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***INTERVISTA A CARMELO BRIGUGLIO*** “E’ prematuro parlare di fine del bipolarismo, ma nel centrodestra ci sono tre soggetti” di PIETRO SALVATORI

agosto 4, 2010 di Redazione 

In Aula le opposizioni erano decise a portare avanti la propria battaglia: sfiduciare l’ennesimo esponente del governo finito sotto la lente accusatoria della magistratura italiana. Non hanno i numeri per farlo. La sfiducia non passa. Ma, come  abbiamo già sottolineato sulle nostre colonne in merito alla quesione Caliendo, bisogna guardare alla luna non al dito. Tutto ruota attorno ad un numero: il 316. ‘Tre cifre’ su cui gravitano le sorti dell’intera legislatura. ‘Tre cifre’ seriamente minacciate, più che dalla mozione di sfiducia delle opposizioni, dall’accordo, ancora embrionale ma non per questo meno incisivo, tra il neonato gruppo ‘Libertà e Futuro’, l’Udc, l’Api ed il Mpa. Sono loro ad avere ‘i numeri’ in mano per far andare avanti, o meno, il governo. Questo è il dato della giornata. In queste caldissime ore, il nostro Pietro Salvatori, e grande firma di ‘Liberal’, ha intervistato Carmelo Briguglio, “una delle pietre dello scandalo”, per seguire la sua dicitura. E quel che emerge dal loro colloquio è davvero ‘materiale scottante’. Lo stravolgimento degli equilibri, le analisi e le previsioni ve le abbiamo raccontate in questi giorni, ora lasciamo la parola a Salvatori, a Briguglio ed in ultima istanza, alla Politica italiana. 

Nella foto, Carmelo Briguglio

di Pietro SALVATORI

È stata una delle pietre dello scandalo. Insieme ai colleghi Bocchino e Granata, è stato deferito al collegio dei probiviri di via dell’Umiltà, per le posizioni «assolutamente incompatibili con i principi ispiratori del Popolo della Libertà, con gli impegni assunti con gli elettori e con l’attività politica del Popolo della Libertà», come si leggeva nel documento della direzione nazionale del Pdl attraverso il quale Berlusconi ha deciso l’allontanamento di Fini e dei suoi più stretti sodali dal partito.
Stiamo parlando di Carmelo Briguglio, 54 anni, siciliano, dal 2001 in Parlamento, fino a qualche giorno fa vice-capogruppo del partito del predellino, da oggi tra i maggiori esponenti del neonato gruppo «Futuro e Libertà. Per l’Italia». Una vita politica passata ad osteggiare le posizioni di Fini dalle fila della Destra Sociale storaciana, mentre oggi è tra gli uomini più vicini al presidente della Camera.

Onorevole Briguglio, proprio lei…
Guardi, io non sono mai stato finiano nella mia vita politica. Ma Fini oggi rappresenta un enorme patrimonio di valori.

Che Berlusconi non riesce a rappresentare, dunque.
Berlusconi ha un’altra storia politica, incarna obiettivamente un altro tipo di valori.

Valori che sono inconciliabili?
Il dato di oggi è che il Popolo della Libertà, nella forma nella quale è nato, è fallito. E non siamo stati di certo noi la causa di questo fallimento. Sono entrati in rotta di collisione due modi differenti di fare politica, e oggi bisogna semplicemente registrare che ci sono tre soggetti diversi nel centrodestra, mentre prima erano solo due.

Lei parla di tre soggetti nel centrodestra. Ma non si sta creando un terzo polo, come molti analisti suggeriscono?
Mi sembra prematuro affermare una cosa del genere. È certo che si possono riconoscere nascenti forme di collaborazione su valori condivisi tra alcune forze politiche.

