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E FINI PIAGNUCOLO’ SOTTO IL PODIO DI BERLUSCONI: “SENNO’ CHE FAI, MI CACCI?” E QUELLO L’HA CACCIATO. Storia di un vicolo cieco e di un’occasione persa di PAOLO GUZZANTI

agosto 1, 2010 di Redazione 

Cattivissimo, ruvido e non troppo sottile, il grandissimo Paolo Guzzanti torna sulle colonne del giornale della politica italiana con la sua versione del ‘dietro le quinte’ del divorzio Fini-Berlusconi. Irriverente ed ironico, il racconto che segue ci svela attraverso il ghigno malizioso del nostro autore quelle dinamiche che sin da alcuni mesi potevano essere individuate. Divergenze sui contenuti, senz’altro, ma anche, se non soprattutto, un conflitto di leadership, che, come una partita a scacchi, ha nascosto dietro l’apparente spostamento dell’alfiere lo scacco al re. Un pezzo assolutamente da non perdere! 

Nella foto, Paolo Guzzanti

di Paolo GUZZANTI

Fini non mi ha mai convinto, come progetto. Perché non ne ha. E Berlusconi, come fece Hitler con le SA nella notte dei lunghi coltelli, lo ha fatto fuori. Berlusconi è putinizzato, affascinato da un modello autoritario russo e bruciato dalla precedente esperienza del quinquennio 2001-2006 quando Casini e Fini gli frissero le palle per cinque anni.

Ammaestrato da quella esperienza, ha cominciato col far fuori Casini che ci rimase di merda: non poteva credere che il capo lo mettesse alla porta. Poi SB fissò con le viti le chiappe di Fini sulla sedia della Camera e pensò: “Anche questo me lo sono levato dalle palle: promoveatur ut amoveatur”.

Ma Fini ci pensò un po’ e disse: “Eccellente posizione per puntare diritto al Quirinale. Di qui nessuno mi schiavarda per cinque anni e io mi faccio la campagna bipartisan. Comincio a distinguermi in ogni occasione, a prendere le distanze, a punzecchiare, senza rompere e senza dare tregua. Lavoro ai fianchi per la mia campagna elettorale.”

Berlusconi rispose: “Carino, forse hai capito male. Al Colle ci vado io e ci vado con una riforma istituzionale per cui io sarò Sarkozy e Frattini, o Alfano, starà al Matignon di Palazzo Chigi. Dunque tu non vai da nessuna parte e se rompi i coglioni io ti faccio fuori.”

Fini pensò allora di adottare una strategia sfiancante: mai rompere, mai dare tregua, sempre riaffermare sia la fedeltà che i distinguo e puntare sul logoramento.

SB rispose: ” E io ti frego il partito e me lo porto a casa, salvo briciole”. E offrì oro incenso e birra, molta birra, ai pavidi colonnelli. Sicché poi Fini mi disse personalmente: “I più fascisti dei miei ex camerati hanno scelto Berlusconi perché vedono in lui il vero duce e in me un pericoloso democratico”.

Intorno si creava attesa, come ai tempi di Mario Segni: che farà Fini? Che ha in mente? Qual è il suo piano?

Ma Fini, come Segni dei primi anni Novanta, non ha alcun piano: logoramento e gioventù sono la sua sola strategia. In altre parole: Silvio, prima o poi, ha da morì e allora vengo io.

Sai che piano.

Poi si arrivò al Consiglio nazionale del PdL e stavamo tutti lì che aspettavamo come l’annunciazione il discorso della rottura da parte di Fini. E invece, l’indomito fece quello della ricucitura che sembrava Alberto Sordi.

Così, spiace dirlo, SB gli pisciò in testa. Prese il microfono e disse: “Mi sembra di sognare. E’ questo lo stesso uomo che fino a ieri ha detto questo e questo e questo….?”.

Fu allora che Fini capì che l’uomo di Arcore aveva già decretato la sua morte e di fronte alla sua durezza si alzò dal posto in prima fina e pronunciò quelle terribili, temerarie, fortissime, sgargianti parole appena un po’ tremebonde: “Perché? Sennò che fai? Mi cacci?”.

E oggi quello l’ha cacciato. Gli ha fregato il partito e Fini annuncia oggi una rivelazione folgorante: Berlusconi non è liberale. Fantastico. L’ha capito. Noi possiamo assicurargli che è anche un pericolo per la democrazia, perché ha imparato a stare in politica e a colpire i nemici fino ad ucciderli.

E non dimentichiamo che Berlusconi ha già avuto una cena pacificante con Casini cui ha detto: “Pier, faresti la ruota di scorta se avessi bisogno di un rinforzino, in cambio di un congruo ministero? Potremmo cominciare mandando alla vicepresidenza del CSM un tuo uomo di fidicia, come aperitivo. Il resto seguirà”.

Tutti quelli che pensavano che SB fosse alle corde sono serviti. Nessuno di loro ha un disegno politico. Nessuno di loro ha in mente nulla da offrire in alternativa. Ed è così che se SB trovasse l’elisir di lunga vita, governerebbe, governerà, per altri cent’anni.

Venite con me nel Partito Liberale a creare una alternativa politica a SB, abbandonando le stronzate al loro destino.

PAOLO GUZZANTI

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