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Il centrodestra italiano ed il centrodestra francese a confronto Ecco una nuova grande inchiesta in tre puntate 1- Reciproche influenze

agosto 8, 2010 di Redazione 

Differenze e punti di contatto fra il nostro centrodestra e gli altri movimento conservatori europei. Dopo il successo della prima inchiesta su destra italiana e destra inglese, il giornale della politica italiana torna con un nuovo grande speciale che mette ora a confronto il nostro centrodestra con quello dei vicini francesi. Guardare alla politica d’oltralpe, dalla quale, come ci racconta in questo primo capitolo Gabriele Federici, abbiamo mutuato virtù e difetti, può servire a capire meglio le dinamiche che ogni giorno verifichiamo sull’arena politica. Iniziamo dunque con la reciproca influenza storica e culturale. Buona lettura e buona politica qui sul Politico.it!

Nella foto, Nicolas Sarkozy e Silvio Berlusconi

di Gabriele FEDERICI

La Francia è stata per tutti gli europei continentali il simbolo della nascita dell’età contemporanea a seguito della crisi e della dissoluzione dello Stato assoluto (il cosiddetto: “Ancien Règime”), rappresentando l’alba di nuovi spiriti, nuovi movimenti, prossimi ideali, tutti costituenti l’incipit di un nuovo assetto politico, da cui gli altri Stati hanno attinto ed assorbito, chi in un modo chi in un altro, nuovi spunti e dimensioni .

L’Italia e quindi il Risorgimento nostrano devono molto alle esperienze politiche, sociali ed istituzionali d’oltralpe. Un esempio? La possibilità dell’utilizzo della lingua francese nelle assemblee parlamentari del Regno di Sardegna, secondo le disposizioni dello Statuto Albertino, oppure l’influenza francese nella vita politica italiana, dopo il Congresso di Vienna, con la circolazione di idee, liberali, democratiche, massimaliste, e la diffusione di gazzette letterarie.

Francesi ed italiani, pur con i loro contrasti, sono accomunati da una serie di specifiche realtà culturali, oseremo definirle, vere e proprie attitudini “nazional-popolari”: come il vino, la moda, un senso estetico sprezzante delle abitudini culinarie e vestiarie anglosassoni, un misto di ammirazione e timore nei confronti dei tedeschi, oppure una certa percezione di superiorità nei confronti dei propri cugini latini spagnoli. “I Francesi sono degli Italiani di cattivo umore. Gli Italiani, all’opposto, sono dei Francesi di buon umore”: asseriva Jean Cocteau, poeta e scrittore transalpino del secolo scorso, nonché esponente di punta del movimento surrealista. La generalizzazione di Cocteau potrebbe essere non condivisibile, ad ogni modo, essa induce ad una riflessione ben più importante, ovvero ad una comunanza recente tra l’Italia e la Francia in ambito politico, nello specifico governativo.

Silvio Berlusconi e Nicolas Sarkozy hanno molto in comune: la psicologia dei due protagonisti, l’innovativa capacità di comunicazione, la volontà di concepire il neoliberismo adattandolo alla realtà nazionale di due paesi di cultura cattolica, infine, dulcis in fundo, un impegno costante, nella prassi e soprattutto nella dialettica, nel “rinnovamento” della politica stessa. La particolare vicinanza ideologica ed estetica dei due leader ha indotto Pierre Musso, professore di Scienze della comunicazione e dell’informazione all’Università di Rennes II, a generare un neologismo, capace di intendere al meglio il fenomeno politico che sta attraversando la Francia e l’Italia: il cosiddetto “sarkoberlusconismo”.

Per capire i due protagonisti è opportuno analizzare i contesti nazionali, per questo politici, all’interno dei quali essi si muovono: andremo a scoprire così le affinità, ma anche le numerose, e non affatto sottili differenze, che intercorrono tra Berlusconi e Sarkozy.

GABRIELE FEDERICI

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