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Confronto fra destra italiana e britannica Ecco una grande inchiesta in sei capitoli 6- Berlusconi-Cameron: ultima puntata

luglio 28, 2010 di Redazione 

Ultimo attesissimo appuntamento con la nostra speciale inchiesta che mette a confronto la destra italiana con quella d’oltremanica. Un modo intelligente per capire meglio la nostra politica ed il ruolo della nostra destra a fianco di quella degli altri grandi Paesi europei. Gabriele Federici dopo aver affrontato i vari aspetti storico-politici che ci avvicinano, e talvolta allontano dalla destra inglese, giunge infine in questo capitolo conclusivo a mettere a confronto non più le due leadership, ma i due leader: Silvio Berlusconi e David Cameron. Sentiamo.

Nella foto, Silvio Berlusconi e David Cameron al G8

di Gabriele FEDERICI

Silvio Berlusconi nasce a Milano nel settembre del 1936. David Cameron nasce a Londra nell’ottobre del 1966. Trent’anni di differenza intercorrono tra il Premier inglese e il Presidente del Consiglio. Questa divergenza di età si evince anche dall’impatto estetico dei due. Il jogging, l’iPod nelle orecchie, la bicicletta, il volto stirato, educato ad Oxford, di origine aristocratiche (discendente del re Guglielmo VI), sposato con due figli, il terzo in arrivo a settembre, Cameron da un’immagine di sé fresca, giovanile, seria, non seriosa e da padre amorevole. Il Regno Unito è tra i primi stati dell’Unione Europea per numero di divorzi, ragazze madri single ed aborti: una serie di record decisamente poco invidiabili. La presenza di un leader attento alle tematiche della famiglia è fondamentale per il popolo inglese. La tragedia che ha investito Cameron nel 2009, con la perdita di Ivan, il figlio disabile di sei anni, ha scosso nel profondo il leader conservatore. Raccontando come aveva reagito alla malattia del figlio Ivan, Cameron aveva dichiarato nel 2005 al settimanale Sunday Times:

“La notizia ti travolge come un treno in corsa. Sei depresso per un po’ perché devi accettare la differenza tra speranza e realtà. Ma poi questa fase è passata perché lui è un bambino meraviglioso”.

Il Premier britannico non aveva mai nascosto la disabilità del figlio, anzi si faceva intervistare nella sua abitazione mentre amorevolmente lo accudiva. Inoltre proprio l’esperienza di Ivan gli aveva dato la convinzione di difendere con forza il servizio sanitario pubblico britannico da chi lo voleva smantellare:

“Quando la tua famiglia si affida giorno e notte, un giorno dopo l’altro, al servizio sanitario nazionale, ti rendi conto di quanto sia prezioso”.

Sui meriti e sui demeriti di Silvio Berlusconi si è parlato e scritto molto. Su Berlusconi si è detto tutto e il contrario di tutto: il conflitto di interessi, le leggi ad personam, la sua vita privata, ecc..; adorato ed acclamato dai suoi sostenitori, visceralmente odiato dai suoi avversari. L’Italia ha un rapporto catulliano con il suo Primo ministro: odi et amo, ma alla fine è sempre lì presente. La maggioranza degli italiani lo ha premiato nuovamente alle elezioni di due anni fa. Ricco imprenditore, divorziato due volte, di origine borghese, Cavaliere dell’Ordine al merito del Lavoro indiscussa ed energica personalità del panorama politico nostrano, la sua cultura e la sua attività sono in gran parte espressione di elementi profondamente radicati nella storia italiana. Tra i più permeanti, la relazione patrono-cliente. La sopravvivenza, se non addirittura il dominio, delle relazioni verticali diadiche in tante sfere della vita italiana, dopo oltre 50 anni di democrazia formale sconcerta e allo stesso tempo affascina. Nel 1876 Leopoldo Fianchetti, politico ed economista italiano, nella sua famosa indagine sulla Sicilia, descrive in termini memorabili la qualità che derivano dalle clientele dell’isola:

“Da un lato, una fedeltà, una energia nelle amicizie fra uguali e nella devozione da inferiore a superiore che non conosce limiti, scrupoli o rimorsi. Ma dall’altro [...] i singoli individui si raggruppano gradatamente intorno ad uno od alcuni più potenti, qualunque sia la cagione di questa potenza: la maggior ricchezza ed energia di carattere o l’astuzia od altro”.

Nel 1973 Jeremy Boissevain, Professore Emerito di antropologia sociale all’Università di Amsterdam ha pubblicato una serie di saggi sull’antropologia mediterranea intitolata “Friends of Friends”. Nel 1994 Berlusconi si rivolge ai suoi dipendenti nei termini seguenti:

“Io quando lavoro con i miei collaboratori so di trovarmi di fronte ai miei migliori amici [...] quindi è giusto, è facile fondare, istituire sul proprio posto di lavoro anche i propri momenti sentimentali”.

Una mentalità imprenditoriale permea l’agire e la dialettica berlusconiana. Il pragmatismo, secondo il politico di centrodestra Raffaele Mauro, è uno dei punti di forza del Primo ministro italiano. Mauro afferma che Berlusconi, contrariamente ad alcune letture iniziali, non incarna l’ideologia neoliberista. Anzi, la sua prospettiva è di tipo profondamente pragmatico, basata su una totale assenza di schemi pre-concetti. La retorica liberista è stata utilizzata fino a quando ha funzionato, per poi essere abbandonata in altre occasioni, ad esempio con le recenti ingerenze statali avvenute nella vicenda Alitalia. Inoltre, contrariamente a molte delle interpretazioni che sono in circolazione, continua Mauro, Silvio Berlusconi non è il massimo rappresentante dell’antipolitica. Al contrario, si è servito dell’antipolitica nelle fasi storiche in cui ciò è stato utile per la conquista del potere; altrimenti ha utilizzato, con grande abilità, i classici mezzi di costruzione delle coalizioni ed aggregazione del consenso, in modo assolutamente congruente con la tradizione mediterranea. Silvio Berlusconi è un animale politico per eccellenza, che sa cosa vuole e che riesce a trovare, o a inventare, i mezzi per ottenerlo all’interno delle diverse contingenze storiche.
Per concludere: Cameron rappresenta il giovane Tory di sangue blu, ben educato, vicino al Big Business, ma allo stesso tempo fautore di quel “compassionate conservatism” tanto caro ai conservatori ottocenteschi d’oltremanica. Berlusconi, per adoperare le parole di Veneziani, rappresenta invece quella destra, o meglio quella filosofia di centrodestra: “popolare, liberale, mercantile, americana, televisiva, vincente.”

GABRIELE FEDERICI

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Le altre puntate:

1- Il neoconservatorismo della Thatcher

2- Economics, tra carità e liber(al)ismo

3- La gran debolezza dei poteri esecutivi

4- La politica estera

5- La politica estera: Berlusconi

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