenta », attraverso l’elezione, una parte delle società italiana e francese, ed evoca nelle sue messe in scena quella potenza che pretende di incarnare.

Il sarkoberlusconismo, però, non coltiva tanto il simbolismo tradizionale dello Stato, soprattutto in Italia dove esso è considerato inefficace e burocratico, quanto quello dell’impresa e del mercato. Il politico sarkoberlusconiano, asserisce il professore transalpino, si presenta in primo luogo come « imprenditore », come il « padrone » alla testa dell’azienda-paese. Berlusconi lo ostenta, dichiarandosi semplicemente « presidente imprenditore », un antipolitico entrato alla politica, e Sarkozy sviluppa un analogo attivismo celebrando la « cultura dei risultati » secondo il modello manageriale.

Incarnando i valori dell’impresa, il sarkoberlusconismo mira a deregolamentare lo Stato assistenziale e a liberare il paese dalle pastoie (per quanto riguarda la « deregulation », si pensi alle numerose volte nelle quali Berlusconi cita Reagan, oppure ad un testo di Jean-Marie Colombani dal titolo « Un americano a Parigi. Gli errori e le scelte di Sarkozy »), per promuovere uno Stato neoliberista sciolto da tutte le convinzioni sociali costruite nel dopoguerra. Berlusconi, che scopre la politica, secondo Musso, nel momento in cui vi entra, fa parte dell’antipolitico nell’agone politico e dell’antistatalista alla testa dello Stato.

Se Berlusconi è un imprenditore esterno alla politica, al contrario, Sarkozy è un politico professionista che ha rotto con la forma classica di gestione della politica integrandovi i valori dell’impresa. Il sarkoberlusconismo si forma intorno a questo nodo gordiano, il rapporto fra politica ed economia, fra Stato e impresa. Un’altra peculiarità del sarkoberlusconismo è la combinazione delle culture dell’azienda, dello sport e dei media, insieme ad alcuni valori cattolici, per rabbecciare la politica in crisi e reinvestire lo Stato, in una miscela originale di celebrazione della competitività e della « moralizzazione » del capitalismo. Esso, infatti, unisce in maniera sincretica valori presi in prestito dal management aziendale, come l’efficacia, l’efficienza e la promessa di successo, dallo sport, come la competizione, e dell’etica cattolica, come la compassione, la famiglia e il valore-lavoro quali fonti di ogni ricompensa terrena. Per incarnare questo simbolismo, sovraespone il corpo del presidente e lo mette in scena.

L’immagine del corpo presidenziale deve incarnare giovinezza, lavoro, attivismo e identità nazionale. Indica che, Sarkozy o Berlusconi, è il manager di quella grande azienda che è il paese. Presenta un corpo efficace, dinamico, onnipresente, sempre in movimento, tutto calato nell’urgenza e nella cultura dell’azione e del risultato. La scommessa del sarkoberlusconismo è affermare che il corpo simbolico della neopolitica non è più quello statico e solenne dello Stato, ma un corpo ibrido e fluido, nel quale lo sportivo, il dirigente d’azienda e il conduttore televisivo si confondono con il corpo del principe. Questo corpo composito del politico sarkoberlusconiano dà a vedere che il capo esercita una difficile missione al serivizio del paese, alla prese con la globalizzazione, missione che può spingersi fino al sacrificio e al martirio.

Conclude Musso, in maniera provocatoria: in paesi a forte tradizione cattolica il corpo del presidente sarkoberlusconiano è costruito sul corpo di Cristo, ora corpo sofferente e vicino al popolo, ora corpo trionfante al servizio del successo e di una vocazione superiore.

GABRIELE FEDERICI

Le altre puntate:

1- Reciproche influenze

2- La politica interna

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