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***Il racconto***
STORACE: STORIA DI UNO ‘SCAMPATO’ AI FINIANI

luglio 27, 2010 di Redazione 

Lucido ed ironico questo nostro speciale racconto di una delle figure di maggior spicco della destra italiana. Francesco Storace, qui raccontato sin dal primissimo esordio politico nelle file del MSI, è infatti una delle voci che nel dibattito politico si distingue per originalità nel pensiero e modi caparbi. Un personaggio che divide gli appassionati della politica fra sostenitori e denigratori, ma che comunque non lascia indifferente neanche il più freddo degli osservatori. Buona lettura e buona politica, come sempre, qui sul Politico.it!

Nella foto, Francesco Storace

di Marta CINI

Francesco Storace di strada ne ha fatta: parte da Cassino, cittadina del profondo sud laziale, arriva a Roma e subito inizia a far politica con l’allora MSI-Destra Nazionale, poi AN. Entra al Secolo D’Italia, giornale del partito, come capo servizi parlamentari per approdare poi all’ufficio Stampa di cui diventa direttore.

L’ingresso in parlamento sarà nel 1994, riconfermato nel ’96, Storace comincia a farsi sentire la sua voce; carattere fomentino, non ha molti peli sulla lingua, alla commissione di Vigilanza Rai si guadagna il soprannome “epurator”. La cosa non lo scompone. Arriverà alla commissione Antimafia e Cultura. Storace sembra essere uno “tosto” e così il partito si gioca questa carta candidandolo alla Presidenza della Regione Lazio dove, nel 2000 batte l’uscente Badaloni. Ricandidato nel 2005 verrà battuto da Marrazzo. Da questa presidenza, Storace esce con il cosiddetto Laziogate: indagine nella quale viene sospettato di aver utilizzato investigatori privati per violare l’anagrafe del Comune di Roma al fine di scoprire dati riservati sui suoi avversari alle regionali, in particolare l’ex-amica nostalgica Alessandra Mussolini e la sua lista Alternativa Sociale ed aver preparato dossier fasulli(?) su Piero Marrazzo. Le sfortune giudiziarie non finiscono qui, nel 2007 viene infatti indagato per presunte erogazioni irregolari di finanziamenti per la ricerca scientifica compiuti da Ministro della Sanità del terzo governo Berlusconi, posizione dalla quale si dimette salvo poi essere prosciolto nel giugno 2007.

Storace è uno degli storici di An della corrente di Destra Sociale, e a fronte di una deriva centrista del partito guidato da Fini, i suoi contenuti diventano (provocatoriamente?) intransigenti e poco edulcorati. I rapporti, in verità, si erano incrinati con la folgorazione avuta da Fini nel 2003 a Gerusalemme che lo porta a definire il fascismo “male assoluto”. “AN è antifascista da dieci anni” sbotta Fini, “non me n’ero accorto” replica Storace. Da lì solo attriti: l’apertura all’Islam, la concessione del diritto al voto agli extracomunitari residenti in Italia fino all’ingresso di AN nel PPE, fumo negli occhi per Storace.
Per il Senatore il vaso è colmo. Invoca il congresso di An (atteso da 13 anni), ma il re (Fini) è occupato, così se ne va sbattendo la porta.
È il 3 luglio 2007 e sulla rete televisiva La7 Storace annuncia la nascita di un nuovo soggetto politico: La Destra. Lo seguono Teodoro Buontempo e Daniela Santanchè.
I botta e risposta sui giornali sulla paternità del simbolo scelto, una fiamma, si sprecano, “chi tocca la fiamma si brucia” tuona Storace a Fini che pare anche disposto a privarsene. Che non fosse uno legato al passato se n’erano accorti già da qualche tempo.
Alle elezioni del 2008 la formazione storaciana non prende nemmeno un seggio al parlamento attestandosi con un milione di voti nazionali al 2%, troppo poco per lo sbarramento del 4% .

Ultimo brivido per Storace è stata l’accusa di offesa all’onore e al prestigio del Presidente della Repubblica nata dalla diatriba con Rita Levi Montalcini, definita da Storace “strumento micidiale di sostegno al governo Prodi e persona di parte” il quale si dichiarava anche disponibile a fornire alla Senatrice delle stampelle. Il presidente Napolitano corso in aiuto della coetanea Montalcini definisce “indegne” le intimidazioni di Storace che consiglia al Presidente di astenersi dal giudicare e “dal distribuire patenti etiche per disdicevole storia personale, per nepotistica condizione familiare e per evidente faziosità istituzionale”.
Tutto questo in meno di 48 ore, precisamente tra il 12 e 13 ottobre 2007.
La Procura di Roma lo proscioglierà.

Ad oggi Francesco Storace è consigliere comunale di Roma e presidente della Commissione speciale per Roma Capitale.
Tra i banchi, sottovoce, ma nemmeno troppo come lui ha insegnato, ci si chiede cosa contenessero quei fascicoli fasulli su Marrazzo..

MARTA CINI

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