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Diario Politico. ELEZIONI IN VISTA: Il 27 Marzo potrebbe essere, nuovamente, la data della vittoria. Per Bossi: “Se Berlusconi sta con noi, vince”

agosto 5, 2010 di Redazione 

Nuove consapevolezze emergono in questo caldo giovedì di politica italiana. All’indomani del voto sulla sfiducia a Giacomo Caliendo le compagini politiche prendono posizione sull’eventualità, sempre più consistente, che il governo si appresti ad una fine prematura. Anche la tenacissima Lega, per bocca del proprio leader, parla di un ritorno alle urne. Spavalda come sempre non teme il giudizio degli elettori, e addirittura arriva a garantire a Berlusconi “insieme gli spazziamo via tutti”. Il Carroccio, dunque, si conferma fedele al premier e contrario a qualsiasi governo tecnico. Anche il Pdl, concluso il vertice di palazzo Grazioli, si prepara alle elezioni. Ad osteggiare questa ipotesi troviamo invece l’emergente “area di responsabilità nazionale”, che invita il presidente del Consiglio, e la politica italiana tutta, a prendere atto del nuovo ‘centro’ di potere. Il racconto della giornata, è di Ginevra Baffigo.

Nella foto, Silvio Berlusconi ed Umberto Bossi

di Ginevra BAFFIGO

All’indomani del mancato raggiungimento del quorum di maggioranza, il leader della Lega Nord, Umberto Bossi, abbandona la caldeggiata ‘resistenza’, già ieri smentita dai numeri. Il ministro delle Riforme sembra aver digerito l’idea che con ogni probabilità non riuscirà a portare a termine il suo mandato. Non lui. Non il governo. Nuove consapevolezze, dunque, quelle che in questa calda serata estiva emergono. Ma proseguendo con il leitmotiv matematico di questi giorni, ancora una volta, la notizia è fatta di numeri più che di parole. Se si dovesse tornare alle urne, prima della fisiologica fine della legislatura, il giorno prescelto evocherebbe una data cruciale della storia del berlusconismo. Il 27 di marzo, si potrebbe celebrare, per la seconda volta, un’importante banco di prova per la politica italiana. Già nel 1994 queste due cifre consacrarono la vittoria del premier e, secondo il Senatùr, «Se sta con noi, Berlusconi vince. Insieme spazziamo via tutti».
Il ‘voto’ torna infine tra gli scenari contemplati dal Carroccio, d’altra parte i suo numero uno, varcata la soglia di Montecitorio, ai microfoni dei giornalisti confessa: «sarà molto difficile andare avanti così». Se dunque per la “resistenza”, invocata solo ieri, non si hanno le forze necessarie, fra i possibili scenari l’unico ad essere considerato dalle camicie verdi è quello di una precoce tornata elettorale.
A un governo di transizione, fianco a fianco al Pd, malgrado la promessa dell’attuazione del Federalismo, il leader leghista dice chiaramente ‘no’: «Non si inizia con Berlusconi per finire con Bersani. La gente non lo capirebbe…». La posta in gioco è però molto alta, sulla carta ‘Federalismo’ si è giocata non una, ma l’intera serie di tornate elettorali dell’ultimo biennio. Bossi lo sa molto bene e si affretta a chiarire: «Sul federalismo so che Berlusconi manterrà la parola, lo ha sempre fatto».
Sarà per questa, più volte sponsorizzata, fedeltà al capo che il no della Lega ad un governo tecnico si fa così netto? Neanche se a capo ci si mettesse Tremonti? «No, io Bersani non l’ho mai visto», risponde il capo dei Lumbard, figuriamoci se con questi vaglia ipotesi alternative a Berlusconi. «Se ci fosse un governo di transizione – sostiene con forza Bossi- sarebbe caos nel Paese», per questo bisogna avere fiducia nel Quirinale, che «per primo nel Capo dello Stato e in secondo luogo nel popolo. Ci sono milioni di persone che non accetterebbero e il buon senso prevarrà».

