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QUANDO IL ‘TERZO POLO’ DIVIDE ANCHE A SINISTRA

agosto 12, 2010 di Redazione 

Lo scisma dei finiani ha portato due conseguenze facilmente riscontrabili nel panorama politico italiano, da una parte l’indebolimento delle file della maggioranza, dall’altra la formazione del codidetto ‘terzo polo’ che ora si contrappone all’ala del centrodestra parlamentare. E fin, qui nessuna nuova particolarmente rilevante. Ma che il ‘terzo polo’ abbia sfaldato anche il centrosinistra, è una notizia alla quale noi del giornale della politica italiana non possiamo non dare una certa rilevanza. Due posizioni, nuove con relative correnti, stanno agitando Via di Sant’Andrea delle Fratte: con o contro il terzo polo? Ce ne parla Attilio Ievolella.

Nella foto, Rosy Bindi e Enrico Letta

di Attilio IEVOLELLA

I conteggi saranno rinviati a settembre. Alla ripresa della regolare attività parlamentare. Anche se l’ultima votazione, alla Camera, sulla proposta di sfiducia al sottosegretario Caliendo è servita come test: l’astensione da parte dei componenti dei gruppi dell’Unione di Centro, dell’Alleanza per l’Italia e di Futuro e Libertà per l’Italia ha chiarito, al Parlamento come al Governo, che la maggioranza è sempre più precaria. E su questioni significative – legittimo impedimento, ad esempio – potrebbe andare in crisi, in maniera clamorosa. Anche per questo Umberto Bossi ha esplicitamente detto di auspicare subito il ricorso alle urne. E Berlusconi è pronto alla battaglia campale, ovvero ‘noi contro il resto del mondo’…

In questa proiezione avrà un ruolo anche il famigerato ‘terzo polo’? Stando ai numeri, sì, soprattutto se davvero Udc, Api e Fli troveranno un’organizzazione comune. Ma oltre ai numeri, in politica, esiste anche l’importanza del ‘peso specifico’ e dell’alleanza. E qui entra in gioco il fronte variegato delle opposizioni, che, in queste ultime ore, sembra pronto a compattarsi per un’unica prospettiva: governo a tempo.

Ma se sul breve periodo sembra, almeno in apparenza, esserci uno spiraglio – governo tecnico – per l’opposizione, sul lungo periodo la situazione è molto più ingarbugliata. Se si vota, quali sono le alleanze da mettere in campo? Se si va subito alle urne, quali sono gli interlocutori di riferimento?

A dover rispondere, senza riuscirci, almeno per ora, è ancora una volta il Partito Democratico, che, in una sorta di condominio litigioso, continua a dividersi praticamente su tutto. Prima sul leader da opporre a Berlusconi – che non lascia, anzi, vuole raddoppiare, sempre che l’accordo con la Lega regga… – e poi anche sulla composizione della coalizione. Più spostata verso la sinistra radicale, coinvolgendo Vendola – che si è proposto addirittura come candidato per le ‘primarie’ che dovranno indicare il leader della coalizione – e facendosi accompagnare dall’Italia dei Valori, o più orientata verso il ‘centro’, con un’alleanza di extrema ratio col futuro ‘terzo polo’?

“Domandare è lecito, rispondere è cortesia”, dice un vecchio adagio. Il problema, per il Pd, è che, anche in questo caso, i comportamenti cortesi, ovvero le risposte, sono troppi. Così come troppe sono le posizioni espresse da esponenti di spicco del partito. Così, Letta (e i dalemiani) paiono propensi ad avvicinarsi a Casini e company; i veltroniani sembrano, invece, indicare la strada di una coalizione che rifugga l’area centrista (che avrebbe dovuto essere già conquistata, in teoria, con l’aggregazione Democratici di Sinistra-Margherita); Rosy Bindi (capace anche di interpretare gli umori dei centristi rimasti ancora nell’area del Partito Democratico) ha allontanato l’idea stessa dell’accoppiata con il ‘terzo polo’, ma, allo stesso tempo, alcuni centristi guardano con grande attenzione e interesse alle parole di Casini, Rutelli e (eventualmente) Fini.

In questo bailamme Pierluigi Bersani è costretto a camminare su un filo sottilissimo, ad altezze non indifferenti, come in un circo d’altri tempi. Lo testimonia la sua ultima, in ordine di tempo, presa di posizione di fronte all’ipotesi di elezioni: «Noi ci rivolgeremmo alle forze del centrosinistra e dell’opposizione per una strategia comune, di cui siamo già pronti a proporre e a discutere le basi politiche e programmatiche». Discorso aperto a tutti, quindi, dal ‘terzo polo’ alla sinistra radicale, passando per l’Italia dei Valori e i Radicali. Discorso quanto praticabile? Rispondere, in questo caso, più che cortesia… è difficile. Soprattutto perché l’impressione è che mentre in Parlamento gli equilibri della maggioranza siano davvero precari, fuori dal Parlamento stiano diventando sempre più deboli i legami che hanno tenuto insieme, sino ad ora, le varie anime del Partito Democratico. Soprattutto nelle ‘stanze dei bottoni’.

La prospettiva di andare presto alle urne, o, in alternativa, l’idea di un governo tecnico sembrano soltanto aver avuto l’effetto di accelerare una sorta di processo di frantumazione della realtà politica italiana, frantumazione che rischia di andare molto al di là del semplice ‘terzo polo’. E la sensazione è che possa essere ancora Berlusconi a giovarsene, soprattutto approfittando di una legge elettorale – variabile di cui bisognerebbe tenere maggior conto – quantomeno discutibile.

ATTILIO IEVOLELLA

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