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Diario politico. Sul caso Caliendo i finiani cercano un’intesa con l’Udc. Cicchitto: “Prendiamo per buono il loro impegno a dare sostegno alla maggioranza”

agosto 2, 2010 di Redazione 

La nota politica quotidiana del Politico.it, questa sera è a cura di Ginevra Baffigo. La politica italiana sembra assumere un tono pacato in questa giornata densa di significato. In Parlamento monopolizzano l’attenzione i finiani del FLI, che da oggi possono ben contare dieci senatori nel gruppo. Sempre gli uomini di ‘Futuro e Libertà’ pongono al ‘centro’ la questione che pende sullo scranno della vicepresidenza del ministero Giustizia. Per il vice di Alfano si prepara infatti una mozione di sfiducia, che, dopo lo scisma dei fedelissimi di Fini, rischia seriamente di compromettere le sorti del governo. Sentiamo.

Nella foto, Giacomo Caliendo

di Ginevra BAFFIGO

Avremmo voluto scrivere un diario sul susseguirsi degli interventi dei nostri rapprensentanti in quel di Bologna. Del loro marciare stretti in quella folla, mesta e silenziosa. A fianco di chi ancora porta il lutto, di chi ancora stenta a rimarginare le ferite che il terrorismo gli ha inferto. Ai bolognesi, certo, ma anche a tutti gli italiani. Avremmo voluto scrivere della comunione di intenti e del senso di unità ricreato, anche solo per un giorno, fra società civile e società politica. Ma a trent’anni dalla strage di Bologna l’Esecutivo resta chiuso nei palazzi romani. Colpevolmente silente. Pavidamente assente.
Il segretario del Pd presenzia il corteo, ma i bolognesi sembrano non guardarlo più come l’uomo cui affidarono le redini della Regione nel ’93. Il suo omologo attuale, Vasco Errani, sembra sintetizzare efficacemente il pensiero dei suoi rappresentati: «Il governo doveva esserci».
«Loro ci fischiano e noi non ci andiamo» chiosa dall’alto della sua posizione al ministero della Difesa, Ignazio La Russa. Forse troppo dedito alla politica degli applausi più che a quella dei dibattiti, del talk-show televisivo più che a quella di piazza, alla logica controllata della dichiarazione piuttosto che all’imprevedibilità del reale confronto con il cittadino, il titolare di un così importante dicastero sembra aver perso il senso dell’istituzione che rappresenta. Oggi la politica non si spende in scontri violenti, ma attende di capire quali saranno le sorti della legislatura. E nel farlo dimentica di adempiere al suo ruolo.

Il caso Caliendo. Mercoledì a Montecitorio approderà la mozione di sfiducia per Giacomo Caliendo, sottosegretario alla Giustizia la cui permanenza nell’Esecutivo sembra minacciata dal coinvolgimento nell’inchiesta sulla cosiddetta P3. Le intenzioni delle opposizioni non sembrano però preoccupare l’interessato, che ai giornalisti accorsi fa notare: «Come vedete, io continuo a lavorare». Per Fabrizio Cicchitto, invece, è «inaccettabile» che «si proceda al voto sulla mozione di sfiducia quando è in corso ancora il procedimento giudiziario nei confronti di Caliendo». «Se ne assume la responsabilità l’opposizione», segue Cicchitto, per poi chiudere minaccioso: «esamineremo con grande attenzione il risultato del voto sulle mozioni».
Dalle opposizioni la prima voce a levarsi è quella del segretario Pd: «I finiani faranno come riterranno, ovviamente quando presento una mozione io spero che passi». Rispetto ad un’eventuale astensione dei deputati di Fli, Bersani ribadisce: «Ogni voto in dissonanza, comunque calibrato, è una prima certificazione che la maggioranza è a dir poco nei guai». Quando poi si affronta la questione dei numeri del Esecutivo, il Democratico è lapidario: «La maggioranza è franata, dentro la loro crisi c’è tutta la la prospettiva di una crisi di governo, perciò innanzitutto Berlusconi deve venire in Parlamento a dirci come pensa di procedere con l’azione di governo». Dario Franceschini, poi all’analisi di Bersani aggiunge che il voto sul sottosegretario Caliendo «sarà un punto di chiarezza». Mentre Antonio Di Pietro è decisamente caustico: «Chi si astiene su Caliendo è irresponsabile».

Finiani e Udc metteranno insieme le forze? Mentre attendiamo con ansia l’esito di mercoledì, veniamo a sapere che si prepara un incontro per domani fra i finiani e l’Udc. Il capogruppo del neonato partito alla Camera, Giorgio Conte, fa infatti sapere: «Ci vedremo nel primo pomeriggio per cercare di arrivare a una convergenza con l’Udc, se ce ne sono le condizioni».

Intanto nel Pdl… non sembrano troppo tranquilli, ora che le stanze dei finiani sono rimaste vuote. Sempre Cicchitto rimarca insicuro: «Prendiamo per buono il loro impegno a dare sostegno alla maggioranza». Come chi tenta di allontanare un incubo interviene, invece, Ignazio La Russa , che qui echeggia il mantra della Presidenza del Consiglio: «La tenuta del governo non è a rischio». «Anche alla Camera – aggiunge il ministro – i numeri sono chiari e non c’è alcun dubbio che la legislatura possa continuare con un forte sostegno al governo». La Russa, entra poi in contraddizione: se davvero il governo non è a rischio perché mai paventa l’ipotesi di un governo tecnico, rispetto al quale affretta a dirsi contrario? «Gli italiani hanno eletto un governo politico noi siamo per il bipolarismo e perché siano i cittadini a scegliere i governi». La risposta gli viene comunque fornita da Italo Bocchino, che sembra avvertire gli uomini della maggioranza: «Soltanto un patto di legislatura può salvare l’attuale assetto bipolare, il governo e la maggioranza». Ed ancora più minaccioso si rivolge al presidente del Consiglio: «Deve riflettere bene prima di fare la prossima mossa, soprattutto dopo aver sbagliato i conti sulla consistenza delle truppe del presidente della Camera».

FLI approda a Palazzo Madama. E’ ufficiale. Da oggi ‘Futuro e Libertà per l’Italia’ conta degli adepti anche fra i senatori. In totale lo scisma del ramo Alto delle Camere conta 10 illustri nomi, che ora dovranno firmare le dimissioni dal Popolo della Libertà e consegnarle al presidente del gruppo, Maurizio Gasparri. Solo in un secondo momento potranno presentare la richiesta di nascita del partito al presidente del Senato, Renato Schifani.
In attesa delle votazioni ufficiali il capogruppo a palazzo Madama è il senator Mario Baldassarri, cui quindi faranno riferimento la senatrice Contini, i senatori De Angelis, Valditara, Saia, Germontani, Di Gilio, Pontone, Viespoli e Menardi. La nomina dunque è provvisoria, come spiega Carmelo Briguglio « Ogni decisione sarà presa domani sera alla cena di “Farefuturo” con Gianfranco Fini».

GINEVRA BAFFIGO

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