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CASO CALIENDO. Moroni: “Non posso tollerare che la battaglia garantista venga confusa con il giustificazionismo o peggio ancora con l’impunità”

agosto 6, 2010 di Redazione 

Il caso Caliendo è stato come un temporale estivo. Improvviso e violento, ha lasciato dietro di sé l’Aula di Montecitorio radicalmente trasformata. L’aria umida è pesante e di pari le voci che si levano dagli scranni della Camera. Scrosciante ed inaspettata, quella di Chiara Moroni. Passata nelle file di ‘Futuro e Libertà’, si astiene dal voto di sfiducia ma non da un severo richiamo alle coscienze della politica italiana. Prende la parola, lasciando sgomenti i colleghi, con un discorso che si impone all’opinione pubblica per il grande senso di responsabilizzazione cui la giovane deputata invita la politica italiana tutta. ‘Garantismo’ è forse la parola più gettonata nei discorsi dei politici italiani? Perché non chiarirne il senso. E’ questa la prova in cui la neo-finiana si cimenta: ridare a certe parole il proprio valore, ribadire quel loro originario senso che nel uso e consumo quotidiano che ne fa la politica sbiadisce ed apre voragini in cui le stesse rappresentano tutto e niente. L’accusa è forte e non si disperde nell’aria. E qui sulle nostre colonne apre una seria, e speriamo condivisa, riflessione, nella speranza che la pioggia di questi giorni possa lasciare spazio ad un nuovo giorno per la politica italiana. Un giorno di sole.  Nella foto, Chiara Moroni

di Chiara BURGIO

Cresce di giorno in giorno lista di parlamentari che aderiscono alla neonata formazione di Futuro e Libertà, mentre si iniziano a fare i primi nomi di chi occuperà i ruoli di vertice. L’ ultimo passaggio dal Pdl al gruppo di Gianfranco Fini, è quello Chiara Moroni, il vero caso politico di questi giorni.

Chiara Moroni è una giovane parlamentare al Governo dal 2001 è la figlia di Sergio Moroni, esponente del Psi che il 2 settembre 1992 si tolse la vita come gesto estremo per manifestare il proprio dissenso nei confronti di una politica che non si dimostrò garantista; la Moroni è intervenuta in aula sul finire del dibattito che ha preceduto la votazione della mozione di sfiducia nei confronti di Giacomo Caliendo, sottosegretario per la giustizia coinvolto nell’ inchiesta denominata P3.

La deputata è intervenuta nel dibattito per motivare la sua astensione al voto, incentrando il suo discorso proprio intorno al garantismo, rifacendosi indirettamente alle parole e alla vicenda del padre: “Non posso tollerare che la battaglia garantista venga confusa con il giustificazionismo o peggio ancora con l’impunità. Penso che il dibattito sul sottosegretario Caliendo si stia svolgendo su un piano sbagliato” per continuare con “E’ un problema di opportunità politica tra il suo incarico istituzionale e i suoi comportamenti. E’ un problema di responsabilità e di etica pubblica. Ne deve rispondere all’opinione pubblica prima ancora dell’attività giudiziaria.”. Parole di grande impatto, che di fatto rendono attuali tematiche che si credevano legate unicamente alle vicende di tangentopoli e della prima Repubblica. L’ annessione a Futuro e Libertà della Moroni è stata vista come un tradimento nei confronti delle idee del padre e di quello che rappresentava e ovviamente un tradimento nei confronti di Silvio Berlusconi. Maurizio Belpietro non è stato tenero con lei sottolineando come la scelta della parlamentare bresciana sia in linea con il trend generale che sta caratterizzando la politica italiana in queste ore: ” Dopo aver visto Bobo Craxi allearsi con i carnefici di suo padre non c’è nulla che possa stupire”. Alle parole di Belpietro sono seguite quelle della fondazione di Gianfranco Fini, “Fare futuro” che hanno criticato le parole dell’ editorialista di Libero definendole ” una strumentalizzazione di una immane tragedia personale e familiare a fini politici”.

Quello che emerge da questa faccenda è come siano passati diciotto anni dalla frattura che avrebbe dovuto segnare una svolta epocale nella politica italiana, ma che a giudicare dalle tematiche attorno alle quali si discute oggi, in realtà nulla sia davvero cambiato.

CHIARA BURGIO

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