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Corruzione, Giorgio: “Abbiamo anticorpi” M’è del tutto vero che sia (sempre) così? Laratta: ‘Se il marcio è (già) dentro di noi’ Urge una grande rivoluzione culturale

luglio 23, 2010 di Redazione 

Il capo dello Stato parla della magistratura, certo, gli attacchi alla quale da parte della destra risultano ancora più irresponsabili considerato che, a parte le «mele marce» emerse in questi giorni, è evidente si tratti di uno dei settori più sani del Paese. E la magistratura (appunto) c’è e invitiamo tutti ad averne grande fiducia. Ma poi c’è il Paese reale. In questo grande pezzo-denuncia che state per leggere, il deputato del Partito Democratico squarcia il velo della nostra ipocrisia e, senza sentimenti “anti”, traccia un ritratto sconsolante ma realistico (di una parte) dell’Italia profonda, quella per la quale la (presunta) “furbizia” è il solo mezzo considerato (il)lecito per “sopravvivere” nella giungla della nostra società. Ma, e in questo il presidente della Repubblica ha sicuramente ragione, c’è anche un’altra Italia sana che non aspetta altro che di tornare a farla da padrone in questo Paese per troppo tempo abbandonato nelle mani di qualcuno che non gli vuole bene (o che vuole più bene a se stesso). Il giornale della politica italiana è qui proprio per questo. Serve quella rivoluzione culturale che il Politico.it racconta da mesi e che più tardi troverà un altro momento di grande esplicazione “concreta”. Perché responsabilità significa mettere il Paese davanti a se stessi e, quindi, fare davvero tutto ciò che è nelle nostre possibilità per ridargli un grande futuro. Laratta, ora. Sulla corruzione.

Nel disegno, il deputato del Partito Democratico

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di FRANCO LARATTA*

Il marcio è dentro di noi, nelle nostre azioni quotidiane, nelle nostro lavoro e nelle nostre professioni, nei nostri rapporti personali, nelle scelte e nelle assunzioni di responsabilità.

Il marcio è così marcio che ormai nessuno lo nota più, nessuno ne avverte la sua forza devastante, i rischi per la tenuta sociale, per i rapporti economici che ne vengono alterati, per gli equilibri che sconvolge, per le ingiustizie che provoca.

Tutto è marcio perché tutti siamo portatori sani di corruzione! Una mamma, qualche tempo fa, mi chiedeva se c’era un modo per far cantare la sua brava e amata figliola a Xfactor. Un carabiniere era interessato a passare il concorso di maresciallo. Qualcuno aveva bisogno di una mano (una volta si diceva di ‘un calcio’!) per superare un concorso. C’è chi puntualmente telefona per far ricoverare subito un parente, o almento per scavalcare la lista di attesa per la tac. E c’è chi deve passare l’esame all’università dopo alcuni tentativi a vuoto. Ti chiedono di tutto, con una genuinità, e a volte con una leggerezza, da lasciar dedurre che nessuno si rende più conto di quello che chiede. Ormai non ci si accorge nemmeno di commettere un illecito. L’illegalità è diventata norma, regola condivisa e accettata.

Un po’ dappertutto ci sono politici corrotti, e qui siamo nella quasi normalità!, preti e monsignori finiti in galera, magistrati coinvolti in inchieste piuttosto gravi, dirigenti e professionisti finiti dietro le sbarre, imprenditori in accordo con i clan mafiosi, ditte che fanno finti lavori, tecnici che dichiarano il falso, medici che accertano di tutto.

Quella attuale è una società corrotta nel profondo, devastata dall’imbroglio, dall’illecito. Ovunque capita di sentirsi chiedere soldi per ottenere un favore, per avere una pratica approvata, per garantire la buona riuscita di un’impresa.

Il falso è penetrato nel cuore, nelle vene, nel cervello di una società che ha smarrito il senso della legalità, del rispetto delle regole.

***

Si poteva salvare il Paese, nell’epoca del berlusconismo, da questo marcio travolgente? No, non si poteva salvare. Al contrario, rispetto alla Prima Repubblica, il marcio è ancora più grande, mentre è ancora più alta e profonda la montagna di corruzione su cui è seduta la nostra società. Oggi la corruzione più banale si assomma alla malavita e alla criminalità organizzata; l’imprenditore condivide i suoi affari con i malavitosi; i clan mafiosi controllano vaste porzioni del territorio meridionale e impongono le loro regole, la loro legge. E tutti la rispettano perchè non hanno la forza o il coraggio per reagire. E la ‘ndrangheta calabrese è ormai padrona di altre regioni italiane, fa affari nella ricca Lombardia, ha notevoli proprietà a Roma e nel Lazio. E, come se non bastasse, la nostra mafia è giunta in Germania, è penetrata nel centro-America, si prenota un pezzo d’Africa, tratta con le tigri asiatiche sempre più pronte a governare e gestire l’economia mondiale.

La classe poltica dominante non solo non riesce a combattere la corruzione e il malaffare, ma vi è coinvolta fino al collo. Il governo del Paese, i massimi dirigenti del partito di maggioranza relativa, sono coinvolti in affari loschi, in azioni malavitose, in cricche e associazioni illegali, in un giro sconvolgente di tangenti e di versamenti di denaro da far girare la testa.

Ministri, deputati, magistrati, imprenditori: tutti insieme allegramente in barba alle leggi e alle norme di buon senso.

Le indagini di questi ultimi giorni confermano quanto sia diffusa la forza e la potenza della corruzione, del malaffare e dell’imbroglio. La corruzione non risparmia niente e nessuno.

E sotto i colpi delle inchieste in corso, potrebbe crollare l’impero di carta che da un ventennio controlla il Paese.

FRANCO LARATTA*

*Deputato del Partito Democratico

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