Intanto a Palazzo Grazioli… si è tenuto un nuovo vertice pidiellino. Presenti, nella splendida residenza capitolina del premier, i tre coordinatori nazionali Denis Verdini, Ignazio La Russa e Sandro Bondi, i ministri Tremonti, Frattini, Matteoli e Alfano, immancabile come sempre il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Paolo Bonaiuti ed i capigruppo alla Camera ed al Senato Fabrizio Cicchitto e Maurizio Gasparri. Quest’ultimo si fa portavoce del verdetto sancito dai vertici del Popolo della Libertà: «L’unica alternativa a questa maggioranza e a questo Governo sono le elezioni».
Nessuno sembra sorpreso. La crisi di governo non è questione di pochi giorni, ed è chiaro che Berlusconi non ha alcuna intenzione ad abdicare. Maurizio Gasparri la ribadisce ad ogni modo al termine del vertice del partito: «C’è un Governo, una nostra presenza forte: se altri volessero tradire il patto con gli elettori è chiaro che ci sarebbero le elezioni». Il capogruppo Pdl al Senato fa sapere di come, malgrado lo scisma, nel partito ci sia ora «grande coesione e compattezza». Unanime è stata la decisione di dedicare i prossimi mesi alla divulgazione degli ottimi risultati dell’azione di Governo, in modo da evitare l’oscuramento dato da «polemiche deteriori».
Il capogruppo serenamente mette a conoscenza l’ordine del giorno trattato nelle stanze di palazzo Grazioli: «Abbiamo parlato di come lavorare per continuare ad attuare questo programma. Tutti quelli che sono stati eletti sanno di avere questo vincolo politico e morale. Se qualcuno si sottrae a questo impegno si assume la responsabilità di portare il Paese alle elezioni».
Su questo punto interviene anche il coordinatore Verdini: «Al voto ci si prepara sempre, ci prepariamo con ottimismo». Un ottimismo che non viene fatto mancare neppure nel lavoro che evidentemente va fatto nel partito. A settembre comunque non si farà nessun nuovo partito: «Si è fatto nel 2008», ora però bisogna «solo di riorganizzarlo». «Abbiamo cominciato a discutere, la cosa – spiega Verdini – è in itinere. È una fase di revisione generale che completeremo in agosto. Ci sono diverse iniziative di carattere organizzativo, ma non è una rivoluzione».

Ed dal terzo polo… smentiscono: «Non è nato un nuovo polo, non è nato il Grande Centro, non è nato tutto questo – rimarca Pierferdinando Casini, consapevole della grande vittoria di ieri. – Si è data invece voce a un’esigenza che nel Paese sta montando giorno dopo giorno, cioè un’area di responsabilità nazionale. Un’area che nasce non per sfasciare, ma per dare il proprio contributo a risolvere le problematiche nazionali. Respingo le accuse rivolte a coloro che si sono astenuti. Chi si è astenuto ha dimostrato di essere un garantista, ma di non sottovalutare la questione morale e le pessime abitudini private degli uomini pubblici». Poi arrivando al risultato di ieri, in cui l’embrionale area di responsabilità nazionale, seguendo la dicitura centrista, ha dato u saggio della propria forza, il leader dell’Udc commenta: «È stata una giornata importante. Ci siamo riappropriati della politica e del Parlamento. Credo che farebbe molto male il presidente del Consiglio a non vedere quello che è capitato nell’aula di Montecitorio».
Ed al presidente del Consiglio il centrista rivolge il monito: «Berlusconi deve confrontarsi con la novità politica che è emersa»: la nascita di quella che l’ex presidente della Camera insiste a chiamare «area di responsabilità nazionale». D’altra parte, autodefinirsi ‘terzo polo’ non sembra aprire reali possibilità di vittoria, ed il voto, Casini lo sa bene, lo si dà a chi ha possibilità di vincere e quindi di rappresentare, anche solo parzialmente, l’interesse dell’elettore. In merito agli scenari aperti dalla crisi di governo, l’ex alleato del premier vede solo «due strade» possibili: «Se Berlusconi vede l’impossibilità di governare, fa benissimo ad andare al Quirinale e dimettersi; se capisce la novità di un’area di responsabilità nazionale, ci si misura». Ed ovviamente è la seconda opzione quella caldeggiata da Casini: «è la strada seria» che «sarebbe bene» percorrere.
Ma lo stravolgimento degli equilibri, la formazione di un nuovo perno della politica italiana , è una questione a cui il leader centrista invita tutti a prendere atto: «Non è una vecchia area, non è il Grande Centro, per questo sarà destinata a crescere in Parlamento: è una cosa fortissima e nuova di cui c’è bisogno nel Paese». Paese che in questo momento ha bisogno di tantissime cose, ma non di un ritorno alle urne, che rappresenterebbe una «fuga dalle responsabilità». E se, malgrado tutto, si andasse al voto? «Abbiamo una legge elettorale illiberale- è l’unica risposta del leader Udc-. Noi vorremmo che fossero i cittadini a scegliere i propri parlamentari. Lavoreremo per questo».
Le ultime parole, Casini le spende in difesa del nuovo, o ritrovato, alleato, ora nel vortice del caso sulla casa monegasca: «Non mi piace lo squadrismo intimidatorio nei suoi confronti. Se uno è un delinquente, lo è sempre. Una persona non è delinquente se fa una scelta oppure santa se ne fa un’altra».

GINEVRA BAFFIGO

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