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A BOLOGNA FINO ALLA FINE SI ATTENDE LA PRESENZA DEGLI ESPONENTI DELL’ESECUTIVO… INUTILMENTE

agosto 2, 2010 di Redazione 

“Il governo doveva esserci” chiosa il Presidente dell’Emilia Romagna, Vasco Errani. E questo è stato il leitmotiv dell’intera giornata di commemorazione delle vittime del 2 agosto 1980. Bologna è ancora in lutto. Per le strade centinaia di persone marciano strette in un mesto silenzio. Ma, a trent’anni dalla strage terroristica in cui persero la vita 85 persone, sembrano aver smesso di cercare nei palazzi romani la concretizzazione delle tante promesse. La politica ieri veniva chiamata alla riflessione, ma anche e soprattutto all’azione. Il racconto è del nostro Pietro Salvatori, la cui firma trovate anche sulle colonne di ‘Liberal’.

Nella foto, la stazione centrale di Bologna dopo l’attentato terroristico

di Pietro SALVATORI

“I vertici della P2 continuano a coincidere con i vertici del governo. Chi ha beneficiato delle strage, è ancora dentro la politica”. E’ durissimo Paolo Ferrero nella sua critica alle istituzioni governative, assenti ieri a Bologna alla cerimonia di commemorazione del trentennale della strage che, il 2 agosto del 1980, privò della vita 85 persone, e della serenità i loro cari, oggi riuniti in un’associazione e tutelati da una legge dello Stato, la 206 del 2004.

“Ma sono passati sei anni e il dispositivo è ancora in gran parte inattuato – attacca Paolo Bolognesi, presidente dell’Associazione familiari delle vittime – La nostra delusione è grande. C’è una mancata doverosa attenzione dei governi che si sono succeduti dal 2004 ad oggi. L’assenza del governo, oggi, ne è la conferma”.

La mancanza di esponenti dell’esecutivo Berlusconi a Bologna non ha colto di sorpresa nessuno. Dopo che, l’anno scorso, al ministro Bondi fu impedito di svolgere il proprio intervento, l’esecutivo ha deciso quest’anno di percorre la strada di non partecipare alla cerimonia commemorativa, e di farsi rappresentare dal solo prefetto cittadino. Una scelta sicuramente non popolare, che ha addensato pesanti critiche su Palazzo Chigi,. Che ha comunicato la propria decisione agli organizzatori solo il 31 luglio. “Ci avete sempre fischiato”, ha tagliato corto La Russa.

Bolognesi spiega ancora che “all’inizio di questa legislatura abbiamo avuto le assicurazioni e le promesse del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, del ministro della Giustizia Angelino Alfano, del ministro dell’Interno Maroni, che la legge sarebbe stata attuata, ma nulla è stato ancora fatto”.

Questa la “mezza riga”, come l’ha definita lo stesso Bolognesi, che il rappresentante dei parenti delle vittime ha voluto inserire nel proprio discorso. “Non vogliamo che dal discorso ufficiale vengano fuori polemiche e che da stasera non si parli di domande che facciamo da trent’anni e per le quali non abbiamo avuto risposte”.

Non a causa del discorso ufficiale, forse, ma le polemiche sono state la cifra della giornata, della quale le parole di Ferrero sono state solamente il culmine. “Il governo doveva esserci”, sottolinea per esempio Vasco Errani, Presidente dell’Emilia Romagna. Lo stesso prefetto di Bologna Angelo Tranfaglia, afferma che “non si dovrebbe mai fischiare in queste occasioni”, e che “lo Stato è vicino ai familiari delle vittime” e, per poi aggiungere sibillino “e, per quanto possibile, anche il governo”.

Molto più netto il commento del segretario del Partito Democratico Pierluigi Bersani, che tra il 1993 e il 1996 è stato anche Presidente della regione. Quella del governo è una scelta che “non è giustificabile: il governo deve andare dove ci sono le cose, anche se ci sono problemi, se no che governo è? Questa cosa – ha aggiunto accompagnando il corteo che nella mattinata ha attraversato le strade del centro – mi ha fatto molto male, è una cosa triste”.

Fino alla fine, è stata la speranza di Bersani, ci sarebbe potuto essere un ripensamento dell’ultimo minuto. Che però non è arrivato. Non sono mancate sparute critiche anche nei confronti del segretario del Pd, considerato da alcuni troppo morbido nei confronti del governo, manifestatesi in qualche “vai a lavorare, non ti vogliamo qui”, che si è levato da alcuni partecipanti al corteo. Alle critiche da sinistra alla cerimonia hanno fatto da controcanto quelle dei militanti di Forza Nuova, che hanno esposto in città uno striscione in difesa dell’ultimo dei militanti di destra condannati per la strage: “Ciavardini innocente”.
Sconsolati i commenti della curia cittadina, che per bocca del vescovo ausiliare di Bologna, mons. Ernesto Vecchi, ha preso atto dell’inconcludenza delle polemiche che avvolgono ogni anno le celebrazioni. “La dialettica sociale, che puntualmente anima il dibattito cittadino e nazionale, rimane sterile, perchè prigioniera dei preconcetti di parte – ha detto Vecchi -e non riesce fare fronte comune per affiancare, in serenità di spirito, quanti hanno il compito istituzionale di cercare la verità”.

Tra i pochi a riscontrare applausi unanimi, il “pensiero commosso e partecipe” inviato da Napolitano. Pochi mormorii hanno accolto anche il messaggio inviato da Gianfranco Fini, che ha sottolineato come il ricordo di quella tragica giornata “debba contribuire a riaffermare i valori di libertà e di legalità che sono alla base della nostra democrazia”.

Ha connotazioni distensive il messaggio del Presidente del Senato Schifani, tra le personalità più vicine a Berlusconi ad intervenire, attraverso una lettera indirizzata al Comitato per la solidarietà alle vittime delle stragi, manifestando la propria vicinanza ai promotori e a quanti “ogni giorno si battono per

Ma a quanti speravano in un rasserenamento del clima della giornata, ha provveduto a rispondere l’onorevole pidiellino Giancarlo Lehner, che ha attaccato a muso duro “il già comunista Bersani”. Il leader dell’opposizione, secondo Lehner, “dovrebbe avere il coraggio di rammentare che, purtroppo, il Pci, proprio in quel periodo, teneva in piedi, grazie agli impegni assunti col Kremlino da Berlinguer ,un esercito clandestino, illegale, eversivo, criminale, specializzato in attentati, lotta armata, falsificazione di documenti, spionaggio, e informative via radio al Kgb”.

PIETRO SALVATORI

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