Top

FRENESIA ELETTORALE IN PARLAMENTO? NON PER I RADICALI

agosto 11, 2010 di Redazione 

Un panorama completamente trasformato è quello che si prepara per il caldo autunno 2010. Sulla scrivania della politica italiana dovrebbero esserci le Riforme da intraprendere e soprattutto un quanto mai auspicato calare della tensione fra le varie compagini. Il dialogo fra le parti è infatti fondamentale in democrazia, ma in questi giorni si astiste piuttosto ad un continuo, stancante e  fine a se stesso, litigio nelle parti. A distaccarsi completamente dalle posizioni più quotate (pro governo tecnico o pro voto? questo è il dilemma dei più), troviamo ancora una volta il partito dei Radicali Italiani, che si astengono dalla scelta del male minore, ribadendo l’autorità conferita dal suffragio popolare all’attuale governo Berlusconi. La posizione del partito di Marco Pannella ed Emma Bonino è però ben più complessa, ed un’analisi dettagliata fa ritrovare, in questi tempi bui, il sano gusto di un corretto gioco politico.

Nella foto, Marco Pannella ed Emma Bonino

di Flavia CAPPELLINI

La politica italiana è giunta alla sua pausa estiva in un clima particolarmente surriscaldato dal precario stato di salute in cui versa l’attuale governo. Appelli all’unità nazionale ed alla coesione di partito sono stati lanciati da più fronti per affrontare al meglio quella che è stata definita una importante crisi legislativa. In questo panorama la posizione del partito Radicale è senz’altro una voce fuori dal coro della minoranza: il governo Berlusconi deve restare al suo posto finché ne ha le possibilità. Solo nel caso di definitivo crollo istituzionale, allora, è pensabile andare subito al voto, meglio con una riforma elettorale maggioritaria uninominale all’americana.

La creazione di un nuovo gruppo nel centrodestra distinto dall’originario PDL è l’unica vera novità estiva registrata ai microfoni di Radio Radicale, dove si commenta il primo tentativo posto in essere nel centrodestra di affrancamento dal fenomeno del berlusconismo, segno questo che i tempi sono forse maturi per riportare il principio della legalità, soprattutto istituzionale, al centro del dibattito di entrambi gli schieramenti. Ed è forse con leggero compiacimento che da Largo Argentina si osserva con interesse la nascita di Futuro e Libertà, gruppo di maggioranza presente in entrambe le camere, facente riferimento a Gianfranco Fini ed ai deputati a lui più vicini. Tra questi, Benedetto Della Vedova, ex militante radicale (dal 1994 al 2005), fuoriuscito dal partito durante la svolta socialista de La Rosa nel Pugno nel 2005, ed oggi vicario del gruppo finiano alla Camera.

Al contrario, invece, la scarsa animosità che contraddistingue le dichiarazioni dei maggiori esponenti radicali in merito alle proposte politiche di questi giorni, è data dalla relativa importanza che gli stessi stanno concedendo a delle congetture, come loro stessi amano definire, prettamente partitocratiche. Le pressioni per la delineazione di un governo di unità nazionale e la creazione stessa di un polo centrista sarebbero, quindi, espressione di un sistema che reinventa forme nuove per tutelare contenuti stantii. Soprattutto, una formazione tecnica che includa gli attuali elementi partitici più importanti escludendo, però, la figura dell’attuale Premier, appare ad occhi radicali come una proposta dettata maggiormente dalla paranoia dell’anti-berlusconismo che non piuttosto dal buonsenso. Se l’obiettivo di tale governo dovesse essere, come auspicato dal PD, la riforma del sistema elettorale, allora maggiormente entusiasmante sarebbe senz’altro un dibattito vero su tale proposito. Accusa, questa, lanciata da Emma Bonino e Marco Pannella in più occasioni nelle dichiarazioni degli ultimi giorni. Gli stessi, inoltre, si sono espressi apertamente contro l’ipotesi del voto anticipato, auspicando che l’attuale governo, l’unico legittimato da consultazione popolare, sia in grado di concludere l’attuale legislatura, anche in vista dei delicati appuntamenti di finanza e di economia autunnali che si prospettano.

Nel frattempo, su iniziativa dei leader radicali, si sta tentando d’istituire un Comitato per la riforma della legge elettorale in senso maggioritario uninominale, composto, tra gli altri, dagli stessi Bonino, Pannella, Della Vedova ed il prof. Pietro Ichino (PD). Tale riforma si vede necessaria per rispettare la svolta maggioritaria sancita dal referendum del 1993, e per garantire un minimo di democraticità alle future consultazioni, restituendo ai cittadini la possibilità di scegliere i propri parlamentari, ma evitando la creazione delle condizioni che hanno favorito negli anni ottanta lo scandalo del voto di scambio, creando invece un forte legame tra il candidato ed il proprio territorio grazie all’istituzione del seggio uninominale.

Rispetto per le scadenze naturali legislative, semplificazione del quadro politico, pluralità d’informazione e abrogazione delle liste bloccate tramite la creazione dei collegi uninominali per garantire un controllo diretto degli elettori sull’operato dell’eletto: questi i rimedi radicali contro la partitocrazia italiana.

Tuttavia, le forze politiche in gioco, ad eccezione del PD, sembrano spingere maggiormente verso un voto anticipato addirittura a Novembre. Riguardo a questa possibilità, l’analisi di Largo Argentina ne individua proprio in Silvio Berlusconi il maggior beneficiario: egli può, in primis, contare sull’ausilio dei mezzi di comunicazione di massa, largamente favorevoli alla sua causa come dichiarato ai microfoni di Radio Radicale dal segretario nazionale Mario Staderini. Inoltre, l’attuale legge elettorale proporzionale con premio di maggioranza garantirebbe al Premier la possibilità di stilare accordi elettorali con le nuove forze nascenti prettamente basati sul consenso elettivo che non su veri e propri punti programmatici, garantendo la vittoria di un eventuale schieramento di centrodestra e la sopravvivenza di tutti i partiti ad esso collegati.

Il centrosinistra, invece, racchiude al suo interno degli equilibri tra i vari partiti troppo precari affinché si possa davvero sperare in un dialogo sui punti programmatici di un’eventuale coalizione, spinta verso il voto soprattutto dall’IdV e dal suo leader in cerca di consensi Antonio Di Pietro, il cui bacino elettorale è seriamente messo in discussione dal consolidamento di Futuro e Libertà e dall’esperienza grillina, senza contare l’enorme attrattiva mediatica che Nichi Vendola sta catturando proprio a discapito dell’ex magistrato molisano.

Di fronte a questa frenesia elettorale, la Bonino si dichiara pronta a rappresentare l’esperienza radicale alle eventuali primarie di coalizione del centrosinistra, insieme ai possibili candidati Bersani e Vendola: l’argomento, ad ogni modo, rimane alquanto spinoso per il PD sia per la riconferma della leadership di Bersani, non propriamente vista di buon occhio da tutti, ma anche in vista della nascita del nuovo terzo polo di centro come possibile futuro alleato. Ancora con la memoria fresca dagli accordi “regione per regione” delle scorse consultazioni amministrative, è possibile immaginare tempi molto lunghi affinché si stabiliscano delle alleanze chiare e condivise negli schieramenti, specialmente se l’effettivo consolidamento dell’area di centro sarà nuovamente determinante per la vittoria elettorale alle prossime politiche come lo fu per le passate regionali: e dell’importanza di questo ruolo cattolico-centrista, i radicali ne sono fin troppo consapevoli.

FLAVIA CAPPELLINI

Commenti

Commenti chiusi.

Bottom