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***L’editoriale***
PERCHE’ IL PD GLI CONCEDE TEMPO?
di STEFANO MENICHINI

agosto 8, 2010 di Redazione 

Domenica 8 Agosto. Il giornale della politica italiana è qui, presente ed attento all’agitato scorrere di queste insolite giornate estive. Apriamo questa intensa edizione domenicale con un editoriale assolutamente da non perdere. La firma è del numero uno di “Europa”, il quotidiano del Partito Democratico. Stefano Menichini, la cui onestà intellettuale lo contraddistingue nel difficile panorama editoriale, non lesina in questi giorni delle puntuali critiche ai “suoi”. Nel complesso panorama politico che si viene a delineare nel dopo secessione Pdl, non è chiaro come intenda procedere il premier, che da una parte propone accordi programmatici in quattro punti agli ex-alleati, dall’altra grida al voto. Se l’atteggiamento della presidenza del Consiglio confonde per l’alternanza bipolare delle proposte, ciò che apre una voragine di senso è senz’altro il discutibile atteggiamento d’inerzia che il partito Democratico sta assumendo sullo scacchiere nazionale. Cosa sta aspettando il Pd? Perché non approfitta di questo momento di debacle delle non più così forti schiere del centrodestra?

Nella foto, Stefano Menichini*

di Stefano MENICHINI*

Quattro improbabili punti programmatici per una ancora più improbabile trattativa con Fini. L’ordine di scuderia di far sapere in giro che tanti finiani sarebbero pronti a rientrare. Il massaggio ai fianchi da parte dei giornali di famiglia ai danni del presidente della camera. Infine, ultima novità, un improvviso allarme dei mercati sui destini dell’Italia.

Accanto al Berlusconi numero uno che si dichiara pronto a sfracelli elettorali, c’è un Berlusconi due tutt’altro che sparato verso le elezioni. Lo stesso presidente del consiglio indeciso a tutto che già conoscemmo nella fase declinante della legislatura 2001-2006. Non sono estranei a tanta esitazione i forti dubbi sull’esito elettorale e la consapevolezza di avere sotto di sè un partito che dopo la scissione finiana sta sicuramente peggio e non meglio di prima.

Logica ed elettori vorrebbero che il Pd lavorasse su queste esitazioni per accelerare la crisi di Berlusconi. Fino a ieri la principale preoccupazione dei democratici sembrava quella di prendere tempo. Bersani con il suo appello ha cercato di correggere questa impressione, anche perché Vendola e Chiamparino, che candidandosi sbaglieranno pure, mostrano di avere maggiore senso dell’urgenza. Il Pd di Veltroni, che aveva tanti difetti, ebbe almeno il merito di obbligare tutti gli altri – destra, centro e sinistra – a ridefinirsi e a ricollocarsi. Sarebbe grave se se il Pd di adesso, senza essere più vincente di quello di allora, rimanesse appeso alle iniziative, le scelte, le strategie degli altri attori politici.

STEFANO MENICHINI*

* Direttore di “Europa”

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