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BAR DEMOCRATICO, di EMIDIO PICARIELLO* Ai nastri di partenza per nessun posto

agosto 9, 2010 di Redazione 

In questa calda serata estiva il Politico.it vuole inaugurare con voi, care lettrici e cari lettori, una nuova rubrica: ‘Bar Democratico’. A curare il nuovo spazio del giornale della politica italiana troviamo Emidio Picariello: classe ’78, dirigente del Pd e aderente al movimento de ‘iMille’.  ’Ai nastri di partenza’ dunque, per affrontare le nuove sfide che si impongono nel trasformato panorama politico italiano. Sono ore difficili queste, ore in cui l’equilibrio su cui poggia il governo sembra in balia di troppe correnti. Un momento complesso per l’Esecutivo, certo, ma anche e soprattutto una grande opportunità per il Pd. E dunque, l’interrogativo sorge spontaneo: il secondo partito italiano, il primo dell’opposizione, cosa sta facendo?, come si sta preparando all’eventualità, sempre più tangibile, di un prematuro ritorno alle urne? Con questo primo brillante pezzo Picariello prova a rispondere. Tenta di far luce sul Partito democratico, la cui classe dirigente, in giorni di grande fermento, ha “la responsabilità politica di dirigere, appunto, non di seguire”.

Nella foto, Nichi Vendola e Pierluigi Bersani

di Emidio PICARIELLO*

Nel PD sento circolare, in questi giorni, la domanda sbagliata: Berlusconi è giunto alla sua fine politica?Come al solito il problema sta più nella domanda che non nella risposta. Qualunque sia la risposta, è una notizia che non mi interessa e non mi appassiona. La domanda giusta sarebbe, in questo caso, che cosa succede al nostro Paese dopo la fine di Berlusconi, se quel momento è arrivato?

Ecco intanto un’altra domanda sbagliata: chi sarà il prossimo leader del centro-sinistra? Questo è l’errore che costringe il PD a stare all’opposizione: voler battere l’avversario sul suo terreno migliore, la leadership. E’ una strategia perdente e – per sovrammercato – non è neanche quella giusta. Se è vero che le persone vogliono questo, vogliono dei leader da seguire, è anche vero che la responsabilità politica di una classe dirigente è dirigere, appunto, non seguire.

Eccoci quindi alla domanda giusta: quale visione di Paese propone il Partito Democratico? Ora, ipotizzando che davvero si vada a votare a fine marzo 2011, si può trascorrere questo tempo in due modi, nella parte sinistra del Paese: discutendo del fatto che Vendola sia il leader giusto per il Centrosinistra o meno, oppure proponendo una visione di Italia che si lascia alle spalle la prima e la seconda Repubblica.

Io personalmente preferirei la seconda ipotesi che ci consegnerebbe poi naturalmente un candidato, non un leader, ma un candidato, circondato da un gruppo di politici legittimati dalle idee che rappresantano, che sia in grado di cominciare un progetto – forse ventennale, sicuramente non breve –  al termine del quale potremmo trovarci in un Paese diverso e migliore.

Ma le cose non andranno così, allora se la questione del leader la dobbiamo affrontare, affrontiamola e facciamolo con lo strumento più democratico che conosciamo: le primarie. Si facciano subito, il prima possibile, e poi si ricominci a parlare del Paese che vogliamo.

Due candidati ce li abbiamo già e se ne intravedono facilmente un terzo e un quarto: Vendola e Bersani, ma anche Chiamparino e Franceschini sono ai box di partenza. Che il PD sbrighi questa pratica e poi cominci finalmente a fare l’unica cosa che può riavvicinare i suoi elettori e attirarne potenzialmente altri: progetti politici a lunga scandenza.

Parliamo dei candidati: dato che da qui alle primarie che sicuramente ci saranno, il gioco dei nomi attirerà tutta la nostra attenzione, giochiamo a questo gioco.

Nichi Vendola ha l’orecchino, che è una cosa che lo rende in automatico ggiovane (sic!) indipendentemente dall’età anagrafica – che in effetti non è poi così importante – e dal progetto politico. In questo momento il progetto politico di Vendola mi è vagamente oscuro. Per ora si vede solo un leader che ha governato in modo sufficiente la propria Regione, ma che cosa pensa di fisco, federalismo e lavoro? Le sue posizioni soprattutto su quest’ultimo tema, sono schiacciate su quelle della sinistra storica o il nostro si è accorto che oltre agli operai ci sono anche tre milioni di precari che vivono senza garanzie da difendere? E il suo modello di sud prevede il superamente dell’assistenzialismo, del familismo? Pensa il nostro ad un sud che diventi progressivamente orgoglioso ed efficiente? Sui giornali per ora di questo non c’è traccia.

Bersani ha vinto il congresso del PD al ritmo delle parole “il Segretario non è automaticamente il candidato a Presidente”. Se però si candida alle primarie e perde, beh, sarebbe piuttosto grave. Sopratutto se fosse l’unico candidato del PD. Quindi deve fare bene i suoi conti. Se si parla di capacità di Governo, lui ne ha da vendere. Ma appare un po’ conservatore. I suoi tentativi noti come “lenzuolata” per sbloccare il sistema erano decisamente insufficienti. Ha intenzione di attaccare seriamente le cristallizzazioni del nostro Paese?

Franceschini invece il congresso l’ha perso. Era convinto – e lo era, ve lo assicuro – che l’esito delle primarie l’avrebbe incoronato segretario. Mi piace pensare che sia stato punito per aver detto “non mi candiderò a Segretario” quando prese il posto di Veltroni. La sua piattaforma congressuale era molto diversa da quella di Bersani, e lo era soprattutto nelle parti che riguardavano la forma del Partito. E la forma partito di Franceschini era migliore di quella di Bersani. Nonostante questo ha perso. Non penso che darebbe maggiore garanzia come candidato Presidente. Insomma, fossi un bookmaker, oggi ve lo pagherei bene.

Chiamparino, infine. Ero al Lingotto, in casa sua, e stavamo lì a implorarlo di candidarsi a segretario. Era l’anno scorso. Ed era il momento giusto. Non si candidò e la sua area fu occupata da Ignazio Marino. Adesso anche la sua entrata in gioco sembrebbe annacquata, fuori tempo massimo. E anche le cose che dice appaiono più sensazionalistiche che sostanziali.

Insomma, tutto può succedere, ancora. Anche che si voti prima e vinca il duo Berlusconi – Lega. Ma questa è un’altra storia che apre un altro scenario di cui parliamo nella prossima puntata.

EMIDIO PICARIELLO*

* Dirigente del Partito Democratico

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