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FUTURO E LIBERTA’: ECCO LE PRIME DICHIARAZIONI DI ROBERTO MENIA E BENEDETTO DELLA VEDOVA

luglio 31, 2010 di Redazione 

Il giornale della politica italiana torna ancora sulla questione dei finiani e del loro nuovo partito. Nelle concitate ore in cui è tuttora sospesa la definitiva conta dei nomi che aderiranno al neonato gruppo parlamentare, due illustri esponenti della corrente ci aiutano a trovare una risposta. Roberto Menia e Benedetto Della Vedova rilasciano infatti le primissime dichiarazioni per ‘Futuro e Libertà’, raccolte in questo splendido pezzo dal nostro Pietro Salvatori, che da oggi firma anche le colonne di ‘Liberal’. Partendo dalle parole degli onorevoli l’analisi si estende al quadro politico nazionale, ora sottoposto a radicali trasformazioni. Sentiamo.

Foto de il Politico.it: la conferenza stampa di Gianfranco Fini

di Pietro SALVATORI

Una calma olimpica regna tra i finiani. Sia tra quelli di più lungo corso, qual è Roberto Menia, deputato e sottosegretario al ministero dell’Ambiente, sia tra le nuove acquisizioni di questi mesi, come nel caso di Benedetto Della Vedova, ex-radicale, oggi onorevole pidiellino, che fin dall’inizio della legislatura ha mostrato affinità con le posizioni del Presidente della Camera.
Nessuna fuga in avanti, nessun disegno fantapolitico su quello che potrebbe accadere domani. Tra gli iscritti del nuovo gruppo parlamentare “Futuro e libertà” ci si limita a registrare quello che è accaduto oggi. “Non c’è nessun progetto di intesa con le aree che non si riconoscono nel Pdl o nel Pd – taglia corto Della Vedova – Quel che emerge oggi è semplicemente una riarticolazione del centro-destra. Direi che oggi è questo succede, nulla più”.

Il gruppo a Montecitorio già esiste, ed è stato formalizzato nella seduta di ieri alla Camera dal vice-presidente Maurizio Lupi, che presiedeva l’emiciclo mentre è stata depositata la lista degli aderenti. “Al Senato il gruppo verrà presentato verosimilmente lunedì”, informa Menia, che non ha dubbi che i numeri ci sono tutti: “Stiamo parlando di una base di dieci senatori, la cui adesione è stata confermata. Ma qualcuno forse si aggiungerà, vedrete”. E quando sente parlare di Adriana Poli-Bortone si trincera dietro un no-comment, ma sfoggia un sorriso eloquente. La senatrice pugliese è ancora tra gli incerti, al pari di Andrea Augello e di alcuni senatori del Movimento per le autonomie, tentati dalla strada intrapresa da Fini. Dopotutto in queste ore gli eventi sono precipitati. “Solo quattro giorni fa non pensavo che sarebbe successo quello che è successo oggi. Il quadro si sta movimentando molto velocemente, è impossibile fare previsioni”, osserva Della Vedova. Per Menia tutto quanto è dovuto “al secondo editto bulgaro promulgato da Berlusconi contro Fini, e in seconda battuta contro i colleghi Bocchino, Granata e Briguglio”, anatema che non scalfisce la convinzione con la quale la pattuglia finiana persegue la propria scelta politica. “A chi dice che è iniziata la campagna acquisti – continua Menia – io rispondo che non ci si compra tanto facilmente”. Il gruppo di Fini, come ha anche lasciato ben intendere lo stesso presidente della Camera, più che al governo sarà fedele al programma con il quale il Pdl si è presentato alle elezioni nel 2008. “Siamo fedeli a quell’impegno con gli elettori – dice Menia – su tutto il resto valuteremo liberamente i singoli provvedimenti nel dettaglio”.

Formazione di nuovi gruppi parlamentari, dunque. E questa è l’unica cosa certa. Per capire se gli scissionisti sono ancora da considerarsi come membri del Popolo della Libertà, o se invece Fini e i suoi si devono preparare a costituire fin da subito un nuovo soggetto politico, bisognerà aspettare le prossime ore. “Facciamo un passo alla volta – suggerisce Della Vedova – Quello che è successo oggi è semplice e chiaro”. Ma due importanti aspetti non possono sfuggire ad un osservatore attento come l’ex-radicale: “Certo, bisogna constatare che contro Fini si può parlare di una vera e propria espulsione politica. Pertanto ad oggi è difficile prevedere che il Pdl possa riprendere il percorso che si era prefisso all’atto della sua fondazione”. E’ in gioco la questione della leadership del partito? “Non so se alla fine di queste giornate si potrà ancora parlare del Pdl così come lo abbiamo conosciuto fino a ieri. Certo è che che, senza Fini, la leadership del partito di Berlusconi mi sembra solidissima”.

Un divorzio prematuro, quello tra i due co-fondatori, che di certo si immaginavano davanti una strada ben più lunga. “Ma io non parlerei di divorzi affrettati – suggerisce Menia – quanto piuttosto di matrimoni prematuri. Quella del 2008 è stata una scelta azzardata da parte di Alleanza Nazionale, e questo l’ho detto al mio partito in tempi non sospetti. La questione è che tanti, con questo nuovo soggetto politico, pensavano di essersi fatti un’assicurazione sulla vita”.
E invece tutto di nuovo in discussione con le elezioni all’orizzonte? “Quella che il gesto di Berlusconi di ieri sia stata una forzatura per arrivare ad elezioni anticipate è una spiegazione possibile. Solo che sarebbe un ennesimo errore di strategia clamoroso, come quello che è stato fatto ieri”. In che senso? “Ma vi sembra un atto di forza quello che ha portato alla creazione di un nuovo consistente gruppo parlamentare al di fuori del Pdl?”.
E dei colleghi deferiti al collegio dei probiviri? Il sottosegretario all’Ambiente non si sbilancia, ma lancia una frecciata: “Su questa questione dei probiviri ci sarebbe tanto da dire. Si sono scordati, per esempio, che ad un ministro hanno regalato una casa, e nessuno nel partito ha detto niente”.
Ma questo succedeva ieri. E domani invece? Difficile a dirsi per Menia: “Il dato sintetico che si può trarre – osserva – è che quella che inizia oggi è sicuramente una nuova fase. Vedremo dove ci porterà”. Magari ad una sorprendente riconciliazione tra Fini e Berlusconi?
“Mi sembra più che improbabile ora come ora – conclude Della Vedova – Poi, per carità, alla Provvidenza non ci sono limiti”.

PIETRO SALVATORI

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