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***L’editoriale***
ELEZIONI ANTICIPATE? NON PER LA LEGA
di PIETRO SALVATORI

luglio 31, 2010 di Redazione 

Le “beghe” di casa Pdl inevitabilmente infliggono le loro conseguenze sull’intera maggioranza e minacciano le sorti della legislatura. La Lega, l’alleato più forte della coalizione di governo, in questi giorni di dure schermaglie fra i due cofondatori del partito di maggioranza relativa, ha mantenuto un religioso silenzio. Ma a via Bellerio, ora che la scomunica di Fini è stata infine pronunciata, quali sono gli umori delle camicie verdi? Ci aspetta una prematura tornata elettorale? Bossi risponde con la solita eloquenza non verbale. Ma quali sono le ragioni che si celano dietro il ‘silenzio’ leghista? La risposta ce la dà il nostro Pietro Salvatori, che da oggi trovate anche su Liberal. Sentiamo.

Nella foto, il leader della Lega Nord Umberto Bossi

di Pietro SALVATORI

A via Bellerio sono abbottonatissimi. E’ arrivata direttamente dal Senatùr la precisa indicazione all’intero gruppo parlamentare di non rilasciare alcuna dichiarazione su quel che sta succedendo all’interno del Pdl.

Lo stesso Bossi, prima della scomunica piovuta sulla testa del Presidente della Camera, non andava oltre dal consigliare scherzosamente al Cavaliere di “prendersi una vacanza”. Suggerimenti agli alleati? “Si arrangeranno – risponde il leader del Carroccio – ho anche io le mie beghe”.?Un eufemismo, visto che la defezione di Fini dal blocco, finora tutto sommato coeso, della maggioranza di governo costituisce un bel grattacapo anche per il partito nordista. E la cortina fumogena sollevata dal continuo rimbeccarsi dei due co-fondatori del Pdl ha allontanato i riflettori da una delle questioni cruciali di questi giorni: che fa la Lega??Il silenzio che il capo delle camicie verdi ha imposto ai suoi non aiuta di certo a rispondere alla domanda. I 59 deputati e i 26 senatori leghisti sono fondamentali per la tenuta del governo, specialmente se le truppe finiane contassero, come sembra del tutto probabile, una trentina di onorevoli e poco più di dieci senatori.

Lo sa bene anche Berlusconi, che dopo il Consiglio dei Ministri che si è svolto nella mattinata di ieri ha prima riunito tutti gli esponenti del Carroccio presenti nel governo, per fare il punto politico dello stato di salute della maggioranza di governo, e poi ha voluto incontrare Bossi per un faccia a faccia. Interpellato dai cronisti della Camera che gli domandavano se lo spettro di elezioni anticipate si facesse sempre più concreto, il Senatùr ha eloquentemente alzato il dito medio come unico segno di risposta. Segnale di come la tensione di questi giorni sia affare non di esclusiva competenza del Pdl.

In ballo per la Lega c’è l’agognata approvazione definitiva del federalismo fiscale, il risultato minimo che la base tradizionale del partito pretende dai propri leader. L’accordo di coalizione prevede che entro il 20 maggio 2011, data di scadenza delle deleghe governative, la riforma debba essere completata.?Nessuna tornata elettorale anticipata, dunque, nessun governo di transizione. Questa è la sostanza del pensiero leghista. I lumbard farebbero fatica a spiegare al proprio elettorato che per l’ennesima volta la riforma-cardine del loro programma è saltata per una crisi di palazzo. E se sulla sostanza Angelo Alessandri, onorevole e Presidente federale della Lega, si trincera dietro un garbato “No comment”, ben più esplicito è Luca Zaia, Presidente leghista del Veneto, tra i pochi a godere di una autonomia tale da poter prendersi una deroga al diktat di Bossi. “Elezioni anticipate? E’ prematuro parlarne – taglia corto – Il rischio paralisi per l’attività dell’esecutivo e per le riforme c’è stato fino ad ora e i fatti di queste ore che coinvolgono il Popolo della Libertà, nel bene o nel male, spero quantomeno che servano a riportare la serenità a livello governativo e che ci diano da subito il federalismo fiscale”. Le parole di Zaia traducono il criptico auspicio di Bossi, che dopo aver incontrato Berlusconi ha auspicato che il premier ed il Presidente della Camera “usino cervello e cuore” per uscire dall’intricata situazione nella quale si sono cacciati.?Se, da quel che trapela dallo stato maggiore leghista, la linea è quella du una sostanziale intransigenza per qualsiasi possibilità di elezioni anticipate o governi di “solidarietà nazionale”, almeno fino ad aver condotto in porto il federalismo fiscale, non sembra che nella Carroccio ci sia disponibilità nemmeno a lasciare aperta la porta a crisi pilotate, che prevedano un riassestamento della maggioranza, magari includendo nel governo nuove componenti, come potrebbe essere l’Udc. Ipotesi che, al momento attuale, non sembra d’altra parte essere contemplata dallo stesso Berlusconi.

Ma a via Bellerio questa crisi si sarebbe volentieri evitata, e questo probabilmente è il succo di quel che Bossi ha detto al Cavaliere. Tanto più che la lettura leghista di questi ultimi mesi di scaramucce tendeva ad interpretare l’azione di Fini e dei suoi come un “semplice” regolamento di conti tra il Presidente della Camera e i suoi ex-colonnelli, più che come una vera e propria picconatura politica della maggioranza di governo.?Fonti vicine al Senatùr accreditano questa lettura. “In tutto questo tempo Bossi ha tendenzialmente interpretato quel che succedeva nel Pdl come un semplice regolamento di conti tra Fini e i dirigenti di provenienza aennina”.?Anche in quest ottica è da interpretare l’aplomb con il quale recentemente Maroni ha incassato gli attacchi di Granata sulla giustizia e, in particolar modo, sulla vicenda Spatuzza. “Maroni – continua il dirigente – ha letto nelle parole del deputato finiano non un attacco alla strategia del suo ministero nell’azione contro la criminalità organizzata, quanto piuttosto un attacco frontale al sottosegretario Mantovano, proprio nell’ottica del regolamento di conti tra ex-An”.

Tutte questioni che sono inquadrabili nella grammatica del politichese, linguaggio che le camicie verdi non hanno mai amato praticare, ritenendolo poco rilevante all’atto pratico, come sintetizza ancora Zaia: “La gente è stanca delle chiacchiere”.?La Lega anche, a quanto sembra. Ora che le “beghe” del Pdl, come le ha definite Bossi, sono tracimate andando a coinvolgere l’intera maggioranza, la preoccupazione della Lega inizia a farsi percepibile. Al punto che, dopo giorni di silenzio, anche Maroni ha deciso di rispondere per le rime a Granata: “‘Sul tema della legalità non temo confronti e non prendo lezioni da nessuno. La legalità è la bandiera del ministro dell’Interno e del partito, gli altri vengono dopo, hanno fatto molte chiacchiere in convegni, noi abbiamo fatto i fatti. La differenza e’ questa”.

PIETRO SALVATORI

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