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CRESPI RICERCHE PER IL POLITICO.IT
IL TERZO POLO ACCREDITATO ATTORNO AL 15-25%, MA IN CASO DI ELEZIONI BERLUSCONI TORNEREBBE A VINCERE

agosto 5, 2010 di Redazione 

All’indomani del voto di sfiducia su Caliendo i numeri continuano a dominare l’arena politica italiana. Il cosiddetto ‘terzo polo’ ieri ha dato un saggio della propria forza in quel di Montecitorio, strappando alla residua alleanza Pdl-Lega i voti necessari per raggiungere il quorum minimo di maggioranza. Luigi Crespi oggi approfondisce l’analisi, focalizzando l’indagine statistica su Gianfranco Fini ed il suo manifesto politico, o piuttosto sull’attuale assenza del medesimo. Intanto però mettendo i dati a confronto, vediamo che oltre ad aver indebolito le file del governo, il neonato partito non sembra aver i numeri (ancora loro) sufficienti per sostituire la leadership di Berlusconi con quella di Fini. Sentiamo.

Nella foto, Gianfranco Fini

di Luigi CRESPI

Di cosa si tratta di un partito. di un movimento, di un sito internet o di un associazione?

E’ la manifestazione di un dissenso o una proposta per il futuro?

FLI è il nome che i finiani si sono dati ma saranno alleati di Berlusconi fino alla fine della legislatura o stanno preparando un alternativa al leader del centro destra?e con quali alleati? Casini, Lombardo e Rutelli?

L’obbiettivo è fare il Terzo Polo? Una definizione che non ha mai portato fortuna. Chi corre per arrivare terzo si mette nelle condizioni di rinunciare alla vittoria e si sa che gli elettori votano per un vincente, votano per un leader e non per un programma.

Il voto di appartenenza si è ormai ridotto ai minimi storici: a pura testimonianza marginale.

Quando avremo una risposta a queste domande, allora potremo contare su sondaggi affidabili e capaci di offrire scenari credibili.

Oggi i sono dati fondati su una forte suggestione che nasce da una richiesta di partecipazione di libertà e legalità. La richiesta di esistere e manifestarsi come minoranza appare legittimo e la negazione di questa possibilità appare come un eccesso di potere che assurge a vero atto di prepotenza.

Gianfranco Fini, dal canto suo, si trova a chiedere quello che tempo fa venne negato a Francesco Storace prima in Alleanza Nazionale e poi determinando l’esclusione de La Destra dalla coalizione.

Questi passaggi dovrebbero essere spiegati senza deroghe e senza reticenze, anche perché il Presidente della Camera in molti casi ha cambiato idea anche su questioni importanti e questa è un elemento che piace molto alla gente piace. Si tratta dunque di elemento di primaria originalità.

Per anni Gianfranco Fini si è fatto rappresentare da figure come Ignazio La Russa, Maurizio Gasparri o dallo stesso Storace e da tanti altri ancora. Oggi per la maggioranza degli italiani, che seguono distrattamente le cronache politiche questo è un passaggio non facilmente comprensibile. Come può avvenire infatti una rottura radicale tra persone che sono dall’opinione pubblica state vissute come una comunità basata su valori e idee comuni?

E come se da domani Bondi si mettesse a ad attaccare quotidianamente Silvio Berlusconi. L’opinione pubblica riuscirebbe a riprendersi dall’incredulità e dallo sgomento?

Questo è un aspetto decisivo per governare la narrazione del profilo di Gianfranco Fini. Come del resto non è sufficiente rispondere con delle querele agli attacchi personali che quotidianamente gli arrivano da Il Giornale e da Libero.

Ma Gianfranco Fini è un protagonista di primo piano della politica italiana e il suo “muoversi” è destinato a creare uno smottamento complessivo: un vero e proprio cambio di scenario. E’ un decennio che i sondaggi lo mettono nelle prime posizioni per fiducia che però non trova una corrispondenza proporzionata a livello di risultato elettorale.

Nella misurazione settimanale fatta dal mio Istituto negli ultimi mesi abbiamo riscontrato una ampia disponibilità a votare un “suo partito non è mai sceso sotto l’8% e ha raggiunto anche il 12%.

Va da sé che questa non va considerata una previsione elettorale che potrò esser fatta quando l’offerta sarà formulata formalmente all’elettorato dipanando le questioni che abbiamo visto prima.

Ma fatta l’esclusione di taluni sondaggi propagandistici, TUTTI GLI ISTITUTI italiani hanno stimato da un minimo del 7% (Ipr, Swg) ad un massimo del 10% di Ispo registrati prima della rottura che ha portano alla nascita dei gruppi parlamentari.

Il Terzo Polo anche se non ben definito viene accreditato di un minimo del 15% e di un massimo del 25%.

Credo che il generale ottimismo sul Terzo Polo rischi di avere difficoltà a trovare piene conferme anche perché tutte le combinazioni ad oggi danno una riconferma elettorale anche se ridimensionata, di Berlusconi che tornerebbe a vincere le elezioni. Anche se al Senato con la legge su base regionale, Berlusconi rischierebbe di non avere la maggioranza, purtuttavia, appaionoi questi elementi insufficienti per spingere a cuor leggero i Terzo polisti verso l’avventura elettorale. E sarebbe altresì troppo rischioso anche per Berlusconi che rischierebbe di vincere ma di non avere i numeri per governare.

Ecco i numeri a confronto:

LUIGI CRESPI

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