Si riferisce all’Udc?
Il partito di Casini ha fatto parte tradizionalmente dell’area di centrodestra, facendo a lungo anche parte della maggioranza di governo, non più tardi di qualche anno fa. Non è un caso che proprio l’Udc è stato il soggetto politico con il quale Berlusconi negli scorsi giorni ha provato a cercare un’intesa, proponendogli un vero e proprio accordo. I valori che afferma l’Udc non sono molto dissimili dai nostri.

Quindi l’avvicinamento tra voi e il l’Unione di centro non è solo una casualità…
Non bisogna giungere a conclusioni affrettate, ma di sicuro ci troviamo di fronte a un dato politico, anche se per adesso solo relativo alla contingenza del voto su Caliendo. Di sicuro è un’intesa utile in prospettiva.

E se la prospettiva dovesse essere quella della formazione di un altro tipo di governo?
Un governo di responsabilità nazionale? E perché no, non scarterei a priori l’ipotesi. Certo, la vedrei bene soprattutto nel caso in cui l’Udc partecipasse organicamente, perché è la forza politica nella quale più ravviso valori in comune.

Uno scenario che prefigurerebbe un terremoto nell’assetto politico italiano.
È prematuro parlare di fine del bipolarismo, se è questo che intende. Anche se un certo cambiamento si può intravedere. In Italia si potrebbe parlare di bipolarismo policentrico.

Cioè?
Mi spiego: gli italiani hanno chiaramente detto no al bipartitismo. In effetti due soli partiti non ci sono mai stati, nemmeno in questi ultimi anni, ed il progetto di chi li voleva come unici attori della scena politica sta fallendo. Il bipolarismo italiano è formato da due compagini, composte però da soggetti differenti. In Italia la strada che porta al bipartitismo è stata definitamene interrotta, e un tale sistema non si realizzerà mai.

C’è una disponibilità a valutare la formazione di un governo di responsabilità nazionale. E se invece si dovesse andare ad elezioni?
Respingiamo nettamente questa ipotesi. Il momento economico che sta attraversando il Paese è grave, e le elezioni in questo momento sarebbero solo dannose. Anche in vista del fatto che ci sarà una seconda manovra economica.

Come scusi, il ministro Tremonti ha smentito questa eventualità.
Lo so, ma sarà inevitabile. Se non in autunno, se ne parlerà per i primi mesi dell’anno prossimo.

A proposito di Tremonti e di elezioni, oggi hanno attribuito a Pierluigi Bersani la seguente dichiarazione: «Niente elezioni anticipate, meglio un governo guidato da Tremonti»
Mah, l’opposizione fa il suo mestiere. Sicuramente il ministro Tremonti, per competenza e capacità, è una risorsa per il Paese. Solo il futuro però ci dirà che ruolo dovrà assumere.

Ma nel caso si dovesse andare al voto, che fare con la legge elettorale?
Questa è una questione che è all’ordine del giorno, che va di pari passo con l’evoluzione del quadro politico. Io non ho preferenze particolari: l’esigenza è principalmente quella di riavvicinare gli eletti ai propri elettori.

Se dovesse scegliere nettamente tra maggioritario e proporzionale?
Probabilmente preferirei l’uninominale, piuttosto che le preferenze, perché nel passato ha funzionato meglio.

Avete criticato il «centralismo democratico» di Berlusconi. Poi lei ha dichiarato al Foglio che per il suo gruppo Fini è un collante indispensabile, un symbolum addirittura.
Mi riferivo alla radice greca del termine, che significa tenere insieme. La storia politica di Fini, le sue svolte, da Fiuggi a Gerusalemme, sono impresse nella nostra storia. È questo che ci unisce, nella persona del presidente della Camera. Siamo una comunità, in poche parole, sarà difficile comprarci.

Un’ultima cosa: i probiviri si sono fatti sentire?
Non ho ancora ricevuto alcuna comunicazione. E questo è particolarmente strano per un partito che si proclama estremamente garantista. Quando e se mi faranno sapere, risponderò. Solamente per principio e per cortesia, ovviamente.

PIETRO SALVATORI

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