Top

Diario Politico. Famiglia Cristiana: In Italia “vuoto di leadership” Bocchino: “Rischio crisi istituzionale senza precedenti” Bossi: “Al voto subito, siamo nella palude”

agosto 11, 2010 di Redazione 

Si conclude anche questa pesante giornata estiva per la politica italiana. Che tutto questo trambusto abbia qualcosa a che vedere con le consuete serate agostane, fatte di comizi e feste politiche sotto le volte stellate dei cieli italiani? Assolutamente no. Quest’estate la politica non va in vacanza. Sul fronte Pdl-Fli continua la polemica sulle dimissioni richieste a Fini dalla carica di presidente della Camera. Bocchino chiede un vertice di maggioranza suscitando quasi il riso degli ex compagni di fila. Bossi dà man forte all’alleato, e richiede anche stasera di tornare alle urne. Nella confusione generale che sembra imperare nell’arena politica la voce di Famiglia Cristiana si leva in una durissima denuncia. Questo ed altro nel racconto della giornata. Buona lettura e buona politica qui sul Politico.it!

Nella foto, Italo Bocchino e Gianfranco Fini

di Ginevra BAFFIGO

Giornata stridente per la politica italiana. Tra i continui aggiornamenti sullo stato di salute del presidente emerito della Repubblica, Francesco Cossiga, molti sono gli scenari che si aprono e restano socchiusi in questa calda notte di San Lorenzo.
Anzitutto, resta altissima la tensione fra Pdl e finiani, con il portavoce del partito del premier che ribadisce la richiesta di dimissioni ed Umberto Bossi che chiede di tornare alle urne, ora e subito. Famiglia Cristiana intanto attacca: In Italia abbiamo un «vuoto di leadership», in politica ma non solo. «Mancano persone capaci di offrire alla nazione obiettivi condivisi. E condivisibili».

Il settimanale dei paolini non fa che riprendere la eco della Curia romana: viviamo in un Paese «senza classe dirigente». Quanto alla classe politica, in questa «non emerge un’idea di bene comune che permetta di superare divisioni e interessi di parte. Se non personali».
Entrando nel merito la rivista cattolica affronta i punti dell’eventuale accordo programmatico in quattro punti. All’Indice il Federalismo, che non convince in quanto «sa di secessione»: è «senz’anima e solidarietà». «Un Paese maturo, che deve mirare allo sviluppo e alla pacifica convivenza dei cittadini – rimarca Famiglia Cristiana – non può continuare con uomini che hanno scelto la politica per “sistemare” sè stessi e le proprie “pendenze”». E «l’opinione pubblica, sebbene narcotizzata dalle Tv, è disgustata dallo spettacolo poco edificante che, quasi ogni giorno, ci viene offerto da una classe politica che litiga su tutto. Lontana dalla gente e impotente a risolvere i gravi problemi del Paese». «La richiesta della Chiesa di “uomini nuovi” trova ampi consensi tra la gente», scrivono ancora nell’editoriale, «da tempo, Papa e vescovi hanno lanciato l’appello: “Giovani politici cattolici cercansi”».
Le prime reazioni alla dura presa di posizioni della stampa cattolica si registrano, come era quasi scontato, nelle file della maggioranza. Gianfranco Rotondi, ministro per l’Attuazione del Programma attacca la rivista, i cui «editorialisti devono sempre dipingere un’emergenza diversa che giustifichi la loro militanza contro Berlusconi, reo, come la gran parte dei dc, di essere un cattolico non di sinistra».

