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“Libertà, legalità e garantismo” presentato a Roma. Duri attacchi ai finiani. Quagliarello: “Nel nostro partito non c’è nessuno spazio per le correnti”

agosto 6, 2010 di Redazione 

Il Popolo della Libertà è alle prese con una seria riorganizzazione interna. Dopo la formazione di ‘Futuro e Libertà’ i reduci del Pdl tornano ad appropriarsi di un tema che da tempo viene usato come arma nei loro confronti, quello della legalità. “Il modo di intendere la legalità – sostiene il senator Quagliarello – è uno dei principi fondamentali del nostro sentire politico». E quindi a settembre verrà ripreso come caposaldo del ‘nuovo’ partito. Il racconto della presentazione è del nostro Pietro Salvatori, che trovate anche sulle colonne di ‘Liberal’. Sentiamo.

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Nella foto di Pietro Salvatori, Carfagna, Sacconi, Cicchitto, Quagliariello, Brunetta, Alfano, Fitto.

di Pietro SALVATORI

ROMA. «Ma chi sono realmente i finiani? Una pattuglia senza fissa dimora o l’avanguardia di un movimento politico destinato a crescere?», si chiedeva ieri Alessandro Campi, direttore scientifico della fondazione Fare Futuro. E ponendosi la domanda sulle colonne del Secolo d’Italia, quotidiano di riferimento del presidente della Camera, la risposta era scontata.

Mentre ancora ci si interroga sulle reali prospettive di Futuro e Libertà, ieri, almeno a livello iconografico, si è avuta al contrario la risposta su chi invece siano le truppe che in questi giorni stanno organizzando il fortino dentro il quale Berlusconi è deciso a rinchiudersi.
Seduti dietro lo stesso tavolo si sono schierati i ministri Alfano, Sacconi, Carfagna, Brunetta, Fitto, Brambilla. Accanto a loro il vertice politico e parlamentare dell’area pidiellina reduce dall’esperienza di Forza Italia: Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati del Pdl, Maurizio Lupi, vicepresidente della Camera, Stefania Craxi. E ancora, sparsi per la sala, il ministro Gemini, Isabella Bertolini e Raffaello Vignali. A benedire l’incontro dalla prima fila, in maniche di camicia arrotolate, Maurizio Gasparri, ex-An, capogruppo al Senato.
Hanno risposto tutti all’adunata convocata da Gaetano Quagliariello, vicepresidente vicario del partito di Berlusconi a Montecitorio, nonché animatore della vivace fondazione Magna Carta, motore propulsivo di gran parte dell’elaborazione culturale interna al centrodestra.
Il pretesto? La presentazione del convegno, annunciato per il prossimo settembre, «Libertà, legalità e garantismo», promosso da tutte le fondazioni vicine al partito del Presidente del Consiglio. «È la prima volta che tutte le fondazioni che provengono dal mondo di Forza Italia organizzano qualcosa insieme». Un segnale forte. «Nel nostro partito non c’è nessuno spazio per le correnti – spiega il professor Quagliariello – le accompagnamo fuori dalla porta».
Un avvertimento chiarissimo, quello lanciato dal gotha dell’establishment vicino a Berlusconi, dopo il convulso dibattito parlamentare andato in scena negli scorsi giorni.

Il durissimo attacco degli uomini di Fini sul tema della legalità, impone al Pdl di mostrarsi compatto più che mai. Si avverte infatti l’esigenza di correre ai ripari, elaborando una linea tanto comune quanto organica sulla giustizia, l’unico argomento che ad oggi sembra poter incrinare la maggioranza al punto tale da poter imporre un ritorno alle urne. Come d’altronde sa bene Quagliariello, tra i primi firmatari del disegno di legge sul processo breve, che tanto fa tremare i polsi alla maggioranza, che fiuta il pericolo di cadere su quelle che verrebbero percepiti da larghissima parte del Paese esclusivamente come faccende personali del premier.
«Il modo di intendere la legalità – continua infatti il senatore azzurro – è uno dei principi fondamentali del nostro sentire politico».

«Occorre creare un rapporto sano tra garantismo e legalità» gli fa eco Cicchitto, che probabilmente ancora sente la ferita delle parole di Chiara Moroni, che ha duramente attaccato il Pdl proprio su questo tema prima di abbandonarne i banchi per passare su quelli di Futuro e Libertà. «Il nostro modello – afferma il capo dei deputati del Pdl – è Giovanni Falcone, che non esitò a citare per diffamazione un fantomatico collaboratore di giustizia che infangò il buon nome di Andreotti. Il suo utilizzo accorto e attento dei pentiti gli procurò le antipatie di tutta la sinistra, oltre che di Magistratura Democratica».
«Nel nostro Paese non c’è una gara tra garantismo e legalità – afferma convinto il ministro della Giustizia Alfano – Per noi il garantismo non è sinonimo di impunità», conclude, rispondendo anche lui indirettamente alle parole della Moroni.

Conclude con una battuta al vetriolo Maurizio Lupi, vice di Fini sullo scranno più alto di Montecitorio: «Diceva il buon vecchio Pietro Nenni che a fare a gara a chi è più puro, si troverà sempre uno più puro di te che alla fine ti epurerà». Al presidente della Camera saranno fischiate le orecchie.

PIETRO SALVATORI

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