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*** TERZO POLO: work in progress***
No alle elezioni anticipate, ma che siano Stati Generali per l’Italia Liberale di PAOLO GUZZANTI

agosto 10, 2010 di Redazione 

Nelle ore in cui ancora sospesa è la richiesta di dimissioni del presidente della Camera, vediamo gremirsi il neonato ‘terzo polo’, cui ora nel novero sembra poter contare l’apporto del Partito Liberale Italiano. Paolo Guzzanti, nostra grande firma ed esponente del medesimo movimento, allontanando lo spettro delle elezioni anticipate, cui si dice assolutamente contrario, intende piuttosto creare un’alternativa a Berlusconi. Un’alternativa Liberale: «la sconfitta politica del governo Berlusconi non deve accadere con un’imboscata, bensi’ per chiari motivi politici». Ed il PLI, quando questo dovesse verificarsi, intende farsi trovare preparato. Come? Guzzanti lancia l’idea degli Stati Generali dell’Italia Liberale, e ne parla qui sulle colonne del Politico.it. Sentiamo.

Nella foto, Paolo Guzzanti

di Paolo GUZZANTI

Lancio l’idea degli Stati Generali dell’Italia Liberale in risposta al presidente del Consiglio Nazionale del PLI, Enzo Palumbo. Noi abbiamo due esigenze, una tattica e una strategica. Quella tattica: impedire le elezioni anticipate che vincerebbe SB padrone e controllore di tutte le televisioni, salvo briciole. Obiettivo strategico: costruire la nostra macchina da guerra per le vere elezioni.

Io non penso che Fini avesse una agenda, un piano, ma spero che ora finalmente ne abbia uno. Noi non saremo i gregari per le vittorie altrui, dobbiamo avere il coraggio sfrontato e temerario di considerare gli altri nostri gregari e raggiungere l’unico strumento che ci può far vincere: la visibilità. Imporre agli italiani la nostra presenza, far sì che tutti i liberali italiani sappiano che la loro vera casa è aperta e funziona come un quartier generale e non come una casa di riposo.

A mio parere Berlusconi, nel suo piccolo pagliaccesco, ha tentato di fare la sua “notte dei lunghi coltelli”, quella con cui Hitler eliminò Roehm e le SA. Con la differenza che essendo uno sciocco e un pasticcione che si fida di quei quattro stronzi e stronze che lo consigliano come dei servi ridanciani, ha sbagliato i calcoli ed ha distrutto con le sue mani la maggioranza che aveva avuto e con cui governava.

E’ il primo caso della storia parlamentare di un primo ministro che per errore licenzia la propria maggioranza e poi scoppia in un pianto dirotto e ridotto alla miseria

Io non ho mai pensato, e tuttora non penso, che Fini abbia un piano. Ma è innegabile che le circostanze glie ne impongano uno e che dunque ora esso ci sia. Lui ha tentato sempre e fino all’ultimo di ricucire, non di rompere. Così al Consiglio Nazionale, così in questa ultima occasione rilasciando persino una piagnucolosa intervista da volemose bbene a Ferrara. No, non è il mio leader. Ma può essere un compagno di strada imprescindibile per creare un’alternativa al berlusconismo che non sia quella del fallimento storico del PD, un partito-azienda in conflitto di interessi perenne in almeno tre regioni italiane, privo di leadership, di idee, di ideali e di prospettive.

Noi abbiamo due problemi, uno tattico e uno strategico.

Quello tattico è di fare il possibile per impedire le elezioni anticipate negando a SB il diritto di convocarle e chiedendo a Napolitano di negarle. Non si è mai visto che un presidente del Consiglio colpevole di aver distrutto la propria maggioranza pretenda come un suo diritto feudale di avere di nuovo elezioni generali per riparare il giocattolo che lui stesso ha rotto per sua esclusiva colpa e responsabilità.

La questione strategica è lavorare come negri nel tempo che resta per far sapere agli italiani che esiste il Partito dei liberali italiani, la loro casa storica e che è all’attacco per la conquista del consenso che erroneamente gli italiani liberali hanno convogliato nel tritacarne berlusconiano.

Liberali come Urbani (oggi superberlusconiano) e Dalla Vedova, finiano senza se e senza ma, poco mi interessano anche se la loro auspicata evoluzione è sempre desiderabile.

Se noi impediamo le elezioni anticipate ricorrendo per questo ad ogni spregiudicata alleanza tattica, lavoreremo per il nostro fine strategico che è quello di essere pronti alla giusta data delle elezioni generali.
Io sto lavorando per fondare un giornale on line, per fondare una radio podcast e moltiplicare gli strumenti che hanno consentito la vittoria sia a Sarkozy che a Obama.

Dunque, io non vedo affatto uno smarcamento di Fini da Berlusconi, ma ho visto il contrario: un suicida attacco di SB a Fini il quale non ne voleva sapere di essere sbattuto fuori. Fini sa che se si andasse alle elezioni generali, col cavolo che porterò in Parlamento 34 deputati e 10 senatori. Se si va ad elezioni anticipate è la fine: SB stravince con Bossi e per noi sarà finita perché saremo ammazzati nella culla. Dunque Fini ha bisogno di noi in questa fase tattica, perché gli servono tutti i voti raccattabili in Parlamento compreso il mio, ma non andrei oltre questa necessità tattica.

Per trasformare anche questa fase in un senso strategico, occorrerebbe che noi, ma proprio noi PLI, promuovessimo non un convegno, ma gli Stati Generali dell’Italia dei Liberali (SGIL), allo scopo di lanciare l’idea e gli strumenti per creare sotto l’EGEMONIA DEL PENSIERO E DELLA TRADIZIONE LIBERALE, il polo dei liberal italiani con noi in una funzione POLITICAMENTE EGEMONE, a dispetto della nostra carenza di numeri.

E’ possibile? Lo diranno i fatti. In questo senso io considero Fini una nostra occasione e non noi una sua occasione.

Il mio primo atto in questa prospettiva è stato aver aderito politicamente all’astensione dal voto di sfiducia a Caliendo, con il preciso fine di non fornire armi all’interruzione della legislatura che porterebbe Berlusconi alla vittoria perché dispone di tutti gli strumenti mediatici.

Noi dobbiamo imparare, tutti, a fare chiasso. A dimostrare che esistiamo. Promuovere il referendum di Scognamiglio per abrogare il Porcellum significa fare banchetti, essere per strada. Non importa se poi si vince o no. Noi vinciamo se ci facciamo conoscere. Noi vinciamo se usiamo, rinnovandoli, gli strumenti di forte visibilità che usò un tempo il partito radicale, nostro storico figlio. Noi dobbiamo alzare anche la bandiera di Mario Pannunzio (siamo al centenaio della nascita) e del Mondo e farne un fatto popolare e di massa, non più una curiosità di élites.

Quello che io propongo è un percorso di guerra con leadership in mano, e non una corsa da gregari affinché qualcun altro si metta la maglia gialla, o rosa. Noi corriamo per vincere, non per far vincere. Abbiamo bisogno di alleanze, ma tattiche, spregiudicate, occasionali. E abbiamo bisogno di una sola alleanza strategica CHE è quella del popolo liberale italiano.
Diceva Nell Kimball nel suo celebre “Memorie di una maitresse americana”: Le ragazze siedono su un tesoro, ma non lo sanno.
La battuta è volgare, ma la struttura logica è la stessa: gli italiani oggi sono liberali (non finiani) e non lo sanno.


Noi dobbiamo organizzarli e dare loro voce, storia, casa, prospettiva e vittoria.

PAOLO GUZZANTI

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