Intanto però a dare ragione a Famiglia Cristiana… lo stridere dei ghiacci nel centrodestra risuona come un disperato lamento della nostra democrazia. Ieri Daniele Capezzone, portavoce del residuo Pdl, aveva definito «inevitabili» le dimissioni del presidente della Camera. Gianfranco Fini malgrado le puntuali risposte fornite al Corriere della Sera, continua ad essere al centro del caso monegasco e la maggioranza sembra voler utilizzare due pesi e due misure.
La reazione del Delfino non tarda a farsi sentire: «Chiedendo le dimissioni di Fini – sbotta Italo Bocchino – Berlusconi rischia di aprire una crisi istituzionale senza precedenti. Bisogna ripartire da un vertice di maggioranza». La replica è diretta al Pdl, a Capezzone, ma soprattutto a Il Giornale e Libero che quotidianamente «martellano» contro Fini con la richiesta di dimissioni. Farefuturo, fondazione del presidente della Camera, amplifica le parole dei membri di Futuro e Libertà: gli attacchi a Fini sono una forma di «squadrismo mediatico». Quanto al Pdl non può più essere «la casa degli italiani»: piena com’è di «manganellatori di professione contro il “traditore” Fini».
Il partito del premier non sembra però voler retrocedere. «Siamo in alto mare», chiosa Benedetto Della Vedova, vicepresidente del gruppo finiano alla Camera: «I quattro punti tanto invocati restano dei temi da svolgere, ma bisogna vedere se e come ci arriviamo a questo confronto. Il clima è importante e i continui attacchi dei “manganellatori” di certo non aiutano». «La violenza degli attacchi a Fini – sostiene Giorgio Conte – non deve farci perdere di vista la lealtà al programma elettorale del 2008 e l’impegno a completarlo. Impegno sul quale pensiamo di poterci confrontare serenamente con le altre forze politiche della maggioranza nell’interesse del Paese». Futuro e Libertà non intende però ritirarsi, stanno già pensando ad «un contro-programma».
Non tarda a giungere la risposta al vertice proposta da Bocchino. Questa volta è il tesoriere del Gruppo Pdl alla Camera Massimo Corsaro, che caustico chiude all’apertura dei finiani: «Secondo il mandato degli elettori, il vertice di maggioranza paventato da Italo Bocchino si celebra tra Pdl e Lega, non esistendo altre forze suffragate dal voto popolare. E poi, come mai l’ipotesi di dimissioni provocherebbe crisi istituzionali? È una prerogativa agostana mentre l’istituto delle dimissioni può essere impunemente evocato in giugno e luglio? Sarebbe ora che i finiani scendessero dal piedestallo della presunzione e capissero che saranno trattati come loro hanno trattato gli altri».

Vertici di maggioranza tra Lega e Pdl, non sembrano necessari. Bossi e Berlusconi ormai la pensano allo stesso modo: «Ora lo sapete che cosa succederà vero? Il Pd cercherà a tutti i costi di varare un governo tecnico, ma la verità è che loro hanno paura del voto. E anche Fini ha paura di andare al voto. Invece dobbiamo andare presto alle elezioni perchè siamo in una palude e dobbiamo uscirne al più presto». Così il leader della Lega Nord, Umberto Bossi, ad Alassio dove si è celebrata la selezione regionale di Miss Padania, commenta il clima incandescente di questi giorni in cui incerti sono i destini della legislatura. «Andiamo al voto allora e vedrete che cosa deciderà il popolo – grida il Senatùr – Ci sono due persone che prenderanno i voti: quelli sono Bossi e Berlusconi. Lo ha detto Cota stamattina sulla Stampa e ha ragione».
Quanto alle polemiche fra i due ambiziosi leader, Fini e Berlusconi, il numero uno dei fazzoletti verdi semplifica oltre ogni misura: «Fini? Se io fossi stato al posto di Berlusconi l’avrei buttato fuori subito. Ma se ti scarica, uno che cosa deve fare?». «Se andremo alle elezioni naturalmente saremo alleati con Berlusconi che è una persona perbene. Perché mai dovremmo sparargli alla schiena?». «Comunque se andassimo a elezioni – iniste il leader del Carroccio – sicuramente la Lega vincerebbe. Ma il Pd ha una paura folle di andare al voto e questo è il risultato. Siamo fermi al palo, ci troviamo in una situazione difficile e a noi della Lega Nord questa situazione non va più bene. Andiamo al voto, torniamo presto alle urne e vedremo chi è il più forte».

GINEVRA BAFFIGO

Commenti

Commenti chiusi.

Bottom