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Annalisa Chirico da oggi è su il Politico.it Il futuro dell’Italia passa (soltanto) di qui E la nostra dedica va a GianNino Cusano Ma la privatizzazione dell’acqua, dov’è?

luglio 22, 2010 di Redazione 

24 anni, segretaria degli Studenti Luca Coscioni, membro del comitato nazionale di Radicali italiani. Libertaria, antiproibizionista, federalista europea. Annalisa è un altro dei talenti “svezzati” da Bonino&Pannella (e Cappato). Si fece conoscere durante la campagna elettorale per le Regionali, grazie ad un video nel quale denunciava «la pratica della candidatura-velina, di ragazze senza arte né parte cooptate dai dirigenti di partito». Con Giulia Innocenzi, con Antonio De Napoli, i pezzi da novanta della politica italiana del futuro sono ora tutti sul suo giornale. E il Politico.it dedica la nuova collaborazione all’intellettuale ex dirigente Radicale, già nostro lettore, scomparso prematuramente. E’ nato dunque il comitato anti-referendum contro la (presunta) privatizzazione dell’acqua. Annalisa vi ha aderito. Ce ne parla. di A. CHIRICO

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di ANNALISA CHIRICO

Si chiama Acqualiberatutti il neocomitato transpartitico contro la sovietizzazione dell’acqua. Si chiama falsificazione propagandistica quella messa in atto dai referendari contro l’inesistente privatizzazione dell’acqua.

Quattro partitini e la mega struttura di un sindacato confederale (la CGIL) hanno depositato in Cassazione i tre quesiti referendari che, se giudicati ammissibili ed eventualmente approvati, farebbero fare al Paese un salto indietro di trent’anni. Un milione e quattrocentomila cittadini ingannati in nome di slogan popolari e populisti.

I quesiti mirano sostanzialmente ad abolire gli effetti del decreto Ronchi adottato per adempiere agli obblighi comunitari e dare esecuzione ad alcune sentenze della Corte di Giustizia europea.

In base a questo decreto agitato come uno spauracchio mostruoso dai maoisti dell’acqua, le gare a evidenza pubblica diventano la regola per l’affidamento dei servizi pubblici locali. Non vi è alcuna privatizzazione dell’acqua, di cui la legge stessa ribadisce la natura di bene pubblico, ma, come già avviene in altri settori (si pensi alla telefonia o all’energia elettrica), si introduce la possibilità di selezionare un partner privato in una società mista o di esternalizzare la gestione del servizio, sempre mediante gare pubbliche; in coerenza con i principi di pubblicità e trasparenza affinché il servizio sia fornito da chi è in grado di assicurare la qualità migliore a costi inferiori.

In altre parole, l’acqua rimane un bene pubblico e, per ottimizzarne l’utilizzo contro gli sprechi e le inefficienze presenti, si fissano delle regole chiare in linea con gli standard europei per ammettere anche soggetti privati nella gestione del servizio (non nella proprietà della risorsa!). Concorrenza tra pubblico e privato, libertà di impresa e, soprattutto, la libertà della comunità locale di scegliere la forma di organizzazione del settore che preferisce.

“Vade retro”, insorgono i maoisti dell’acqua. Concorrenza, libertà, privato? Bestemmie da neocapitalisti liberisti schiavisti. Non importa se oggi abbiamo bisogno di prelevare 165 litri di acqua per erogarne 100. Non importa neanche se, per ammodernare la rete, servono 60 miliardi di euro (dati Federutility) e non si sa dove andare a prenderli. Poi, se per finanziare il sistema interamente pubblico, servirà una nuova tassa slegata dal consumo e ribattezzata “addizionale idrica”, ci godranno addirittura un po’ i maoisti dell’acqua. Del resto, a loro interessa fare la Rivoluzione, innanzitutto culturale. Riaffermare il “bene comune”, difendere la volontà popolare, scardinare il sistema.

