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Diario Politico. Berlusconi: “unità o scelte dolorose” Bossi: “i governi tecnici non sono mai una buona soluzione per le democrazie”, ma Di Pietro, Bersani ed i finiani ribadiscono il ‘no alle urne’

agosto 12, 2010 di Redazione 

Si conclude anche questo intenso mercoledì di politica italiana. Dopo la schermaglia fra gli esponenti di ‘Futuro e Libertà’ e quelli del Pdl, finalmente in serata sembra che l’aria del centrodestra si faccia più respirabile. Silvio Berlusconi, dopo giorni di difficile gestione degli scismatici finiani, apre all’unità dell’Esecutivo. Un piccolo passo per il Cavaliere, un grande passo per la longevità della legislatura. Mentre fra gli ex compagni di partito sembrano riaprirsi possibilità di far resuscitare il mandato elettorale e portarlo così ad una fine naturale, i restanti partiti si dividono ‘in voto subito’ e ‘governo di garanzia’. Nella nota quotidiana del Politico.it troverete le posizioni di Lega, Pd, Idv ed anche il totonomi estivo, che registra una new entry. Questo e molto altro nel racconto della giornata, curato stasera dalla nostra Ginevra Baffigo. Buona lettura!

Nella foto, i finiani Fabio Grananta ed Italo Bocchino in primo piano

di Ginevra BAFFIGO

Giornata a dir poco incandescente quella di oggi, in cui si registra un’intensa escalation di tensione fra il Pdl e Fli. Fortunatamente l’acredine verbale cala in serata, dove addirittura il premier apre all’ipotesi di una ritrovata «unità», in alternativa a «scelte dolorose e definitive».
Ancora oggi la pietra dello scandalo è la questione monegasca che vede impelagato il presidente della Camera in una noiosa, e talvolta pesante, querelle mediatica dalla quale il Pdl di certo non ha voluto dissociarsi. Al contrario, ieri l’affondo di Bossi, sulla «palude» nella quale si trova la maggioranza, sembrava aver segnato il definitivo punto di non ritorno. I finiani sbottano contro gli ex alleati, ed al centro delle accuse finisce niente di meno che il presidente del Consiglio in persona. Fra i più acerbi commenti registriamo quello di Carmelo Briguglio (le cui dichiarazioni abbiamo raccolto per primi all’indomani della formazione del FLI). Il deputato del gruppo ‘Futuro e Libertà’, vicinissimo a Fini, ritiene che il capo del governo abbia «il dovere di dire agli italiani come acquistò la villa di Arcore dove viveva insieme all’eroe Vittorio Mangano, come riuscì ad assicurarsi per soli 500 milioni di lire questo immobile di 3.500 metri quadri con terreni di circa un milione di metri quadri grazie al ruolo di Cesare Previti prima avvocato della venditrice e subito suo legale e uomo di fiducia». «Fini – rimarca ancora Briguglio – ha dato risposte precise ed esaurienti sulla casa ereditata da An a Montecarlo. Attendiamo ora che altrettanto faccia il presidente del Consiglio. E dica anche se lui, la sua famiglia, il suo gruppo imprenditoriale fanno ricorso a società offshore con sede in paradisi fiscali e dia tutti i dettagli sugli intrecci fin dall’inizio della sua attività imprenditoriale con finanziarie svizzere. Aspettiamo sue dettagliate ed esaurienti risposte».

Parole al vetriolo che sembrano gridare “da qual pulpito…”, non solo contro il premier ma soprattutto alle colonne da cui sferra l’attacco Feltri.
Fatto sta, che in politica toni così netti non premiano, e rapidamente da palazzo Madama c’è chi si dissocia. Una breccia rapidamente si apre nel neonato gruppo e qui si inseriscono le parole del premier, che in una nota di palazzo Chigi scrive: «Al di là del frastuono delle irresponsabili e a volte farneticanti parole pronunciate da taluni contro il Governo e contro la propria stessa maggioranza, se vi sarà questo spirito costruttivo contenuto nelle dichiarazioni di alcuni senatori del centrodestra, che accolgo con grande soddisfazione e disponibilità, sarà certamente possibile ritrovare quell’unità che, ove mancasse, non potrebbe che portare a scelte dolorose e definitive».
Berlusconi infatti sembra aver stilato una lista di senatori che potrebbero rientrare nelle file Pdl, ed con questa lettura si potrebbero ben interpretare le parole del comunicato.
Ad ogni modo, quale che siano le finalità della nuova posizione del premier, la replica dei finiani è repentina. «La disponibilità del presidente del Consiglio a ricercare una nuova unità del centrodestra nel rispetto del programma che ci vincola congli elettori è un segnale positivo- celebrano Italo Bocchino, Silvano Moffa e Pasquale Viespoli in una nota-. Auspichiamo che questo segnale serva a recuperare un clima di reciproco rispetto tra istituzioni che vanno valorizzate e non dimissionate con richieste peraltro irricevibili». Approfittando della prima giornata di sole dopo la tempesta, i finiani avanzano anche la richiesta che «si blocchi l’aggressione quotidiana nei confronti di Fini e si esca da questa fase di esasperato conflitto».

