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FLI E UDC in ‘FUGA PER LA VITTORIA’: CHE IL BIPOLARISMO SIA A RISCHIO?

agosto 3, 2010 di Redazione 

A Montecitorio dalle 13 Futuro e Libertà per L’italia e l’Udc di Casini sono in riunione. All’ordine del giorno: il voto di sfiducia al vice di Alfano, Giacomo Caliendo. Due le alternative vagliate: votare la mozione di sfiducia a fianco delle opposizioni, oppure astenersi dal voto. Al di là di quello che sarà il verdetto di domani e delle sorti del sottosegretario alla Giustizia, ciò che si sta realizzando è un ridelinearsi degli equilibri politici del nostro Paese: un massiccio confluire di forze al centro comporta il rischio di lasciare sguarnite le ali del bipolarismo italiano. L’analisi di Alessandro Meschino. Sentiamo.

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Nella foto, Giacomo Caliendo

di Alessandro MESCHINO

In un altro giorno caldo per l’assetto politico italiano si attende l’incontro tra il capogruppo alla Camera di Fli Giorgio Conte ed il segretario dell’Udc Pier Ferdinando Casini per decidere sia il da farsi sul caso Caliendo in vista del voto di sfiducia di domani sia per pianificare i punti comuni dell’agenda politica.

In questo modo si prospetterebbero due situazioni particolari: la prima dove Fli e Udc non votino la sfiducia a Caliendo; la seconda dove uniti in un fronte comune Fli e Udc si astengano dal voto e questo significherebbe, a quanto detto dal segretario dell’Italia dei Valori Di Pietro, irresponsabilità da parte delle istituzioni Sembrerebbe assurdo pensare che il neonato gruppo Fli si schieri a favore del sottosegretario alla Giustizia Caliendo, indagato per coinvolgimento sull’inchiesta P3, viste le precisazioni del Presidente della Camera Fini in merito alla non presenza di persone colluse o indagate nella sfera politica.

Questo potrebbe totalmente cambiare la scena politica , o forse qualcosa è già cambiato? Se fosse un film di certo sembrerebbe Fuga per la Vittoria del 1981: siamo arrivati davvero all’ultima partita, quella decisiva? E dopo il triplice fischio quali saranno le nuove formazioni che si contenderanno?

Ragionando attentamente si potrebbe pensare alla creazione di una Centro consistente che non veda più la singola presenza dell’Udc ma una confluenza di più “partititini” a formare un blocco solido. Sembra di essere tornati indietro di trent’anni. Ma se anche si tornasse a formare un centro consistente chi ne verrebbe a capo? La figura di Gianfranco Fini? Logicamente qui si ipotizza tutto se e solo se dovesse arrivare una crisi di governo che ci riporterebbe al voto, un voto che potrebbe cambiare totalmente faccia a molte situazione oramai consolidate da anni. Nel caso in cui cadesse il governo Berlusconi, la Lega Nord l’MPA che fine faranno? Possiamo allora dire che siamo arrivati alla crisi del bipolarismo?

ALESSANDRO MESCHINO

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