Io di una tassa in più farei anche a meno, se permettete. Vorrei addirittura pagare l’acqua in base a quello che consumo. Vorrei pure – sono proprio una matta – che il servizio mi venisse offerto da chi sa farlo al meglio facendomi pagare meno. Vorrei – e qui esagero – che all’affidamento in house si preferisse, ove possibile, la logica della gara aperta e trasparente, che, come spiega Alberto Mingardi sul Sole24ore, introduce un meccanismo di accountability con un miglior controllo sugli affidatari.
Chi ha a cuore la natura dell’acqua come “bene comune”, deve mobilitarsi contro la mastodontica campagna di disinformazione orchestrata da quattro nostalgici.

E’ per questo che ho aderito al Comitato promotore per il NO alla sovietizzazione dell’acqua. Da oggi mi impegnerò e a te chiedo di fare lo stesso.

Per la concorrenza e per la libertà di scelta.

Contro gli sprechi di un bene pubblico, che può salvare una e milioni di vite.

Dacci una mano.
Scrivici a info@acqualiberatutti.it
Iscriviti al gruppo “No ai referendum per la nazionalizzazione dei servizi idrici”
Visita il sito http://noreferendumacqua.wordpress.com/

ANNALISA CHIRICO

Commenti

One Response to “Annalisa Chirico da oggi è su il Politico.it Il futuro dell’Italia passa (soltanto) di qui E la nostra dedica va a GianNino Cusano Ma la privatizzazione dell’acqua, dov’è?

  1. Marco on luglio 22nd, 2010 17.38

    Certo. w la libertà a sfregio dell’esperienza!

    Non è un teorema marxista, ma l’esperienze concreta che insegna che IN OGNI caso nel quale si è ricorsi alla partecipazione privata prevista del decreto POI i costi per gli utenti sono aumentati SEMPRE.

    Non è questione di cieco pensiero bolscevico, ma realismo: nessun privato partecipa a business dove non c’è guadagno. Lo scopo dei referendum non è quello di bloccare il mercato a sfregio delle elementari regole di concorrenza, ma quello di affermare un principio, e cioè che sull’acqua NON si fa business.

    E non sono affatto truffati i cittadini, lo sanno benissimo. Al contrario, lo snobbismo intelletualoide da liberalisti su tutto e tutti è invece esplicitamente l’obbiettivo delle iniziative contro il decreto.

    E, per favore, basta con le panzane sull’efficienza come giustificazione della necessità di introdurre concorrenza. Abbiamo una rete carente? Sì. Preleviamo più acqua perché i tubi hanno i buchi e in alcune zone neanche ci sono, i tubi? Sì. La domanda però è: e allora? Allora dobbiamo e possiamo intervenire con il pubblico per risolvere questi problemi perché l’acqua non è un oggetto di mercato, è un diritto, punto.

    E se c’è spazio per far guadagnare i privati non si capisce perché non dovremmo poter offrire da soli, senza aver bisogno di nuovi intermediari, migliori servizi.

    Ma davvero tutta questa concorrenza nella telefonia e nell’energia è andata a vantaggio dei consumatori? Io non credo, e nemmeno i dati, basta controllare. Solo che un conto è il cellura, un conto è l’acqua.

    Acqua diritto universale? Stupida utopia maoista. Molto meglio un sano realismo di fantasia, nel quale, eccola qui, la mitica “esternalizazzione del servizio”, panacea universale contro tutti i mali “dell’inefficienza pubblica”, interviene e porta ordine e qualità.

    Peccato che per definizione, esternalizzare un servizio significa sempre due cose: introdurre nuovi costi e eliminare un controllo diretto sulla qualità dei servizi finali. E poi cosa succede? bhe succede che quando capita che la ditta appaltatrice fa male il suo lavoro, perché vuole guadagnare di più, dato che è il suo scopo, poi a rimetterci sono i cittadini, che si incazzano con il comune il quale poi dice: “ci avevano assicurato che facevano tutti i controlli, noi siamo in regola”. Sì, in regola, è vero, peccato che magari qualcuno è già all’ospedale.

    C’è solo una cosa peggio di chi sbaglia: quelli che credono di aver capito tutto.

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