L’aut aut del premier non trova l’eco dell’ormai simbiotico Bossi. Questi infatti, una volta decisosi per le economicamente non sostenibili elezioni anticipate, sembra non voler retrocedere ne piegare su nuovi accordi. Il Senatùr anche oggi ribadisce: «Governi tecnici? no. Non sono una buona soluzione per le democrazie; occorre tornare subito alle urne e far decidere al popolo». Irremovibile dunque il leader del Carroccio, in un giorno in cui anche Di Pietro sembra contemplare diversi scenari: «siamo disposti ad allearci perfino con il diavolo pur di ridare al Paese una speranza per il futuro». L’ipotesi di un governo di garanzia, fino a poche ore fa scongiurata dall’ex pm, sembra ora rientrare nel ventaglio delle possibili uscite dalla crisi istituzionale: «Siamo anche disponibili, semmai ciò fosse possibile, a lavorare affinché il Parlamento dia al Paese una nuova legge elettorale e una legge che garantisca realmente il pluralismo e la correttezza dell’informazione. Ma, in questo caso – aggiunge con forza il leader Idv -, vogliamo dal Presidente del Repubblica una data certa e un mandato chiaro per evitare che, come al solito, un governo tecnico di emergenza divenga governo di lunga durata, pur non avendo alcun consenso elettorale».

L’Idv sembra quindi accorciare le distanze con il Pd e con il nuovo terzo polo, le forze che d’altra parte, è bene registrare, alle elezioni gareggerebbero, rispettivamente, per un secondo e terzo posto. Quanto alla vittoria, sebbene un po’ risicata, sarebbe ancora ad esclusivo uso e consumo del Cavaliere e dell’alleato dal fazzoletto verde.

Il Pd è ancora in forse. Mentre tutti sembrano prendere una posizione inequivocabile, anche nei confronti dell’elettorato, la classe dirigente del Pd continua a lasciarsi lambire dai flussi incostanti quanto violenti della nostra politica. Il segretario Democratico insiste anche oggi nell’invitare il premier a riferire nelle opportune sedi parlamentari «cosa intenda fare in questo indecoroso marasma». Bersani non delinea quindi una linea, non per sé, non per il partito, né per chi dovrebbe o vorrebbe votarlo. «Se la rottura del mitico predellino portasse ad una situazione tale da rendere inevitabili le elezioni e per giunta con questa vergognosa legge elettorale – spiega poi Bersani – noi ci rivolgeremmo alle forze del centrosinistra e dell’opposizione per una strategia comune di cui siamo già pronti a proporre e a discutere le basi politiche e programmatiche».

Pisanu in vantaggio su Tremonti? Il governo sta sopportando questa dolorosa canicola, ma fra tornate elettorali richieste a gran voce e governi tecnici, se ne seppellisce il corpo prima ancora che abbia esalato l’ultimo respiro. Il presidnete del Consiglio, mentre le compagini del mondo politico si affrettano ad imboccare una delle due strade da ‘post Berlusconi premier’, ricorda: «Il riconoscere che il mandato elettorale ricevuto e il programma di governo votato da milioni di italiani sono da rispettare come assoluto valore etico – afferma Berlusconi – è l’unico atteggiamento responsabile e costruttivo che si aspettano i nostri elettori. Elettori del PdL e della Lega che ci hanno sostenuto e consentito di vincere tutte le competizioni elettorali dal 2008 a oggi, comprese le recenti elezioni regionali. Elettori che non potrebbero comprendere come alcuni possano dividersi per giochi di palazzo della vecchia politica ed esclusivamente per un tornaconto di parte». Gli elettori dunque, ed il suffragio popolare datato solo 2008. Che però varcata la soglia dei palazzi romani si dimenticano rapidamente. Mentre lo scranno di palazzo Chigi è ancora caldo, e teoricamente occupato, ci si affretta a fare la propria giocata sul totonomi dell’estate: l’accordo sul governo tecnico ancora non c’è, ma di nomi da mettervi alla guida se ne fanno a iosa. Dopo il titolare di via XX settembre, che nei primi giorni della crisi andava per la maggiore, ora il più gettonato sembra essere Giuseppe Pisanu: ex ministro dell’Interno, deputato Pdl ed attuale presidente della Commissione Antimafia. Piace ai finiani, piace ai cattolici del Pd, ai veltroniani, e sembra riscuotere un buon credito anche negli ambienti dell’Italia dei Valori. Per il centrodestra, troviamo ancora Briguglio, che ribadendo una certa ostilità nei confronti del premier, sostiene pubblicamente la ‘candidatura’: «Nel momento in cui assistiamo a una sorta di golpe istituzionale che non ha precedenti nella storia con il presidente del Consiglio che chiede e opera per ottenere il dimissionamento del presidente di uno dei due rami del Parlamento. Forse bisogna riflettere se non sia il caso di dare vita a un governo di garanzia, presieduto da una personalità. E Beppe Pisanu potrebbe essere una di queste di personalità». Il centrosinistra accoglie la nomina. Ne amplifica l’eco il presidente del Pd Rosi Bindi: «Tocca al presidente della Repubblica indicare la persona, noi non abbiamo mai fatto nomi e continueremo a non farli. Pisanu è una persona importante, l’equilibrio e la saggezza che ha dimostrato in questo periodo può renderlo importante per contribuire a questa fase così complicata».
Il dibattito con ogni probabilità proseguirà tutta l’estate, ma quel che è certo è che alle porte dell’autunno ci aspettano moltissimi colpi di scena.

GINEVRA BAFFIGO

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